Il fatto che Vincenzo Consolo e Dacia Maraini abbiano sentito di esprimere la loro opinione sulla collocazione, al molo, del monumento a Ruggero dello scultore Salvato mi riempie di orgoglio cefalutano. Sento, infatti, l’ espressione dei due pareri come un atto di attenzione e di amore per Cefalù. Un atto del quale, da cefalutani, non possiamo non compiacerci e non essere lusingati. Di fronte ai due prestigiosissimi scrittori contemporanei non possiamo che metterci in fila per fare “chapeau”!
Però, nessuno può ritenere che le opinioni dei due scrittori, pur autorevolissime espressioni della letteratura italiana contemporanea, siano Vangelo o Bibbia. La statura e la levatura dei due personaggi mi impongono di pensare che siano loro stessi i primi a non ritenerlo.
Dei due pareri a colpirmi di più è stato, indubbiamente, quello di Vincenzo Consolo che si è dichiarato “assolutamente contrario al progetto di collocazione al molo o in un qualsiasi altro luogo del centro storico dell’opera scultorea di Salvato”. Dobbiamo “salvare” da un ulteriore “oltraggio Cefalù, città unica per profondità storica e bellezza”.
Del parere-appello di Consolo, a farmi riflettere di più è stata la drasticità con la quale, senza mezzi termini, egli ha parlato di “oltraggio” alla storia e alla bellezza di Cefalù. Con la mia riflessione ho riportato la drasticità del giudizio di Consolo indietro. Nella storia e nel tempo. Con la mia riflessione sono tornato alle origini.
Mi sono chiesto se Cefalù non sia stata, e non sia, essa stessa un oltraggio. Un oltraggio a quella pietra che affonda le sue radici nel mare. Un oltraggio a quella pietra che, dal mare, affiorava con i suoi “piragni” di scogli. Un oltraggio alla Natura, già, con i megaliti che, sul mare quaggiù, fecero quella pietra fortezza. Un oltraggio alla Natura, già, con i megaliti che, in alto lassù, fecero quella pietra luogo del tempio.