30.03.2009
Legambiente turismo
La nostra Regione vanta, nel contesto europeo, uno tra i più alti indici di biodiversità vegetale. Oltre alle numerose piante spontanee tantissime sono le piante esotiche che contribuiscono a rendere unico il paesaggio dell’isola.
Come è noto a tutti le palme delle diverse specie hanno trovato nel corso dei secoli una grande diffusione, non soltanto per scopi ornamentali.
Sia nei capoluoghi della costa siciliana – Palermo, Catania, Siracusa, Trapani – sia nei piccoli centri soprattutto litorali, da qualche anno le palme sono oggetto dell’attacco di un aggressivo coleottero fitofago, il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) appartenente alla famiglia dei curculionidi.
In Sicilia il punteruolo è riuscito a trovare un habitat ideale in seguito alla sua introduzione avvenuta a causa dell’importazione di piante adulte di palma. Senza questa pratica non avrebbe potuto superare gli ostacoli geografici che ci separano dal suo luogo di origine, l’Arabia Saudita e il nord Africa.
Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Il punteruolo adulto ha una lunghezza di circa 4 cm. ed è facilmente riconoscibile per il colore rosso-brunastro con macchioline nere nella parte superiore del corpo e per la presenza di un prolungamento del capo, il rostro di cui si serve per praticare nei tronchi delle palme dei fori al cui interno la femmina depone fino a 200 uova.
Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Le larve che da queste si originano, attraversano quattro stadi di metamorfosi per completare il loro ciclo di sviluppo all’interno del fusto della palma che viene totalmente dilaniato al suo interno al punto da provocare la morte della pianta stessa. Questa aggressività non incontra ostacoli di alcun genere. Persino la lotta chimica tramite insetticidi, peraltro difficilmente attuabile all’interno dei centri urbani, non costituisce un valido mezzo per la risoluzione preventiva del problema che, nella sua fase avanzata, si manifesta col disseccamento e la perdita del portamento caratteristico della parte apicale della chioma.
Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Il danno a questo punto è irreversibile. Una perdita sia paesaggistica, per il valore ornamentale di queste piante, sia economica per i costi di espianto, smaltimento e sostituzione. Le palme più apprezzate dal coleottero sono: Phoenix canariensis, Phoenix dactylifera, Cocos nucifera e la Washingtonia. Non mancano episodi di attacco anche alla “Palma nana” caratteristica della macchia mediterranea costiera siciliana. Potenzialmente tutte le palme presenti nella nostra regione sono a rischio di decimazione.
Nonostante il fenomeno sia diffuso nella gran parte della Sicilia e abbia già determinato la perdita di migliaia di piante, l’area delle Madonie risulta essere casualmente non ancora interessata dal problema. Questa casuale fortuna non può essere purtroppo garantita nel tempo. Infatti, nonostante il punteruolo abbia una limitata capacità di spostamento altissimo rimane il rischio di una sua introduzione accidentale mediante vettori di diverso tipo. Cosa fare? Considerato che tutte le tecniche di intervento ad oggi sperimentate risultano di difficile e costosa attuazione e, comunque, non sono risolutive del problema, le uniche azioni efficaci non possono che essere preventive (ossia dirette ad impedire l’ingresso del coleottero attraverso piante adulte provenienti da vivai non certificati), di controllo e di tempestivo intervento sulle piante che mostrino i sintomi sopra descritti.
Il nostro invito alle amministrazioni, pertanto, è quello di adottare opportune ordinanze per impedire l’ingresso nel territorio delle Madonie di palme non controllate sia per gli impianti di verde pubblico che privato.
Il contributo dei privati può essere determinante attraverso la tempestiva segnalazione di piante potenzialmente infestate e, quindi, pericolose per l’intera associazione vegetale, che vanno immediatamente rimosse e smaltite secondo le metodologie stabilite dal Decreto Assessoriale 6 marzo 2007 consultabile al seguente indirizzo web: http://gurs.pa.cnr.it/gurs/Gazzette/g07-13/g07-13-p8.html