Il Comitato cittadino cefaludese esprime la propria sentita solidarietà ai lavoratori della “Cefalù 20” impegnati nella costruzione del raddoppio ferroviario della Fiumetorto – Cefalù Ogliastrillo, in larga parte minacciati da prossimi licenziamenti.
Ai previsti licenziamenti si aggiungono le preoccupazioni che deriveranno dal blocco o dai ritardi nella realizzazione di tale infrastruttura primaria, di vitale importanza per lo sviluppo della nostra Isola. Timori derivanti dal: 1) sospetto che il raddoppio della Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono diventi una delle tante opere “incompiute” siciliane; 2) permanere - a tempo indeterminato - dei disagi nella circolazione ferroviaria e auto veicolare della zona durante la mancata tempestiva esecuzione delle opere; 3) ritardo nella fruizione dei programmati collegamenti veloci e frequenti su rotaia e nei previsti miglioramenti viari; 4) permanere - a cantieri aperti - dello stravolgimento e del deturpamento, con il conseguente momentaneo degrado dell’immagine dei luoghi interessati al raddoppio ferroviario;
La stasi nei lavori del doppio binario della Fiumetorto–Cefalù Ogliastrillo, pertanto, oltre ai ventilati e preoccupanti licenziamenti dei lavoratori impegnati nella “Cefalù 20”, avrà anche – per i motivi sopra accennati - degli inevitabili negativi risvolti per gli operatori economico-turistici e per i lavoratori impegnati nel settore della “industria delle vacanze” del “Distretto turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e di Imera”.
Il Comitato Cittadino “Cefalù - Quale ferrovia”, inoltre, rivolge un caloroso appello alle forze politiche, sindacali ed economiche e ai Governi nazionale e regionale per evitare il rallentamento o il blocco dei lavori in corso e per II sollecito completamento dell’intera tratta Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono, lungo la litoranea Palermo - Messina, coincidente anche con il Corridoio ferroviario trans-europeo N.1, Asse Berlino - Palermo.
Vale la pena ricordare che, mentre in Sicilia si registra il record nazionale di disoccupazione, dopo la Campania, e il triste primato della disoccupazione giovanile e femminile a livello europeo e mentre continua lo stillicidio nella realizzazione di opere pubbliche e nell’utilizzo delle cospicue risorse finanziarie dell’U.E., nel Settentrione, invece, si protesta per la devastazione delle aziende agricole a causa delle ruspe impegnate nella realizzazione di numerose infrastrutture che invadono a dismisura il territorio lombardo.
“Le grandi opere della Lombardia si stanno portando via - ha, infatti, dichiarato nei mesi scorsi il presidente della Coldiretti lombarda, Nino Andena - quasi 53 milioni di metri quadrati di aree agricole, che si aggiungono alla voragine di 400 mila ettari già finiti sotto una coltre d’asfalto e cemento dal 1990 a oggi, l’equivalente di due volte l’estensione delle province di Milano e Monza Brianza ….”.