VERTENZA FIAT A TERMINI IMERESE
I nuovi dubbi di Montezemolo
“Investiamo su buone idee”
Prime crepe tra il presidente e Marchionne
Il presidente del gruppo Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, è tornato a parlare dello stabilimento di Termini Imerese in una conferenza stampa al salone dell’auto di Ginevra. Alle posizioni ben note dell’azienda torinese sulla chiusura del polo siciliano, il manager aggiunge una piccola ma significativa novità: “Se per Termini Imerese ci fosse una buona idea – ha dichiarato – potremmo valutare la possibilità di un piccolo investimento”. Traduzione: se qualcuno smentisce l’ad Marchionne riguardo l’antieconomicità della fabbrica termitana avviando un progetto serio e remunerativo, sarebbe da sciocchi abbandonare uno stabilimento, già operativo da quarant’anni e con duemila lavoratori specializzati, a costo zero e magari a una casa concorrente sul territorio nazionale. Sarebbero proprio le prospettive di mercato a rappresentare un punto di, seppur moderata, divergenza tra Montezemolo e Marchionne. Quest’ultimo ha dimostrato di non guardare in faccia nessuno, tirando dritto per la sua strada senza rendere conto a sindacati, lavoratori e al governo, e, pare, scavalcando anche i vertici societari, Montezemolo in testa. Il presidente sembra aver espresso dei dubbi non tanto sulla chiusura di Termini Imerese ma sulla nuova “vocazione estera” tracciata da Marchionne, che, oltre al colpo Chrysler e a quello mancato Opel, vede la Fiat sempre più diretta a produzione e vendite fuori dai confini nazionali, il vero bacino del suo secolare mercato. Ma ovviamente viene subito gettata acqua sul fuoco e si sottolinea la “grande sintonia” tra i due che non ha portato a “opinioni diverse”, a detta di Montezemolo.
Eppure questa disponibilità a un investimento, seppur “piccolo” come definito dallo stesso presidente, rappresenta una contraddizione interna, un tentennamento. Subito dopo, infatti, Montezemolo ribadisce la disponibilità del gruppo “a mettere a costo zero lo stabilimento a disposizione di chi il governo sceglierà”, ma riesce difficile capire perché tanta sicurezza, o sicumera, a disfarsi del giocattolo se ci si dichiara pronti anche a contraddirsi clamorosamente investendo in qualcosa di “irrimediabilmente improduttivo” e “morto”, come è stato dichiarato lo stabilimento di Termini Imerese dai seguaci della dottrina Marchionne. Non è un caso forse che sia proprio Montezemolo a ricordare continuamente alla stampa la scelta di portare la produzione della Panda a Pomigliano, scongiurando così la stessa sorte di Termini per la fabbrica campana. Scelta commentata sempre a denti stretti da Marchionne che, a sorpresa, non ne ha mai fatto uno scudo contro chi gli rinfaccia una politica aziendale anti italiana in contrapposizione agli aiuti statali ricevuti dalla Fiat. Saranno quindi i dubbi e le remore di Montezemolo i fronti su cui riporre le residue speranze per la SicilFiat? Si vedrà. Intanto lo stesso presidente, che ha avuto un fresco aumento di stipendio di quasi due milioni di euro grazie ai bonus produttività, conclude: “Per noi oggi la priorità sono i nostri collaboratori, e le loro famiglie. Dobbiamo renderci conto che oggi questo Paese sta in piedi grazie alle imprese e a chi ci lavora”.
02.03.2010
Fausto Nicastro