CEFALÙ / INTERROGAZIONE DEL PD
Il depuratore non funziona
In mare scarichi inquinanti
La magistratura ha aperto un’inchiesta
Per tutta la stagione estiva i due impianti di depurazione di Cefalù hanno riversato in mare reflui con sostanze inquinanti. Lo rivela un'interrogazione presentata dal capogruppo del Pd al consiglio comunale, Rosario Lapunzina. Sulla vicenda la Procura di Termini Imerese ha aperto un’inchiesta. La scoperta è stata fatta nel corso di vari accertamenti tra luglio e settembre sul funzionamento dei depuratori gestiti da Aps (Acque potabili siciliane).
Il problema esploso adesso in realtà non è nuovo. Già nel 2007, ricorda Lapunzina, il responsabile del servizio idrico integrato segnalava il cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione a causa di un’eccessiva portata dei reflui. E aggiungeva che le criticità riscontrate avrebbero avuto implicazioni nello sviluppo urbanistico della città. In sostanza, sarebbe stato necessario mettere un freno all’espansione edilizia per non incrementare la portata degli scarichi. Preoccupazione che era condivisa dallo stesso sindaco che invitava il responsabile de servizio urbanistica a considerare “opportunamente tale nuova situazione in relazione alle autorizzazioni edilizie in itinere”.
Il caso si è riproposto in tutta la sua portata dirompente anche questa estate. Il 29 luglio è stato compiuto un altro accertamento sul depuratore di Presidiana. Ed è emerso che “ l’impianto risultava by – passato (cioè scaricava direttamente a mare senza alcun trattamento depurativo) e nella stessa occasione veniva accertata la presenza di numerosi fanghi sedimentati ispessiti nella parte del depuratore non funzionante e che quindi poteva trattarsi di probabile smaltimento a mare di detti fanghi ivi stoccati”.
5 agosto nuova verifica. Con risultati a dir poco allarmanti. All’interno dell’impianto è stato trovato intanto un unico operatore non qualificato, un egiziano. Il gestore dell’impianto (la società Aps) aveva inviato acque di scarico grezze, provenienti dalla rete fognaria comunale, alla parte dell’impianto trovata non funzionante al momento del precedente sopralluogo. E in più non erano state effettuate le operazioni di sedimentazione e di smaltimento dei fanghi in eccesso trovati nelle varie sezioni operative, quali vasche di digestione e di clorazione. “Infatti si notava – sottolinea Lapunzina – che i fanghi in eccesso venivano trascinati dalle acque reflue immesse in dette sezioni fino alla vasca di accumulo posta a valle dell’impianto di trattamento e, da questa, scaricate direttamente a mare”.
Una pattuglia della Locomare di Cefalù ha effettuato rilievi fotografici della zona circostante il punto di scarico del collettore sottomarino. “Ed è risultata evidente la presenza di schiume e fanghi in sospensione presenti sul pelo d’acqua trasportati dalle correnti sia all’imbocco del porto di Cefalù sia nelle zone circostanti”.
Il cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione creava “esalazioni mefitiche appestanti l’aria ed avvertibili ad un centinaio di metri dall’impianto, creando, di fatto, nocumento alla salubrità degli ambienti di vita, tenuto conto che la zona è urbanisticamente a discreta intensità abitativa e che il luogo è il punto di arrivo di molti pulman turistici”.
Ma il quadro non è ancora completo. Il 17 settembre l’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ha effettuato alcuni campionamenti presso il depuratore di S. Ambrogio che “hanno avuto un esito classificato come tossico”.
“In tale circostanza – si legge nell’interrogazione di Lapunzina – è stato accertato, altresì, che dai parametri esaminati si deduce che il campione analizzato non rispetta i limiti” di legge.
Le conseguenze? L’ immissione, nel mare antistante il porto di Cefalù e la frazione di S. Ambrogio, di sostanze inquinanti “può comportare fenomeni di eutrofizzazione e/o la contaminazione chimica e biologica”. Vediamo di cosa si tratta. L’eutrofizzazione consiste in una crescita eccessiva di alghe specialmente nella stagione estiva. La successiva marcescenza determina un consumo totale dell’ossigeno disciolto nell’acqua e fa quindi prevalere forme microbiche capaci di produrre (come è stato accertato nel caso del depuratore di S. Ambrogio) sostanze, come l’ammoniaca, che hanno un odore sgradevole e sono tossiche per tutto l’ecosistema acquatico. La contaminazione chimica è causata da scarichi civili e produttivi non depurati in modo adeguato, mentre la contaminazione microbiologica consiste nella presenza di cariche microbiologiche che possono contenere anche specie patogene per l’uomo, determinando una grave fonte di inquinamento che può determinare l’insorgenza di seri rischi per la salute.
Tutto questo rivela che, a causa del sottodimensionamento degli impianti di depurazione in larghi tratti del mare di Cefalù vengono scaricati liquidi inquinanti. È una situazione insostenibile, denuncia Lapunzina che chiede come mai il Comune di Cefalù abbia continuato a rilasciare permessi edilizi. E sollecita l’amministrazione da un lato a rescindere il contratto con la società Aps e dall’altro a sospendere il pagamento degli oneri di depurazione r il rimborso di alcune delle quote già pagate.
08.10.2010
Redazione