Dopo 5 anni e 5 mesi meno 1 giorno dalla perdita di mia mamma, il 31/07/09 mio papà la raggiunge dopo 3 giorni di coma irreversibile trascorsi alla rianimazione dell'ospedale Civico di Palermo. La sanità in questi anni non è andata che a peggiorare. Il primo maggio del 2004 é stata pubblicata sul giornale La Repubblica, una mia lettera che accusava il primario della prima medicina dell'ospedale Civico di Palermo e spiegava come mia mamma ha perso la vita l' 1/03/04 a causa di dispute personali tra i medici, noncuranza, indolenza, classico ed ennesimo caso di malasanità. La stessa sorte è toccata adesso a mio papà. A causa di un grosso aneurisma toraco-addominale papà era stato operato da quasi 8 anni al policlinico S. Matteo di Pavia, ma purtroppo recentemente, dopo 7 anni, la protesi impiantata al torace si era staccata e si era inglobata nell'aneurisma che gli provocava atroci dolori al torace.Da diversi anni era seguito ambulatoriamente presso la nefrologia dell'ospedale Cervello, perchè
l' aneurisma provoca anche danni renali, ma dal momento che non c'erano posti, data l'urgenza, ad ottobre del 2008 viene ricoverato alla nefrologia dell'ospedale Civico, dove ho spiegato al primario e ad uno dei medici, che papà aveva un piccolo aneurisma all'arco aortico e che da 7 anni aveva subito un intervento chirurgico per aneurisma toraco-addominale, lo si capiva anche da un'enorme cicatrice che lo attraversava avanti e dietro, in lungo e in largo, nonchè dalla documentazione in nostro possesso e a loro disposizione, che inizialmente non hanno ritenuto opportuno visionare. Nonostante ciò non recepiscono che l'anerurisma era anche al torace ma si convincono che era solo all'addome, pertanto decidono di impiantare una fistola al braccio sinistro che doveva servire per la dialisi, ma che non verrà mai utilizzata; chiedo loro se poteva interferire e creare problemi per via degli aneurismi, mi rispondono di no, pertanto la impiantano, ma provoca subito gravi conseguenze ed accendono la miccia alla bomba che papà aveva al torace. Ci si accorge del guaio in quanto il suo braccio e la sua spalla raggiungono dimensioni impressionanti, gonfiano in maniera vertiginosa e si crea un grosso e dolente ematoma. Dopo più di 15 giorni, aspettando che sgonfiassero da soli per incanto, a seguito di indagine tramite tac decidono di fare chiudere la fistola dal chirurgo vascolare perchè ormai non più di loro competenza. Per un motivo o per un altro, rischiando di far scoppiare l'aneurisma, l'intervento al braccio viene sempre rimandato, fino al giorno in cui viene programmato e mio papà rimane in sala operatoria tutto il giorno, io dietro la porta convinta che lo stessero operando, ma nel primo pomeriggio dopo un' intera mattinata di attesa, mi comunicano che l' intervento non è stato effettuato perchè non era pervenuta una sacca di sangue che in caso di bisogno poteva tornare utile e perchè non funzionava un apparecchio che sarebbe servito per anestetizzarlo.Quindi "come normale prassi" attendiamo circa altre due ore l'ambulanza, che lo riporta al reparto di nefrologia e l'intervento viene nuovamente rinviato. Finalmente qualche giorno dopo, il chirurgo vascolare chiudeva la fistola, ed ancora qualche giorno dopo, uno dei nefrologi per poterlo dializzare, impiantava un catetere al petto, per il quale non è stato capace neanche di dare bene i punti di sutura, in quanto la ferita per alcuni giorni sanguinava abbondantemente e di continuo fino a quando si rendono conto che non bastava medicarla e cambiare le garze, ma bisognava intervenire sull'arteria. Per non parlare inoltre dei farmaci che in ospedale non erano disponibili e che dovevo portare da casa. Incominciava così ad ottobre il calvario della dialisi. Dopo un mese di ricovero viene dimesso, ed io e papà decidiamo di continuare presso l'ospedale stesso in Day Hospital le sedute dialitiche poichè si preferiva comunque una struttura pubblica dato la gravità del caso. I medici del reparto però lo seguono con noncuranza nonostante il caso clinico grave. Gli veniva somministrata sia in ospedale che a casa, secondo la loro prescrizione medica, un farmaco chiamato Seleparina, che se da una parte evita i rischi di trombosi per l'aneurisma, nonchè di coaguli per il trattamento emodialitico, di contro può arrecare grave emorragia. Infatti la quantità del farmaco si effettua in base al peso corporeo, che sottolineo ultimamente era diminuito tantissimo e in base al controllo dell'aggregazione piastrinica, non tanto al controllo dei tempi di coagulazione del sangue. L ' 8/07/09 papà ha una forte emorragia gengivale tale da ritrovarsi il proprio letto in un lago di sangue. Riferisce in ospedale l'episodio e nel frattempo anche nei giorni seguenti mostra dei grossi lividi ai polpacci e alle braccia, l'unico provvedimento che qualche medico di turno prende è effettuare l'esame di attivita' protrombinica per il controllo della coagulazione del sangue che naturalmente risulta nei limiti della norma per cui non ritiene opportuno diminuire la dose del farmaco. Ribadisco che non è questo l'esame specifico per chi fa uso di derivati dell' eparina cosi' come loro stessi mi spiegano successivamente perchè a papà non somministravano anticoagulanti ma antiaggreganti pertanto torno a dire che l'esame idoneo doveva essere quello che controlla l'aggregazione piastrinica, esame che non hanno mai effettuato in nove mesi di dialisi. Il 28/07/09 papà entra in coma per una fatale emorragia cerebrale. Il 118 chiamato dai miei vicini che mi hanno soccorsa, porta papà all'ospedale più vicino a noi in quel momento, in quanto ci trovavamo a Sferracavallo, l'ospedale Cervello. A quanto pare non ci sono posti in rianimazione in nessun ospedale di Palermo e dopo averlo intubato ed avere eseguito una tac che conferma l'emorragia cerebrale, mi comunicano che mio papà non ha speranze, non è operabile e si teme il peggio. Il medico del pronto soccorso, di cui sconosco il nome, visto che non c'erano posti e che papà si trovava in gravissime condizioni, brutalmente e cinicamente mi consiglia di portarlo a casa, premetto che papà era attaccato ad un respiratore perchè non respirava autonomamente, aveva bisogno urgentemente di un posto in rianimazione e inoltre con un grosso aneurisma al torace non poteva volare nè in aereo nè in elicottero. Pertanto in mancanza di posti, lo portano in sala operatoria solo perchè in questi casi funge da rianimazione. Il medico rianimatore del turno pomeridiano, una donna subdola di cui purtroppo sconosco il nome, intanto prende accordi con la rianimazione dell'ospedale di Messina, l'unico con un posto disponibile, e per il trasporto di mio papà in elicottero. La prego di non farlo volare, spiego che ha il problema dell'aneurisma, e a causa della fretta di seguire mio padre in pronto soccorso, non ho con me le relazioni mediche precedenti nè i dischetti della tac che lo dimostrano, quindi mi promette di bloccare tutto per darmi la possibilità di fare un salto a casa per recuperare tutta la documentazione, mentre alcuni dei miei parenti rimangono in ospedale. Ma la "signora medico" decide di venire meno alla promessa, di non attendermi e di portare comunque papà in elicottero prima ancora del mio arrivo, nonostante ripeto non fosse trasportabile perchè attaccato ad un respiratore e non potesse volare per l'aneurisma. I miei parenti tentano di bloccarla, le ricordano che deve attendermi, così eravamo rimasti e intanto mi comunicano telefonicamente quanto stava accadendo, ero già sulla strada del ritorno, ma vi lascio immaginare il traffico pomeridiano della circonvallazione di Palermo, provenendo dalla zona del corso Calatafimi, e guidando da pazzi a rischio di incidente, giungo alla pista dell'elicottero, mostro le carte necessarie e minaccio tutti quanti di eventuale denuncia tramite mio legale. Il medico rianimatore dell'elicottero, un angelo di donna, a quanto pare non sapeva che papà avesse l'aneurisma perchè la sua collega non l'aveva informata, quindi capisce le mie ragioni e allontanandosi un attimo con la rianimatrice dell'ospedale Cervello la convince a riportare indietro mio papà. Nel frattempo vengo personalmente a conoscenza che si era liberato un posto alla rianimazione dell'ospedale Civico, dico personalmente, perchè mi ero attivata per trovarlo, purtroppo come si dice a Palermo, se non si ha un santo in Paradiso, non si va da nessuna parte, quindi comunico loro l'opportunità di questo posto e così papà viene trasferito al Civico, ma prima di andare via, il medico rianimatore successivo alla precedente, perche' nel frattempo avevano già cambiato turno, con sua grande stupidità mi sottolinea che comunque a Messina si trova uno dei migliori centri di RIABILITAZIONE, forse credeva che io fossi così ignorante da non distinguere la RIANIMAZIONE dalla RIABILITAZIONE?!?! Non credo che questa "battuta" sia stata adatta in un tragico momento in cui mio padre lottava per la vita, se avesse avuto bisogno della RIABILITAZIONE mi sarei sentita felice, ma purtroppo si trovava in come "3" uno stato molto più vicino alla morte che alla vita. Infatti dopo tre giorni di coma alle 20:25 del 31/07/09 il suo cuore smette di battere. In questi tre giorni di rianimazione al Civico, mi permettevano di vederlo ogni giorno per un'ora a pranzo, il 31/07/09 le condizioni igieniche in cui ho visto mio papà erano pessime, il suo viso estremamente sporco, pieno di muco fuoriuscito dal naso poiche' intubato, e sceso giù alle labbra e al mento, nessuno si era preoccupato di pulirlo ed io con dei fazzoletti imbevuti che avevo in borsa e con dell'acqua benedetta di Lourdes che mi ero portata dietro per lui, ho asportato il muco che non era fuoriuscito da poco ma era già asciutto. Mi scuso per questa puntualizzazione, ma serve a rafforzare il fatto che nessuno si era preoccupato di pulirlo, e pertanto con molto garbo lamento il problema agli infermieri, chiedo loro di farsi miei portavoce, poichè proprio loro non avevano colpa perchè avevano appena sostituito i colleghi del precedente turno. Questo è il nostro ospedale, oltretutto dovrò attendere due mesi per avere le cartelle cliniche. Intanto i miei genitori sono stati entrambi VITTIME dell'indolenza e del menefreghismo dei medici dell'ospedale Civico. Papà sarebbe voluto ritornare a Lourdes, questa volta per i motivi già sopra menzionati volevamo organizzarci con il treno bianco, l'ultima cosa che sono riuscita a fare per lui mentre era ancora vivo e' stato bagnargli la fronte con l'acqua benedetta di Lourdes. Adesso si trova a S. Orsola non molto lontano dalla mamma, casualmente nel sacrario di S. Bernardette. Tutti coloro i quali leggeranno questa lettera, ascolteranno il mio grido di dolore. Ai miei genitori, che erano tutto il mio mondo, dico che la mia vita senza di loro è talmente vuota che spero di poterli rincontrare presto, che comunque sono sempre accanto a me, che sono i miei angeli custodi e che li amo infinitamente...
Rosa Maria La Mattina