UNA NUOVA RASSEGNA DELLE MERAVIGLIE
Mostre, la Cefalù di Forte
coltiva un sogno ribelle
La Cefalù di Giuseppe Forte è uno scrigno di colori e di bellezze. Ha l’incanto della Rocca e la magia melodiosa del mare, lo stupore degli antri, gli scorci di vicoli e cortili, il richiamo della natura. Sono paesaggi familiari, ma qualcuno è rivisitato con la forza impulsiva di un sogno ribelle, quelli che l’artista illumina nella sua mostra «Cefalù... la mia Cefalù» visitabile fino al 10 luglio all’Ottagono di Santa Caterina.
Per Forte è un ritorno a quel registro pittorico che Vincenzo Consolo ha definito un «retablo de las maravillas»: un sincretico accostamento di bagliori e di valori. Colori, per restare a Consolo, «accesi, scanditi con nettezza di taglio di lama, corposi, netti e vibranti».
Anche nella sua ultima produzione, ricca di spunti che innovano una tecnica ormai consolidata, Forte resta ancorato al suo itinerario artistico dominato dalla continua ricerca delle proprie origini. In una terra che gli è madre ma anche fonte ispiratrice di valori autentici e di forti slanci sentimentali. Visioni che però mantengono sempre la cura e la semplicità della concretezza.
Non mancano, in questa nuova rassegna, le tensioni sperimentali come quelle che si colgono nel quadro che sembra un omaggio a Botero. E certamente lo è. Ma trasmette anche un’immagine morale quel vigoroso attacco del toro che incorna il torero trasformandosi da vittima sacrificale a protagonista della tenace ribellione a un destino segnato. E siccome sullo sfondo non c’è una plaza de toros ma il profilo imperioso della Rocca è facile riportare la metafora a un paesaggio più quotidiano.
Se è un pretesto per lanciare un messaggio civile bisogna dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Ma non si pensi a un atto di rottura irriducibile semmai a un monito fermamente costruttivo. Forte è un mite costruttore di pace. E ce lo ricorda quel volo di colomba sui tetti di una città protesa nella ricerca catartica di un destino più fecondo che mani oscure ogni tanto vorrebbero incenerire cancellando le sue bellezze.
02.07.2016
Franco Nicastro