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18.10.2011
Francesco Ferrante
No alla sindrome di Genova, per garantire l’ordine pubblico e manifestazioni pacifiche è sufficiente applicare rigorosamente le leggi vigenti e fare una vera e scrupolosa attività di prevenzione. Fallì nel 1977 la legge Reale, anno terribile per il nostro Paese, fallirebbe ancor di più oggi la legge Maroni-Di Pietro. E’ singolare questa comunanza di idee tra l’ex commissario Di Pietro, di estrazione politica non certo di sinistra e oggi spesso su posizioni populiste, e l’ex di Democrazia proletaria oggi Ministro dell’Interno Roberto Maroni. Le leggi speciali sono la risposta debole di un Governo che si è fatto sfuggire di mano una situazione largamente annunciata e prevedibile, perché è evidente che una presenza più massiccia di forze dell’ordine e una più capillare opera di prevenzione avrebbe dissuaso le frange più estremiste dal compiere gli atti criminali che hanno messo a ferro e fuoco la città di Roma. I violenti devono essere arrestati e puniti duramente, ma virare verso uno stato di polizia comprimendo le libertà e i diritti che sono costituzionalmente garantiti ai cittadini non è la soluzione. Non vorremmo che l’intento del Ministro Maroni, che ha assecondato il dissanguamento dei fondi per far funzionare la sicurezza, ricalchi quello che lo stesso Oronzo Reale affermò essere il principio ispiratore della sua legge, ovvero migliorare lo stato d’animo delle forze di polizia e combattere i fenomeni di rassegnazione o di disinteresse che nascono da un lavoro svolto in condizioni estremamente difficili.
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