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venerdì, 24 giugno 2011 ore 11:15
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DOPO LA VERTENZA

Tra Lumia e Romano
ancora guerra aperta

Il senatore del Pd indagato per diffamazione
Continua il match a più molte riprese che vede coinvolti il senatore Giuseppe Lumia e il suo ex addetto stampa, Davide Romano. Dopo la vertenza del giornalista dinanzi al Tribunale del lavoro di Palermo, che accusava Lumia di non aver mai regolarizzato il contratto di lavoro dopo anni di collaborazione, era arrivata anche la querela contro il senatore del Pd per la replica rilasciata ai media tramite un comunicato stampa. Successivamente era stata aperta un’indagine da parte dell’Ordine dei giornalisti. Ora un'altra novità: l’iscrizione dell’ex presidente della commissione Antimafia nel registro degli indagati. La violazione ipotizzata è quella di diffamazione a mezzo stampa. Titolare del fascicolo, per la Procura di Palermo, il pubblico ministero Vania Contrafatto. Nell’atto depositato in Procura, a fine aprile, dall’avvocato Ennio Tinaglia, per conto di Romano, si punta il dito contro la nota inviata dal senatore ai giornali e all’agenzia di stampa Ansa, lo scorso 22 aprile, in replica agli articoli – in particolare quello del settimanale Panorama – che hanno diffuso la notizia della vertenza intrapresa dal giornalista contro il suo ex datore di lavoro. “Le affermazioni del senatore Giuseppe Lumia - si legge nell’atto - sono gravemente diffamatorie e lesive dell'onore e della immagine” di Davide Romano. Tra le frasi contestate quella in cui Lumia imputa all’ex addetto stampa di “aver tentato di imbrattare l'onorevole Sonia Alfano” o quella in cui sostiene che “Romano è un personaggio conosciuto nell'ambiente per il suo ‘stile’”. Frasi ritenute nella querela “assolutamente debordanti rispetto al fisiologico esercizio del diritto di critica, e si traducono in una oggettiva denigrazione per il loro destinatario”. Sempre nella querela si legge che “la intera struttura narrativa ed argomentativa del testo del comunicato Ansa, inducono il lettore a ritenere che la legittima iniziativa giudiziaria dell'esponente, più che essere finalizzata al riconoscimento di spettanze lavorative, sia in realtà un tentativo, definito ‘squallido’, di screditare l'uomo politico nell'ambito di una sorta di strategia complessiva, portata avanti con la complicità del periodico della famiglia Berlusconi, e tesa a colpire ‘chi si batte per la legalità e per il cambiamento della Sicilia’, così accreditando la idea che l'esponente, debba essere collocato nell'ambito della ‘non legalità’ e, quindi, della illegalità”. A sostegno della propria tesi, Romano evidenzia che “Sonia Alfano è un soggetto che, nell'immaginario collettivo e anche in ragione di tragiche vicende familiari, è ormai assurta a simbolo della lotta contro Cosa nostra”, oltre al fatto che “il senatore Lumia riferisce di non essersi fatto intimidire dalle ripetute minacce di Cosa nostra, con la chiosatura che non si farà intimidire da uno ‘squallido tentativo di screditarlo’”. Ne deriva, secondo il querelante, che “l'intero incedere argomentativo delle dichiarazioni finisse col delineare un inquietante scenario, evocando suggestivi accostamenti che vedrebbero Romano collocato, in uno al periodico della famiglia Berlusconi, in un identico, ibrido, contesto politico-mafioso, aduso a imbrattare o screditare personaggi simbolo della lotta alla mafia”. Nell’atto si ricorda che “l'articolo di Panorama non conteneva una sola dichiarazione o virgolettati di alcun genere attribuibili al querelante”.
22.06.2011
Paola Castiglia
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