CHIUSE LE INDAGINI DELLA PROCURA DI CATANIA
Mafia e politica a Catania
“Avviso” per Lombardo
Indagati fratello e 2 deputati regionali
Raffaele Lombardo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. La Procura della Repubblica di Catania lo ha “avvisato” della chiusura dell’inchiesta “Iblis” su Cosa nostra etnea e su presunti rapporti tra mafia, politica e imprenditori. Con il presidente della Regione sono complessivamente 56 gli indagati. Tra loro, con l'ipotesi di reato di concorso esterno all'associazione mafiosa ci sono anche il fratello del presidente della Regione, Angelo che è parlamentare nazionale del Mpa, il deputato regionale del Pid ed ex sindaco di Palagonia, Fausto Fagone, per il quale la Cassazione ha rigettato una richiesta di scarcerazione; il consigliere della Provincia di Catania dell'Udc, ma prossimo a passare al Pid, Antonino Sangiorgi; l’ex assessore del Comune di Ramacca, Giuseppe Tomasello; e il deputato regionale ex Pdl Sicilia e adesso Gruppo misto, Giovanni Cristaudo.
Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie, chiedere altri atti di indagine, presentarsiper rilasciare dichiarazioni o chiedere di essere interrogati. La Procura deciderà poi se chiedere, per ogni indagato, l'archiviazione o il rinvio a giudizio.
Lombardo e gli altri sono chiamati in causa per avere sollecitato Cosa nostra catanese a convogliare su di loro e i loro partiti i voti in occasione delle elezioni tra il 1999 e il 2008. Ai boss i politici avrebbero fatto intendere di essere “a disposizione” e pronti ad assecondare le esigenze della cosca Santapaola nel controllo degli appalti e nella gestione di servizi pubblici.
La reazione di Lombardo. “Finalmente il deposito degli atti. Potrò così dare puntualmente conto di ogni mio comportamento e dimostrare la mia assoluta estraneità a ogni ipotesi di reato”.
“La scelta dei titolari dell'indagine – ha aggiunto – di depositare gli atti che mi riguardano pone fine allo stillicidio di notizie, sulla cui 'fuga' sono state avviate indagini, strumentalizzate più d'una volta a fini politici, anche per la modalità di diffusione troppe volte coincidente con momenti delicati della vita politica e istituzionale della nostra Regione. Ho chiesto reiteratamente e invano, sin da quando la stampa ha iniziato a raccontare questa storia, di essere sentito e sinora ho potuto rendere conto soltanto all'opinione pubblica. Da oggi – ha concluso il presidente della Regione – disporrò di elementi certi e potrò contribuire a ricostruire compiutamente la verità”.
09.04.2011