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mercoledì, 04 agosto 2010 ore 6:14
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GIUDICATI “SURREALI” I TAVOLI MINISTERIALI

Fiat, attacco dei sindacati
“Qui la politica è assente”

Mastrosimone: rispettare gli impegni
Contrariamente a quello che è accaduto per Mirafiori, la politica siciliana non ha saputo difendere lo stabilimento di Termini Imerese. È stata anzi assente e perfino incapace. Sono duri i sindacati che giudicano “surreali” i tavoli ministeriali. Roberto Mastrosimone della Fiom ricorda che per Termini non bisogna dimenticare gli impegni già sottoscritti: “L’accordo per Termini Imerese esiste già, è stato firmato dai sindacati e dalla Fiat nell’aprile del 2008 e prevedeva l’assegnazione della nuova Lancia Ypsilon, assunzioni e un investimento di 500 milioni di euro, cento già spesi”. Lo ha detto, dopo un vertice al Comune sul futuro del polo industriale, Roberto Mastrosimone leader della Fiom. Non meno critici nei confronti dell’azienda ma anche della politica e del governo gli altri sindacalisti che propongono un parallelismo con Mirafiori, difesa a spada tratta, e paventano per la Sicilia un “deserto industriale”.
I segretari provinciale di Cgil, Cisl e Uil considerano infatti “surreali” le continue notizie al di fuori dei tavoli ministeriali, su eventuali manifestazioni di interesse che delineano un “improbabile futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese”.
I segretari provinciali delle tre organizzazioni – Maurizio Calà, Mimmo Milazzo e Antonio Ferro – sostengono in una nota unitaria che “l’unica cosa vera di questa vicenda è la totale mancanza di presenza, di autorevolezza e di peso della classe politica siciliana”. E aggiungono: “Questa gravissima assenza si nota a tutti i livelli, dai deputati e senatori nazionali ai ministri della Repubblica e alle alte cariche dello Stato, che non solo non sono in grado di esprimere nessuna chiara posizione contro la fuga della Fiat e di altre multinazionali dalla Sicilia ma che hanno dimostrato di non contare nei confronti del governo e delle imprese. Ben diverso è stato invece l’atteggiamento politico dimostrato dai loro colleghi del Nord, sia di governo che di opposizione. Lì hanno fatto fronte, qui si chiude perché non è stata spesa una sola parola”.
Secondo Cgil, Cisl e Uil, “Termini è come Mirafiori. Tra la fabbrica Fiat di Termini e Mirafiori la cosa vera che cambia non è certo la qualità degli operai né la condizione territoriale ma i gruppi dirigenti che governano sui rispettivi territori”. “Al sito Fiat di Mirafiori – aggiungono – il senso dell’appartenenza e dell’identità politica e territoriale ha portato a una battaglia in difesa della dignità dell’economia e dell’occupazione. In Sicilia se non cambia l’attuale livello di impegno della classe politica, non coinvolta dalle grandissime crisi che investono l’isola, arriveremo al deserto industriale”.
Un richiamo al rispetto degli impegni presi e sottoscritti è quello che viene da Mastrosimone storico leader della Fiom di Termini. Chiara la critica di Mastrosimone alla linea di Cisl e Uil. “Anziché proporre altre intese o alchimie di vario tipo – dice – un sindacato responsabile deve lavorare per far rispettare gli accordi scritti e non mantenuti”. Il segretario della provinciale della Fiom lancia inoltre un invito a Fim e Uilm “a non rincorrere la Fiat e a lavorare in difesa dei lavoratori e della fabbrica”. “Invece di proporre strane soluzioni – aggiunge – bisogna lavorare avendo ben chiara la situazione: la Fiat ha firmato con i sindacati un accordo che ha disdettato e in alternativa, a giugno di un anno fa, ha posto la chiusura dello stabilimento a fine 2011. Questi sono i fatti, in ballo c’è il destino di oltre 2.200 lavoratori della Fiat e dell’indotto”.
03.08.2010
Silvia Egiziano
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