05.04.2011
Francesco Ferrante
Mentre in materia di giustizia il governo e la maggioranza sono in tutt'altre faccende affaccendati, con sempre lo scopo ultimo di salvare il premier dai processi, nelle sovraffollate carceri italiane si continua a morire, e si aggiorna con impressionante cadenza la conta dei detenuti che si tolgono la vita. Con la dodicesima interrogazione parlamentare, che segue ad altre 11 rimaste finora senza risposta, chiederò conto al Presidente del Consiglio di questa strage che avviene nell’indecente silenzio del Governo. Il sovraffollamento e una scarsa tutela per chi si trova in una situazione di riduzione della libertà personale sono carenze endemiche dei penitenziari del nostro Paese, che da nord a sud registrano un sovraffollamento di 68mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila. Negli ultimi dieci anni circa un terzo dei decessi nelle carceri italiane è avvenuto per suicidio, una proporzione impressionante se confrontata con quanto accade al di là delle sbarre. Nelle carceri inoltre mancano tantissimi agenti che costringono il personale che c’è ad un lavoro durissimo, ma occorrono anche educatori e assistenti sociali, categorie indispensabili per assicurare la funzione rieducativa della pena prevista dall’art. 27 della Costituzione. Tra le misure da assumere, un Governo serio ne sarebbe cosciente, c’è una seria politica di rivalutazione delle misure alternative al carcere.