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DUE ORE DI SCIOPERO E NUOVO SIT-IN

Blutec, i sindaci a sostegno
della lotta dei lavoratori

Due ore di sciopero alla Blutec, nuova occupazione della sala consiliare, incontro di sindaci e amministratori per un’azione comune a sostegno della vertenza dei lavoratori dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese.
I sindaci (tra cui quello di Cefalù, Rosario Lapunzina) si sono riuniti a Termini per concordare le iniziative da promuovere. La prima ha già una data, il 15 febbraio, quando si terrà una seduta del consiglio comunale aperto agli amministratori e ai consiglieri comunali del comprensorio. Gli stessi sindaci si recheranno a Roma al Ministero dello Sviluppo economico nel caso in cui non arriveranno risposte del governo e del ministro Luigi Di Maio sullo stato di attuazione e sulle prospettive del progetto Blutec di ripresa produttiva. Tra le altre richieste anche la proroga di un anno della cassa integrazione che lo stesso Di Maio aveva promesso a novembre durante un comizio davanti ai cancelli dello stabilimento.
Il programma della mobilitazione comprende quindi vari momenti. Intanto si è cominciato con due ore di sciopero proclamate da Fim Fiom e Uilm nella fabbrica dove lavorano 130 persone. L'astensione in due blocchi: dalle 10 alle 12 e dalle 11 alle 13. Gli operai usciti dalla fabbrica hanno raggiunto i colleghi non ancora riassorbiti dall'azienda davanti al municipio, dove si è tenuto un altro sit-in seguito dall'occupazione simbolica dell'aula consiliare.
I sindacati protestano per il ritardo nella firma del decreto di finanziamento della cassa integrazione per il 2019 dopo l'accordo firmato il 7 gennaio scorso per i 694 operai Blutec e per quella in deroga per altri 300 lavoratori dell'indotto. Ma anche per il mancato rispetto degli impegni da parte di Blutec per il rilancio della fabbrica.
Fim Fiom e Uil hanno chiesto più volte un incontro urgente ai Ministeri del lavoro e dello sviluppo, anche attraverso la Prefettura di Palermo e la Presidenza della Regione. Ma non hanno finora ricevuto risposte.
Nel corso dell’incontro i sindaci hanno manifestato l’orientamento a istituire un “tavolo permanente” da convocarsi con cadenza almeno mensile e, comunque, ogni qualvolta ne sorga l’esigenza.
Al termine del confronto i sindaci, i lavoratori, i dirigenti sindacali e i rappresentanti della Comunità ecclesiale si sono trasferiti presso l’aula consiliare di via Garibaldi – ex caserma La Masa – per partecipare a un affollato incontro dal quale è emersa, ancora una volta, “l’esigenza di acquisire risposte concrete e immediate da parte del governo nazionale che non potranno limitarsi, esclusivamente, alla proroga dei dovuti ammortizzatori sociali, ma dovranno, piuttosto, tenere in debito conto le prospettive occupazionali e di sviluppo di un territorio che, nonostante, la grande disponibilità di risorse messe a disposizione dai governi nazionale e regionale, non riesce, ancora, a trovare una risoluzione positiva”.
Ciò che preoccupa, maggiormente, i sindaci è l’assenza di riscontro da parte del Ministero del lavoro e dello sviluppo economico, nonostante le ripetute sollecitazioni del presidente della Regione siciliana, del prefetto e del sindaco di Termini Imerese.
È indubbio, a parere dei sindaci, che la “vertenza Termini Imerese” sta attraversando il periodo più buio da quando, circa 17 anni fa, si è avviata. “L’assenza di prospettive concrete – dicono – e il rischio di perdere anche quel minimo sostentamento derivante dagli ammortizzatori sociali, in un territorio come quello imerese già caratterizzato da un alto tasso di disoccupazioni, con le inevitabili conseguenze socio-economiche non può permettersi ulteriori passi indietro”.
Su proposta del sindaco di Termini Imerese, si è pure stabilito che la prossima settimana i rappresentanti dei comuni interessati si trasferiscano a Roma presso la sede del Mise, unitamente ai sindacati, per chiedere che venga convocato un tavolo ministeriale. Si chiede che fornisca chiarimenti sullo stato del piano di reindustrializzazione del sito di Termini Imerese e se, soprattutto, Blutec sia in grado, da sola, di sostenerlo.
E alla fine ki sindaci hanno chiesto al ministro Luigi Di Maio la convocazione “urgente ed indifferibile di un tavolo tecnico che chiarisca, definitivamente, una vertenza che si protrae, oramai, da quasi un ventennio”.
08.02.2019

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