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acqua geraci
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26.07.2010
Francesco Ferrante
Per anni, attorno alle normative comunitarie sul tema degli Organismi Geneticamente Modificati ed alla loro attuazione nei Paesi Membri, si è aperta una discussione che ha coinvolto agricoltori, consumatori, ambientalisti, imprese, politica, mondo della scienza. La Commissione Europea con la direttiva del 2001, quindi quasi dieci anni fa ormai, ha posto le basi per la regolamentazione delle colture transgeniche, rinviando agli Stati membri gli adempimenti in merito, e il nostro Paese, abbastanza celermente rispetto al solito – e anche questo è un segno dell’importanza della questione - ha recepito la direttiva appena due anni più tardi, prevedendo norme (rafforzate rispetto al quadro comunitario) per la sperimentazione e per la clausola di salvaguardia. Compiti che per la nostra Costituzione appartengono alle Regioni. E’ prevedibile che a metà Luglio l’Europa scelga definitivamente di consegnare alla volontà degli Stati Membri ed alle competenze regionali tutte le scelte in materia. Una decisione forse “pilatesca” dell’Europa che, anche in questo caso come in molti altri purtroppo, quando è in presenza di opinioni troppo diverse al suo interno abdica al ruolo di guida che dovrebbe avere, e che sposta in ogni singolo stato membro il luogo della scelta. Questo nonostante che i cittadini di tutta Europa – e i dati di Eurobarometro stanno lì a dimostrarlo – siano in grande maggioranza contrari all’introduzione degli organismi geneticamente modificati in agricoltura. Insomma, forse come poche altre, la questione Ogm è stata , e sarà, una cartina tornasole dei meccanismi democratici, o meglio della inadeguatezza degli stessi, dell’Europa attuale. Meccanismi troppo sensibili alle pressioni di lobby organizzate e ancora non sufficientemente permeabili dalla volontà dei cittadini. Ora comunque si apre una fase importantissima che dovrà vedere passaggi normativi in materia in Italia. Una fase, che proprio per evitare la stessa “balbuzie europea”, dovrà avvenire con una adeguata ampia consultazione delle comunità e del mondo agricolo, dei consumatori e degli ambientalisti e dei ricercatori, e nella quale il ruolo fondamentale dovranno giocarlo le Regioni La Biodiversità agricola e alimentare rappresenta una straordinaria ricchezza che dobbiamo tutelare e salvaguardare. E' da qui che discende il lungo elenco dei prodotti tipici, certificati, tradizionali. E' qui che nasce quel valore aggiunto non “delocalizzabile” del made in Italy agroalimentare, leva economica fondamentale del sistema Italia e per questo non è opportuno permettere l’introduzione di organismi geneticamente modificati nei nostri campi. E’ invece proprio la salvaguardia di quel “valore aggiunto”, la sua valorizzazione come fulcro attorno al quale ruotano e possono ancora svilupparsi importanti cifre dello sviluppo locale, la sua protezione ed il suo accrescimento che devono essere al centro delle scelte del futuro prossimo. Scelte che devono privilegiare le buone pratiche agricole, a partire dal biologico, favorire e promuovere la “qualità”, incentivare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura. Tanto più in una fase di durissima crisi economica come quella in atto, nella quale la forbice troppo ampia tra prezzi per il consumatore, che rischiano di diventare insostenibili, e renumerazione riconosciuta agli agricoltori, sempre più bassa, che mette a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’attività agricola Insomma l’Europa sugli Ogm sceglie di non decidere, un errore. Ma noi possiamo svolgere un ruolo, per una volta, protagonista e d’avanguardia nel disegnare un “modello europeo di agricoltura futura”, magari giocandocelo poi nell’imminente riforma della PAC. Una sfida importante e affascinante nella quale, ben inteso, anche la scienza deve svolgere un ruolo fondamentale. In Italia i tentativi di riforma del CRA non hanno dato ancora nessun esito positivo e in Europa l’Efsa di Parma costituisce una delle delusioni più grandi dell’ultimo decennio visto il suo ruolo assente se non dannoso nel campo della difesa della salute dei cittadini. E’ indispensabile invece riformare questi due istituti e rilanciare la ricerca scientifica pubblica, anche sulle biotecnologie applicate all’agricoltura (che non vogliono dire solo e necessariamente ogm) e sottrarre il monopolio innaturale della ricerca proprio a quei privati protagonisti del commercio degli ogm.
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