E’ stato il trionfo delle idee di un certo pensatore ateniese del IV secolo avanti Cristo: il sapere al potere. La noocrazia, il governo della conoscenza e della competenza tanto caro anche a Stuart Mill e a Jeremy Bentham, che da bislacco parto di menti disturbate ,seppur eccelse, diventa realtà concreta: premier , ministri e sottosegretari. Chi meglio di loro – ci siamo detti tutti- può affrontare i mille problemi di un Paese geneticamente problematico come l’Italia? Soprattutto dopo anni in cui la politica aveva dato il peggio di sé, tra escort, mazzette, festini e camorristi eletti in Parlamento.
E dunque, dopo l’insediamento del governo Monti, abbiamo atteso fiduciosi le sue prime mosse, certi che, contrariamente al capitano Schettino, avrebbero subito indirizzato la nave nella giusta direzione. Che però non è, per la stragrande maggioranza della popolazione stremata dalla crisi, la stessa direzione gradita da banche, grande finanza e “mercati”. Ragion per cui la prima mossa, il decreto Salva-Italia, con la scusa di farci belli a Bruxelles dopo i rutti, le scoregge e i palpeggiamenti di deretani femminili che venivano accostati immancabilmente, in ogni sua apparizione all’estero , all’immagine di Silvio Berlusconi, se avrà (forse) salvato l’Italia dalle ire funeste della Merkel non ha di certo salvato gli italiani: patrimoniale niet, prezzo della benzina oltre i confini della galassia, reintroduzione dell’ICI anche sulla prima casa e a prescindere dal reddito del proprietario, aumento delle aliquote IRPEF regionali, raggiungimento dell’età pensionabile all’atto della tumulazione del lavoratore.
Vabbè, ci siamo detti tutti, se serve a farci uscire da sto casino…Vuol dire che riscopriremo il piacere del pane (raffermo) con la cipolla. Aspettiamo la seconda mossa.
Alla seconda mossa, annunziata da un prolungato rullo di tamburi che ci ha rintronato i timpani per settimane intere, è stato dato un nome beneaugurante: decreto Cresci-Italia.
Oddio, una bimba nata nel 1861 dovrebbe essere già abbastanza cresciutella. E invece no, pare sia rimasta una adolescente con troppe turbe, vizi e capricci infantili. La causa? L’ingessamento dell’ economia provocato dai privilegi delle troppe “corporazioni” stanziate sul suo territorio. Verità di Vangelo, per carità. Come risolvere il problema? Tagliando bende e gesso, ovvio. Ci aveva già provato Bersani nel 2007, con modesti risultati, viste le resistenze delle categorie interessate e il repentino dietrofront del governo di centro-destra succeduto a Prodi l’anno dopo; ci riprovano ora i tecnici.
E allora tutti alla finestra ad attendere, speranzosi di vedere finalmente il nostro bistrattato Paese aprirsi all’evo contemporaneo e allinearsi (almeno in ciò) a quelle nazioni del nord-Europa guardate da sempre con l’occhio rugiadoso dell’invidia. Il risultato? A parte interventi interessanti (il cui impatto si vedrà, però, nel lunghissimo periodo) sull’energia e sui trasporti (ma la creazione dell’ennesima autority se la potevano risparmiare…), avremo, detta in soldoni, più notai e più farmacisti, le assicurazioni saranno obbligate a presentare al cliente, insieme al proprio, i preventivi di altre 2 compagnie concorrenti e gli avvocati, oltre a dover predisporre- ma solo a richiesta del cliente -un preventivo, non saranno più vincolati dai minimi e massimi del loro tariffario.
Traduzione per i cittadini svedesi: i figli e nipoti dei notai e dei farmacisti avranno più possibilità occupazionali (….), le assicurazioni dovranno perdere un po’ di tempo, nei prossimi mesi, per mettersi d’accordo sui loro preventivi RCA (credo si chiami “cartello”) , gli avvocati di zona Champions saranno liberi di chiedere qualsiasi cifra mentre quelli di metà classifica e serie B (talvolta più bravi dei primi: i gradini più alti della scala dei professionisti spesso non riflettono la preparazione, ma solo la machiavellica “fortuna” o l’albero genealogico) saranno insidiati da quelli di serie C,D e interregionale, i quali, del tutto digiuni di codici e pandette ( perché le “ lauree di guerra” da noi non sono certo finite con l’armistizio e il 25 aprile), attireranno i gonzi con lo specchietto per le allodole dell’onorario stracciato.
Una faccenda del genere nel villaggio di Bertoldo probabilmente la chiamerebbero presa per i fondelli. Da noi i “professori”, col sussiego e la sufficienza che contraddistinguono inevitabilmente gli accademici, l’hanno spacciata per la panacea di tutti i mali. Il punto è che, al contrario dei politici ( che sono i primi a non credere alle panzane che dicono) , questi alle loro ci credono davvero. Perché avere un governo di tecnici significa anche questo: i placebi e le supposte propinati al popolo arrivano lo stesso e in abbondanza, con in più la beffa che chi li prescrive è sinceramente convinto di agire per il bene dell’ammalato.
Ne abbiamo avuto conferma in questi giorni con le sparate del “pischello di papà” Martone, quello dei dottori ventottenni sfigati, il quale predica un ritorno al lavoro manuale che lui per primo ha disprezzato e sfodera in tv un sorriso ebete alle lucide contestazioni della universitaria di turno e dell’affermato giornalista. Oppure nel tono monocorde e quasi annoiato col quale Monti replica puntualmente alle obiezioni che gli vengono mosse dal mondo della politica (quella “vera”) o dalle categorie sociali che scendono in piazza a protestare. Purtroppo “il depositario della verità assoluta” è un tipo umano molto diffuso tra gli “esperti” , i quali certo non smettono questo habitus mentale quando da “consigliori” della politica si fanno politica essi stessi.
Questo non significa certo che stavamo meglio quando stavamo peggio. Non ringrazieremo mai abbastanza il presidente Napolitano e il presidente Monti per aver liberato la stanza dai miasmi che la ammorbavano. Ma se ad un governo di clown e manigoldi ne subentra uno di maestrini dalla penna rossa, il rischio è che i problemi (quelli veri) si incancreniscano invece di risolversi, perché il “tocco magico” dello studioso spesso è tale solo per lui e per coloro che, abbacinati dalla sua autorevolezza, si guardano bene dal metterne in dubbio le capacità taumaturgiche.
Tutto ciò a tacere delle velate accuse di essere espressione della finanza e dei poteri forti che ,soprattutto da destra, vengono mosse all’attuale compagine governativa fin dal suo apparire sulla scena. Su questo chi scrive francamente non se la sente di pronunziarsi, anche perché si ha l’impressione, nell’attuale temperie continentale, che non sia tanto Monti ad essere complice o ostaggio dei poteri forti, quanto l’Europa tutta e i suoi abitanti, soggiogati del vento ultra- liberista che continua a soffiare impetuoso e da un predominio di apparati bancari e finanziari che, da meri mandanti della politica, ne son diventati mandanti e mandatari, revocando l’incarico ai chi in precedenza l’aveva rivestito per anni.
Ma alcune sortite e alcuni provvedimenti in itinere (è prossimo al parto il decreto Semplifica-Italia) lasciano onestamente perplessi. Se l’impresa ad un euro e l’abolizione delle autorizzazioni per le discoteche si innestano nel solco di quel delirio liberalizzatorio di cui molti non riescono proprio a vedere i risvolti pericolosi, per i rigurgiti di far-west nelle attività economiche e le infiltrazioni malavitose che rischiano di provocare, la ventilata abolizione del valore legale della laurea (fortemente voluta, guarda un po’, da Confindustria) ha un che di comico che è impossibile tacere, non fosse altro perché proviene da gente che deve alla propria laurea il mattone su cui ha costruito la propria brillante carriera. Ancor più (tragi) comica, poi, è la motivazione fornita dai membri dell’esecutivo: siccome nel pubblico impiego molti scorrimenti di carriera sono avvenuti grazie alla conquista del titolo accademico da parte di decine di dipendenti, per frenare questa (presunta) avanzata di eccellenze e le conseguenze nefaste (a loro dire) che produce sui conti pubblici meglio abolire il valore legale e privilegiare, come nel recente e sciagurato passato, la semplice anzianità o chissà quale altro astruso requisito che saranno lesti ad inventarsi.
Dunque, riassumendo: prima si sono introdotte le (ridicole e inutili, almeno nella gran parte dei casi) lauree brevi, poi si sono stipulate scellerate convenzioni con alcune Università di pochi scrupoli che le hanno letteralmente “regalate” a tantissimi travet a cui servivano per gli avanzamenti nelle amministrazioni di appartenenza. Ora la tecnica fatta politica vorrebbe fare marcia indietro pretendendo di risolvere il danno (generato da altra politica) con soluzioni peggiori del male, perché anche il salumiere sotto casa sa cosa comporterebbe, per l’efficienza e la qualità delle pp.aa., avvantaggiare nuovamente l’anzianità a scapito del livello d’istruzione, specialmente quando si tratta dell’accesso a profili che richiedono particolari conoscenze specialistiche.
Ma tant’è, sono “esperti”.Uno sta lì a sentirli e pensa “Se lo dicono loro, sarà così”. Prima, quando parlava Berlusconi o uno dei suoi stravaganti manutengoli, scappava puntualmente (e giustamente) la pernacchia. Adesso non si ode volare una mosca. Ma continuando di questo passo, mi sa