23.04.2009
Giuseppa Guercio
Al sig. Direttore del giornale “La Voce”, mi permetto scriverle per manifestare pubblicamente un disagio legato ad un fatto di “mala giustizia” perpetrato ai miei danni.
Quale fatto storico espongo che ho esercitato in modo continuato ed ininterrotto un possesso “uti dominus” ultraventennale di un magazzino ubicato nel centro storico di Cefalù, ed ancor prima i miei avi il cui possesso risale addirittura agli inizi del secolo scorso.
A tal fine si evidenzia che abbiamo avuto da sempre nella nostra disponibilità una chiave in unico esemplare in ferro che apre un chiavistello per l’accesso al suddetto magazzino.
Posto ciò, non si comprende come mai una persona estranea all’esercizio del possesso di cui in parola, abbia potuto usucapire il diritto di proprietà del magazzino che poi ha successivamente alienato a terzi.
Orbene, dopo una lunga e travagliata battaglia giudiziaria, è stata emessa una sentenza discutibile dal punto di vista legale perchè fondata sulla base di una macchinazione escogitata ad hoc, i cui effetti prodottisi nel tempo sono incalcolabili dal punto di vista economico, giuridico e psicologico.
Alla luce di quanto sopra esposto, lancio un s.o.s. a quanti hanno vissuto e vivono simili esperienze per non soccombere di fronte a “quella” giustizia che, come un demone invisibile, perseguita i più deboli per poi stritolarli nella morsa ineluttabile del nichilismo kafkiano.
Fiduciosa nella ospitalità sul Suo giornale, colgo l’occasione per porgerle distinti saluti.