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lunedì, 06 gennaio 2014 ore 16:40
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NUOVA RESPLICA DEL SINDACO A PRESIDIANA

Cefalù, sull’acqua infuria
la battaglia sulle colpe

La rete di distribuzione fa acqua da tutte le parti. Il servizio di potabilizzazione viene, a torto o a ragione, indicato dal sindaco Rosario Lapunzina come una delle cause dei disagi di questi giorni. L’acqua di Cefalù è diventato un affare così complesso da apparire, in qualche passaggio, anche oscuro.
Dal 2009 è diventato non solo un problema sociale ma anche amministrativo. Tutto è cominciato con il passaggio del servizio dal Comune alla società Aps, Acque potabili siciliane. L’operazione è stata presentata come un intervento di razionalizzazione delle risorse, degli impianti e della loro gestione. I Comuni potevano accettare la cessione o mantenere il controllo pieno del servizio. La giunta di Cefalù, a quel tempo guidata da Pippo Guercio, trovò conveniente il passaggio. Rispetto ai problemi che ponevano la rete fatiscente e le difficoltà di riscossione delle bollette, il Comune pensava di cogliere l’occasione per liberarsi di una questione già allora ingombrante.
Il fallimento di Aps ha complicato ancora di più le cose e alcuni errori della burocrazia comunale le hanno fatte precipitare. Il Comune ha infatti ceduto gli impianti ma si è dimenticato di trasferire, come sarebbe stato logico e normale, il rapporto contrattuale con Sorgenti Presidiana di Vezio Vazzana, la società che gestisce il potabilizzatore. Per questo viene ora chiamato a onorare un impegno finanziario che, in realtà, dovrebbe essere caricato sui costi di Aps. Ne è scaturito un contenzioso, passato anche attraverso un lodo arbitrale che ha confermato: è il Comune a dovere scucire tanti soldi anche se i cittadini hanno già pagato le bollette ad Aps. Ma se il servizio è stato già retribuito, un nuovo esborso equivale a pagare il servizio due volte. Sono paradossi così evidenti che non trovano una soluzione ragionevole.
Il fatto che il Comune non sia in grado, anche a causa del carico di debiti ereditato dal passato, a liquidare le fatture di Sorgenti Presidiana è all’origine di un contenzioso che sta inasprendo i rapporti tra il sindaco e il gestore del potabilizzatore. Rosario Lapunzina ha fatto osservare, quando in pieno periodo natalizio i rubinetti sono rimasti asciutti, che Presidiana aveva ridotto la portata a 8500 metri cubi al giorno. La società ha replicato sostenendo che quello era il livello massimo della produzione prevista dal contratto. E dunque non c’è da parte sua alcuna inadempienza. Il sindaco cerchi altrove le cause del disservizio che in questi giorni ha esasperato i cittadini dei quartieri alti della città.
Ma anziché gettare, come si dice, acqua sul fuoco la replica di Vazzana ha rinfocolato la polemica. E di fronte alla ventilata minaccia di querele, Lapunzina ha rilanciato facendo sapere di essere “pronto a esporre le sue ragioni su quanto sta accadendo a Cefalù anche in tribunale”.
“Qualora – ha sottolineato – chi si è sentito leso riterrà opportuno rivolgersi all’autorità giudiziaria sarò ben lieto di esporre in quella sede le mie argomentazioni. Non mi attarderò, viceversa, a fornire qui risposte al proprietario di Sorgenti Presidiana e a chi, per ragioni politiche, tenta di ribaltare responsabilità che sono scolpite nella roccia”.
Lapunzina ha alzato la voce perché convinto di avere dalla sua parte una ragione incontrovertibile da spendere. “La risposta – ha spiegato – è nelle carte stesse con cui si vorrebbero capovolgere le cose. Se, infatti, c’è un limite massimo contrattuale di 8.500 metri cubi giornalieri, cui il gestore deve attenersi, viene da chiedersi come mai e in ragione di cosa il gestore medesimo abbia, sino al 10 dicembre 2013, e, a quanto pare, quasi sempre nei mesi precedenti, erogato quantità di acqua di gran lunga superiori a quel limite contrattuale”.
La replica si ferma a questo punto. Ma fa intuire che sull’acqua di Cefalù lo scontro può diventare ancora più duro.
Poi c’è il problema della tenuta della rete di distribuzione, come dimostra l’ultimo guasto riparato dopo una prolungata dell’erogazione all’ospedale e ai grandi utenti di Santa Lucia. La rete è vetusta, piena di buchi, produce un livello eccessivo di perdite e di inquinamento. Gli esami dei campioni prelevati nel centro storico hanno confermato la presenza di metalli e di sostanze che rendono l’acqua inadatta, anzi pericolosa, per l’uso potabile e alimentare.
E anche questo può diventare un affare scottante. È chiaro che sono necessari interventi urgenti e risolutori ma il Comune non ha la gestione del servizio e Aps è fallita. In queste condizioni non potrà mai esserci una soluzione strutturale in tempi ragionevoli. Ma almeno si decida a chi tocca progettare il rifacimento di una rete a dir poco inadeguata alla condizione civile di una città a forte vocazione turistica.
04.01.2014
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