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IL CONVEGNO

Rapporti e simboli del mare
Il patrimonio mediterraneo

Dai miti alla scienza del profondo blu
Il mare creatore di miti e di rotte, fonte di sostentamento ma anche antagonista dell’uomo nella lotta quotidiana per la sopravvivenza, grande pantheon liquido in cui convogliano tradizioni e tecnologie, mito e scienza, è stato al centro della sessione di studi sul patrimonio marittimo mediterraneo promossa dalla Fondazione Ignazio Buttitta e svoltasi a Cefalù presso la Fondazione Mandralisca.

I tre giorni di incontri sul tema “memorie del mare: divinità, santi, eroi, navigatori” hanno concentrato l’interesse dell’uditorio su quell’insieme di saperi, estremamente denso ed affascinante, che ruota attorno al mondo antico del mare : una cultura destinata a sfidare il tempo, ritracciabile dall’età di Omero ad oggi passando per il vasto complesso di credenze e ritualità di ambito fenicio, romano, arabo-andaluso, ma anche sudamericano –per l’esattezza relativo alle popolazioni Wayuu della Colombia e del Venezuela settentrionali-- mentre ,d’altra parte, molte forme di vita tendono oggi a scomparire a causa delle condizioni di degrado del mare soprattutto nel vecchio continente.

La necessità di “ripensare” il mare, tenendo in una adeguata considerazione i disagi del mondo marittimo attuale, unitamente alla necessità di valorizzare l’enorme patrimonio di aspetti materiali e immateriali da esso fornito, hanno fatto da filo conduttore agli interventi che, susseguendosi, imbastivano una avvincente narrazione su vari aspetti dell‘universo marino, creando un mosaico di suggestioni in cui il dato epico-eroico-religioso è stato costantemente affiancato da quello pratico della vita quotidiana di bordo e della dimensione economica e sociale dell’attività marittima.

Così, attraverso i contributi dei numerosi esponenti della ricerca scientifica provenienti dagli atenei di Palermo, Torino, Roma (la Sapienza), Bologna, Sassari ma anche da istituti esteri di ricerca come il Centre Nationale de la Recherche Scientifique di Parigi e gli atenei di Grenada e Valencia sono affiorate , in un viaggio ideale da una sponda all’altra del Mediterraneo, le costanti degli approdi fenici , tanto in oriente quanto in occidente,con un particolare interesse a quelli della Sardegna, ed il ruolo delle acque nei culti di Dionysos, definito con l’epiteto di Pelagios, il marino, e di Afrodite, altra divinità greca con funzione spesso legata alla sfera marittima (le relazioni nell’immaginario collettivo arcaico tra il mare e la donna sono da sempre oggetto degli studi antropologici per quell’ analogo porsi di entrambi come origine della vita e al tempo stesso simbolo dell’eterna trasformazione che rimanda al concetto di metamorfosi, che è, poi, morte di una realtà per generarne un’altra ; il mare stesso partorisce, ma non creature comuni bensì oscure creature di confine, siano esse sirene o altre femmes fatales come la Lilith della mitologia sumerica) .

Altrettanti punti di contatto sono emersi tra i riti propiziatori di epoca precristiana e le celebrazioni religiose nelle comunità marinare siciliane , campane ed iberiche, in particolare indagando le feste patronali di S. Giovanni e S. Nicola di Bari. E ancora, accanto alla presenza di modelli fittili di imbarcazioni nei corredi funebri con una diffusione che spazia a tutto il mediterraneo a partire dall’epoca micenea e fino alla fine della civiltà romana, si sono evidenziate le caratteristiche tecnico-nautiche di due tipologie di nave da guerra utilizzate ai tempi della narrazione omerica, navi che saremmo oggi in grado di ricostruire fedelmente se un mecenate lo permettesse, offrendo così un contributo alla conoscenza di un passato mitico (permettendoci ,ad esempio, di osservare dal vero le manovre in acqua e quindi le difficoltà ma anche le capacità degli equipaggi di simili imbarcazioni) .

A fronte di tanti e tali rapporti tra i mondo marino e la cultura etnografica mediterranea sono molte le lacune sottolineate nell’ambito del convegno, non solo sul piano degli interventi a favore del mare come biosfera e fondamento di attività umane, ma anche dal punto di vista dell’approfondimento scientifico e degli studi di settore : a partire dalla mancanza di una raccolta sistematica del lessico marinaro e peschereccio in Sicilia, dopo il tentativo, peraltro mai portato a compimento, di redigere un atlante linguistico mediterraneo negli anni cinquanta del secolo scorso.

Una scarsa attenzione da parte degli organismi istituzionali e, per conseguenza, la mancanza di un adeguato quadro normativo di tutela è stata denunciata in chiusura da Giuseppe Gini, vicepresidente dell’Associazione Europea dei Musei del Mare e sovrintendente nazionale dei musei del mare. E’ necessario, dunque, intervenire per modificare la realtà attuale delle comunità marittime e, più in generale, del mondo marino, se si vuole proteggere il mare e salvaguardarne il ruolo vitale per la specie umana, da sempre legata a questo archetipo dell’ambivalenza e dell’indeterminatezza.
30.11.2010
Barbara De Gaetani
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