Vi ricordate del cantante Antoine, quello di “se sei brutto ti tirano le pietre, sei bello e ti tirano le pietre”? Il refrain di quella canzoncina demenziale si attaglia alla perfezione al mestiere del poliziotto. Al quale tra l’altro, stando alle immagini degli scontri di sabato a Roma, le pietre sono arrivate davvero. E non sono stati soltanto i cd. black bloc a tirargliele, ma anche tanti che una pietra in mano in una manifestazione non l’hanno presa e non la prenderanno mai. Perché sono pietre, pesantissime pietre, anche quelle che si possono scagliare da un forum su Internet. Luoghi virtuali d’incontro che attualmente pullulano di commenti sprezzanti sulle nostre forze dell'ordine, malgrado a Roma i poliziotti le abbiano buscate più che date e malgrado gli episodi incresciosi tipici di queste concitate contingenze, come gli idranti sparati addosso ad una folla incolpevole di manifestanti, si contino sulle dita di una mano. La Polizia a Roma è stata costretta alla difensiva per lungo tempo e a raccogliere feriti tra le sue file. Ci si aspetterebbe, in un Paese democratico che rispetta il ruolo e la funzione dei suoi tutori dell’ordine, una ondata di solidarietà che invece è rimasta solo nelle pie illusioni di qualche inguaribile ottimista delle relazioni sociali.
Stiamo infatti assistendo, un po’ schifati a dir la verità, a tutto un fiorire di accuse ridicole e di ridicoli dietrologismi. Il più classico e scontato è che i black bloc siano agenti provocatori, poliziotti travestiti da contestatori per screditare il movimento di protesta. Meno male che ci ha pensato Valentino Parlato, uno che di sicuro non esiterebbe a formulare accuse di un certo tipo, a fugare, dalle colonne del Manifesto , ogni sospetto di kossighismo nella vicenda di Roma, benedicendo di fatto la violenza urbana con parole che non lasciano adito a dubbi ermeneutici.
Infiltrare un agente dentro un’organizzazione estremista avrebbe un senso se le vetrine spaccate dagli infiltrati servissero a provocare una reazione massiccia dell’apparato repressivo nei confronti di tutti i partecipanti alla manifestazione. Il che non è avvenuto. Per non parlare dei 105 feriti tra gli agenti,compresi i due scampati per miracolo al rogo del loro mezzo, piuttosto difficili da giustificare dentro le caserme. Questi retro- pensieri idioti tra l’altro non tengono mai conto di due fattori: l’elevata età media dei poliziotti, che rende oggi alquanto problematico infiltrarli nei movimenti giovanili, e la scarsezza di risorse del dipartimento di P.S., i cui responsabili non possono più permettersi il lusso di destinare a simili compiti ingenti nuclei di personale.
Non reggendo al vaglio del ridicolo ( almeno stavolta) l’ipotesi complottista (e non serve appellarsi, per dimostrare la bontà dell’assunto, alle deliranti richieste di leggi speciali avanzate da Di Pietro: dopo avvenimenti del genere, qualcuno che agita randelli e olio di ricino si trova sempre…), sulla rete e nei bar è tutto un fiorire di accuse per la manganellata dal sen fuggita o perché la manganellata non si è abbattuta sul capo dei black bloc: “non li hanno picchiati perché sono loro colleghi,erano d’accordo” oppure “non li hanno picchiati perché faceva comodo che sfasciassero tutto liberamente,per screditare le ragioni della protesta”.
Non li hanno picchiati, invece, per un motivo molto semplice: perché un reparto anti-sommossa che carica gruppi di vandali mescolati alla gente comune replicherebbe inevitabilmente Genova, con tutto quel che ne consegue. Si voleva questo?
Non solo, quelli che oggi si lamentano per il mancato intervento repressivo contro i black bloc, sono gli stessi che non esiterebbero a bollare come assassini e fascisti gli operatori di p.s. al primo facinoroso con la testa rotta ripreso dalle telecamere, anche se un attimo prima lo stesso facinoroso era impegnato a bruciare macchine o a tirare estintori addosso alla Polizia.
Si dice ancora: “si conoscevano le loro intenzioni e non si è fatto nulla per renderli inoffensivi fin dall’inizio” . A voler dar credito ai retroscena raccontati da alcuni dei loro “reduci”, i violenti si sono presentati all’appuntamento vestiti né più e né meno come tutti gli altri giovani convenuti nel centro della capitale, indossando caschi e t-shirt nere solo un attimo prima di entrare in azione.
E allora in tutto questo, scusate, si sente solo l’odore del pregiudizio, il pregiudizio di chi ragiona come se a comandare le truppe ci fosse ancora Bava Beccaris. Ed è un pregiudizio grave quando appartiene a persone che credono sinceramente nella democrazia e nelle sue istituzioni e scendono in piazza per chiedere giustizia e legalità. Quella stessa legalità di cui si riempiono tanto la bocca quando contestano a voce alta i governi del bunga –bunga. Come non è credibile, parlando di legalità, un Presidente del Consiglio che si fa beffe della Costituzione e ordisce complotti contro la magistratura e la stampa libera, così non è credibile chi il vulnus alla legalità lo vede solo nei Lavitola e nelle escort e non in coloro che riducono una città ad un campo di battaglia.
L’amara verità è che i nemici delle sacrosante ragioni di malessere dei giovani sono purtroppo altri giovani come loro e che la voglia di Gavroche- l’uzzolo di barricata insomma- è una tossina che attraversa da sempre la frastagliata galassia dell’anarchismo sedizioso e della sinistra radicale . Film già visti, dunque, e che non vorremmo rivedere. E soprattutto film senza lieto fine, perché il ribellismo parossistico e scomposto in una democrazia parlamentare ha sempre condotto su un’unica strada a due corsie: quella del terrorismo e quella, parallela e ugualmente ributtante, della deriva reazionaria dello Stato.
A proposito d’estintori: il ragazzo fermato oggi, “Er pelliccia”, è figlio d’impiegati e frequenta una università privata, ossia un’ istituzione scolastica notoriamente non proprio alla portata di tutti. Il che la dice lunga sul “disagio sociale” di questi moderni epigoni di Attila e legittima quel giudizio prognostico sul loro futuro che li vede fra vent’anni, con tutta probabilità, seduti dentro i consigli d’amministrazione di una multinazionale o impegnati ad incassare le corpose parcelle della loro libera professione. Anche questo un film già visto.