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SETTANTA ANNI FA IL RAID ALLEATO

1943, Termini sotto le bombe
L’attacco aereo più inatteso

Tra le macerie anche 36 morti
È il 1943, da qualche giorno gli alleati anglo-americani sono sbarcati in Sicilia, nel quadro dell'operazione militare a tenaglia volta a stringere l'Asse nazifascista da ovest e da sud. Da quando l'aeronautica è divenuta strumento fondamentale di attacco, i bombardamenti, come azione preventiva, sono il classico preliminare per l'iniziativa delle truppe a terra. Ovviamente, le incursioni aeree sono più intense sugli obiettivi strategici: grandi città, porti, aeroporti, nodi ferroviari e stradali, fabbriche, depositi. Palermo, pertanto, è "naturalmente" oggetto di intensi bombardamenti, che provocano ingenti flussi di sfollati nei centri dell'interno e nelle campagne.
Termini Imerese, facilmente raggiungibile con la ferrovia, è destinazione privilegiata di sfollati palermitani, nell'erronea convinzione che resti al di fuori dell'obiettivo dei raid aerei. Ma, ovviamente, non fu così sia per le numerose infrastrutture presenti nel territorio (porto, nodo ferroviario e stradale) sia per la presenza di un treno armato, certamente individuato dalla ricognizione aerea. E ciò che si temeva accadde. Nella notte tra il 12 e il 13 luglio la città subisce un pesante bombardamento, con notevoli conseguenze sia di vittime (non meno di trentasei morti) sia di edifici pubblici e privati distrutti o danneggiati. Gli obiettivi principali furono il porto, la ferrovia ed il centro storico. In particolare, alcune bombe caddero nell'area tra le vie Gregorio Ugdulena, Salita Valliggiani, Castro e Calabrò. Molti dei termitani, almeno quelli che disponevano di una campagna (propria o di parenti o di amici), erano già andati via e così le vittime furono in prevalenza gente del popolo.
Il sacerdote Tommaso Giunta raccontava di essere stato spettatore dell'avvenimento dalla casa di contrada S. Girolamo, da cui si ha una visione completa della città e del porto, e che gli scoppi e le fiamme, nella notte buia, avevano un loro fascino terribile e spettacolare. Da quell'osservatorio, capì, quasi con certezza, che la sua casa era stata colpita. Infatti, quando con il chiarore dell'alba poté recarsi in città, ebbe la conferma della distruzione di un'ala dell'abitazione, con gli arredi e le suppellettili. Sempre nella via Ugdulena, di fronte casa Giunta, aveva trovato la morte tale "donna Puridda", che, essendo del tutto sorda e non percependo il suono delle sirene, si era sempre rifiutata di lasciare la sua casa.
Pochi giorni dopo gli alleati entrano a Termini Imerese e, dopo qualche giorno ancora, destituiscono il podestà, avv. Natale Fucà, e reinsediano nella carica il sindaco, l'avv. Leonardo Scialabba, che era stato rimosso dai fascisti.
Quanti erano fuggiti in campagna fanno ritorno alle loro case, così come gli sfollati palermitani. La vita in città riprende lentamente e la gente è distratta dalla presenza dei soldati americani che, con i loro potenti automezzi, salgono e scendono dalla scalinata monumentale della via Roma, così come abbattono alcuni archi della via Stesicoro, per consentire il passaggio degli enormi articolati militari, senza curarsi di mettere a rischio frana i quartieri di S. Lucia e dei Cappuccini. Viene anche registrato un atto di solidarietà da parte dei militari americani, che contribuiscono alle spese necessarie per riparare i danni subiti dalle vetrate della Maggior Chiesa, a causa dello spostamento d'aria in occasione del bombardamento.
Sono passati 70 anni, il ricordo di questi avvenimenti è ormai sopito. È una pagina che le generazioni succedutesi hanno frettolosamente girato e che sembra nessuno voglia rileggere.
13.07.2013
Enzo Giunta

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