Io più che sognare preferisco avere delle visioni, perché mentre i sogni, dopo un po’ che li hai rincorsi invano, ti lasciano l’amaro in bocca, le visioni ti danno due alternative: o ti dimostrano che sei un pazzo, oppure che hai avuto fiuto e quindi una buona idea. E siccome a me il naso non manca, e quindi dovrei avere fiuto, e statisticamente c’è sempre una discreta probabilità di azzaccare, tento di essere un visionario.
Qual è, a proposito, la mia visione in merito alla vendita del patrimonio immobiliare del Comune di Cefalù?
Sicuramente non lo svenderei, perché di questo, al momento, si tratta. Scorrendo infatti l’elenco dei beni, si trovano addirittura valori di 600 euro al metro quadrato, quando sappiamo benissimo che le agenzie immobiliari neanche te lo mostrano in foto un immobile con questo prezzo, per superare di poco i 2000 euro al metro quadrato per gli oltre cinquecento metri quadri del Municipio storico.
Sicuramente i valor ottenuti dalla banca dati dell’Agenzia del territorio sono ampiamente sottostimati e pertanto, con una stima adeguata potrebbe essere sufficiente solo una parte dei beni per monetizzare quanto voluto; ma sempre follia resterebbe. Il patrimonio immobiliare è una delle poche cose infatti che può garantire dei redditi, oltre che comunque rimanere come base per mutui o garanzie; dobbiamo infatti pensare che tali immobili, se vendibili, siano privi di ipoteche.
Personalmente penso che la strada giusta da percorrere sarebbe quella di valorizzare il patrimonio, anche con interventi di recupero, e cercare di metterlo a reddito. Tenterò di fare alcuni esempi di utilizzazione:
La ex scuola media di S. Ambrogio potrebbe diventare sede universitaria, per ospitare un corso (serio) che formi personale altamente qualificato per la gestione turistica (direttori di albergo, guide turistiche, addetti a sportelli informativi sul territorio, ecc.); il consiglio di quartiere potrebbe ospitare una serie di servizi di supporto per l’università e per gli abitanti della frazione (sala proiezioni, biblioteca, internet point, ecc.), con camere per gli studenti che d’estate diventano ostello per la gioventù. Tutto questo porterebbe ad una inevitabile rivitalizzazione dell’abitato, con aumento del valore immobiliare, aumento delle attività economiche, ecc, anche pensando ad un futuro utilizzo del tracciato ferroviario per il raggiungimento della borgata; gli immobili nel centro storico e il vecchio collocamento potrebbero essere recuperati e trasformati in strutture ricettive (ostello, case per ferie, ecc.) da dare in gestione a terzi o possibilmente mediante una società mista; il macello potrebbe essere affittato ad una cooperativa (magari cefaludese) che si occupi di fornire servizi, per esempio per il turismo (lavanderia, acquisti centalizzati, trasporti, ecc.); il capannone di S. Oliva potrebbe diventare un parcheggio di scambio per lo smistamento merci nel centro abitato, con i famosi veicoli elettrici, acquistabili dalle pubbliche amministrazioni con contributi a fondo perduto e ricaricabili mediante pannelli fotovoltaici, pagabili attraverso il conto energia, mediante il quale si potrebbero comunque finanziare installazioni fotovoltaiche anche sugli altri immobili, recuperando decine di migliaia di kilowattora di energia all’anno.
I fondi necessari potrebbero essere reperiti mediante finanziamenti pubblici con quota parte a fondo perduto, ma anche mediante semplici mutui, magari attraverso la cassa depositi e prestiti, che tra i servizi alle amminstrazioni offre comunque anche l’attività di consulenza per la valorizzazione dei patrimoni immobiliari, oppure mediante la costituzione di un fondo immobiliare, del quale il comune potrebbe mantenere una quota. Paradossalmente tutti i cittadini, volendo, potrebbero diventare azionisti del fondo e con poche migliaia di euro mantenere intatto l’intero patrimonio; eventuali utili potrebbero essere addirittura ridistribuiti sotto forma di sgravio in termini di tributi.
Forse mi sono dilungato e forse ho anche detto cretinate, o comunque cose che andrebbero affinate e verificate. Una cosa è certa; in questo momento di stagnazione, l’unico modo per usicre dal baratro è intanto quello di mettere sul tavolo idee ed è comunque legato, secondo me, alla capacità di raccogliere i nostri sogni, trasformarli in visioni e cercare di guardare oltre l’orizzonte della soluzione più semplice, che rischia di essere soltanto un ripiego e non un rimedio.
Mauro Caliò