AVVIATE ANCHE DUE INCHIESTE GIUDIZIARIE
Il ministro invia gli ispettori
per la donna morta di parto
L’assessore: “Ma i ritardi non fatali”
Non si può morire di parto nel 2013. È la considerazione che ha indotto il ministro della salute Beatrice Lorenzin a inviare in Sicilia gli ispettori del ministero. Devono stabilire se ci sono stati ritardi e inefficienze dietro la morte di Antonella Seminara. Il ministro ha spiegato che la sua decisione di aprire un caso di evidente malasanità ha una motivazione prima di tutto umanitaria: “Morire di parto nel 2013 è già difficile da comprendere, ma se ciò è provocato da negligenze è inaccettabile. Per questo gli ispettori verificheranno la sicurezza e l’appropriatezza delle procedure eseguite nell’ambito della gravidanza della signora”
Il ministro Lorenzin ha anche chiesto una relazione alla Regione che ha pure promosso un’inchiesta. L’assessore Lucia Borselino ha comunque sostenuto subito che il ritardo dell'eliambulanza “non sembra aver determinato l'esito fatale di una condizione patologica certamente difficile”.
E intanto sul caso indagano due Procure: quella di Nicosia, dove Antonella Seminara è stata ricoverata nella serata di domenica, e quella di Sciacca dove poi la donna è morta.
All’ospedale di Sciacca era stata trasportata in elicottero dal Basilotta di Nicosia dopo aver subito un cesareo. I passaggi cruciali del dramma e dell’odissea della puerpera sono stati ricostruiti così dall’assessorato regionale alla salute. La donna di Gangi, all'ottavo mese di gravidanza, è giunta alle 20.10 di domenica al Basilotta di Nicosia. Accusava un forte dolore addominale. L'ecografia ha subito certificato l'assenza di attività cardiaca del feto e un distacco di placenta. Sottoposta al cesareo ed estratto il bimbo già morto, la paziente - sempre secondo la relazione dell'assessorato - ha avuto praticate le necessarie misure terapeutiche, mentre i medici decidevano il ricovero in un reparto di terapia intensiva. Ma il mezzo dell'elisoccorso di Caltanissetta, che avrebbe dovuto condurre la donna in un centro più attrezzato, ha avuto un guasto quando era già in volo. Attraverso i carabinieri, ne è stato chiamato un altro da Palermo.
Secondo quanto riportato dalla direzione sanitaria del presidio nei confronti della paziente sarebbero state “messe in atto tutte le misure terapeutiche del caso” e deciso “il suo trasferimento in rianimazione nell'immediato postoperatorio". Tramite la centrale operativa del 118 viene accertata la disponibilità nella rianimazione dell'ospedale di Sciacca e attivata la chiamata dell'elisoccorso. Intorno alle 23,30, quando l'ambulanza è pronta per partire, viene comunicato che l'elicottero in partenza ha subito un guasto tecnico. Nel giro di pochi minuti la centrale operativa richiama avvertendo che un altro elicottero sarebbe partito da Palermo con un tempo di attesa previsto di circa 50 minuti. “In questo periodo - si legge nella relazione - mentre la paziente resta in ambulanza debitamente assistita dai rianimatori e dai ginecologi, vengono allertati i carabinieri, e contemporaneamente richiama l'ospedale di Enna per verificare se si fossero liberati posti in rianimazione. L'attesa prosegue fino alle 24, ora in cui si parte alla volta dell’elisuperfice che viene raggiunta attorno alle 0,30 per il rendez-vous con l'elicottero che si aspetta in arrivo da Palermo e che atterra con un certo ritardo a causa di folate di vento. La paziente, sempre adeguatamente trattata, fino alle 24 si è mantenuta con parametri vitali stabili. Attorno alle 0.20 i parametri vitali della paziente peggiorano e si assiste a un notevole aumento del sanguinamento. In tali condizioni viene presa in carico dal rianimatore dell'eliambulanza che decolla all'1,10 in direzione di Sciacca”.
Una volta giunta a Sciacca, Antonella Seminata però muore. Ora il ministro vuole verificare con i suoi ispettori le modalità organizzative di trasporto, il percorso diagnostico e terapeutico, la distribuzione dei posti di rianimazione nelle varie province, le eventuali deroghe concesse ai punti nascita che un piano di riorganizzazione varato nel 2012 prevedeva di chiudere. Nicosia era nella lista nera. Come gli altri 27 centri da eliminare, tra cui Cefalù e Petralia Sottana, non raggiungeva il numero minimo di 500 parti l'anno. Nel marzo scorso la giunta regionale aveva ipotizzato una deroga per 7 dei 28 punti nascita che dovevano cessare l'attività, ma lo stesso ministero della salute aveva bocciato l’ipotesi.
06.08.2013