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18.12.2015
Daniele Tumminello *
Daniele Tumminello *
Nel gioco del calcio quando non si sa cosa più fare per contrastare l'avversario si ricorre ai cosiddetti "falli di frustrazione". Entratacce scomposte, roba da rosso diretto e via sotto la doccia tra i fischi del pubblico. A questo tipo di "interventi" si è ridotta certa informazione cefaludese. Parole e opinioni talmente prive di fondamento che non meriterebbero nemmeno commenti, talmente sono pretestuose e palesemente fuorvianti.
Ora si ricorre al concetto di "responsabilità politica" legandolo non a quelle scelte e a quell'operato politico che ha determinato i debiti fuori bilancio (a proposito qualcuno prima o poi dovrà spiegare come si è generato il debito con Sorgenti Presidiana e quale relazione ci sia tra la nascita di questo grosso debito e il fallimentare passaggio del servizio idrico al gestore privato APS, fortemente voluto nel 2009), la dissennata gestione delle casse comunali (tutte cose che hanno riempito in questi anni fiumi di pagine e relazioni da parte degli organi di controllo), ma a chi, pur avendo avuto il coraggio di non mettere la testa sotto la sabbia, come è stato fatto in passato, pur avendo trovato una strada e uno strumento efficace nei termini di legge, pur avendo avuto approvato il piano di rientro finanziario decennale dalla Corte dei conti, pur avendo combattuto per due anni, di fronte all'azione esecutiva (legittima ma determinante) dei creditori ha dovuto arrendersi all'evidenza dei numeri e certificare inevitabilmente il dissesto.
Oltre al parossismo con cui ormai si persevera nel costante, unilaterale e personale attacco politico, c'è pure il paradosso. Qualcuno oggi vuole addossare responsabilità a chi non ne ha. Ci mette in fila questo signore, consiglieri di maggioranza e di opposizione, nel tentativo di screditarci agli occhi dei cittadini e in particolare di quei lavoratori comunali precari, che a Cefalù, così come in tanti altri comuni siciliani stanno vivendo momenti di grande apprensione, che ci auguriamo verranno presto fugati dal lavoro Parlamentare e Governativo che politicamente stiamo seguendo con molta intensità e vicinanza.
La più evidente smentita viene proprio da quell'elenco nutrito di consiglieri comunali che ha preso atto del dissesto e lo ha, a malincuore e giocoforza, dovuto dichiarare. Fa sorridere, inoltre, il tentativo di- passare per "coraggiosi" da parte di chi, certo del voto di tutti gli altri colleghi consiglieri, ha scelto la comoda posizione dell'astensione. Facile quando la faccia ce la mettono gli altri! Se il dissesto era una pura invenzione dei Revisori e del Ragioniere generale perché questi consiglieri non l'hanno dimostrato? Se c'era modo per tenere il Bilancio in equilibrio, perché non lo hanno illustrato? La risposta è semplice: non c'erano alternative. Il dissesto non è una scelta politica, è un'evidenza contabile. Ed è alle radici di queste evidenze contabili che bisogna far risalire le cause del dissesto. Sfido chiunque a dimostrare che tali radici risiedano nell'operato amministrativo di questi ultimi tre anni e nelle scelte di quei consiglieri, tutti, anche di quelli che oggi provano a smarcarsi e a distinguersi, operate in questo mandato.
* Consigliere comunale del Partito democratico e segretario del circolo Pd di Cefalù
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