Che ci sarebbe di male a festeggiare il primo socialista segretario del PD? Assolutamente nulla, specialmente se questo socialista si chiama Guglielmo Epifani, è stato segretario generale della CGIL ed è uno di quei socialisti che niente hanno da spartire con la vituperata stagione del craxismo Anzi, ci sarebbe solo da rallegrarsi a constatare che finalmente sia stata riconosciuta la docimasia polmonare del terzo ingrediente della macedonia Pd, perché finora era sembrato un partito frutto del connubio di due soli attori in commedia, gli ex comunisti e gli ex democristiani. Invece la componente socialista, soprattutto tra gli elettori, è anch’essa piuttosto forte e merita di avere una sua visibilità, se non altro perché è la diretta erede del primo riformismo della storia d’Italia.
Il punto è un altro :cos’è Epifani, oltre ad essere socialista ed ex sindacalista. E’ un traghettatore, dicono. Brutta parola, viene in mente Caron dimonio dagli occhi di bragia, quello che nell’Inferno dantesco trasporta le anime dei dannati nell’aldilà. Ma tant’è: Epifani soprattutto questo deve fare, nella sostanza, ossia condurre per mano il partito al congresso nazionale del prossimo autunno (un congresso che già si preannunzia come una lunga notte di lunghi coltelli) e stando così le cose cercare per lui un termine meno evocativo appare del tutto inutile. Se qualcuno poi dovesse chiedersi perché mai si sia dovuti arrivare al traghettatore, vuol dire che ha vissuto negli ultimi mesi su una delle lune di Giove.
Situazione disperata ma non seria, ammoniva irriverente Flaiano. Sembra l’istantanea dell’attuale fase che sta vivendo il Partito democratico. Un partito nato da una grande idea che rischia di morire per colpa di egoismi meschini, grullerie da asilo, dispute correntizie degne della peggiore Dc e una balcanizzazione dei centri di potere che manco nella Cina dei regni combattenti o nell’Italia dei principati. La batosta elettorale (perché tale è stata, al di là della matematica) ha aperto un vaso di Pandora di stupide rivalse per presunti torti del passato da far impallidire le faide familiari calabresi , morti ammazzati a parte. Ed Epifani è chiamato a far salire tutti sulla stessa barca e tentare di portarli tutti a destinazione evitando di perderne per strada qualcuno, magari perché buttato in acqua dagli altri. Una mission impossibile o quasi : auguri.
Tuttavia , mai disperare: in fondo governare è far credere, per dirla con Machiavelli. Lezione di politica tra l’altro imparata a memoria da Berlusconi e dai berluschini, che sono vent’anni che fan credere all’ elettorato moderato di esser capaci di governare. Basta pensare alla vicenda dell’IMU, paradigmatica dello stile del Caimano. L’Imu sulla prima casa la pagano soltanto i più benestanti, tutti gli altri, grazie alle detrazioni, o pagano poco o pagano nulla. Eppure Berlusconi, parlando a nome dei più ricchi, è riuscito a farne l’orifiamma ideologico dei più poveri, quelli che non fiatano se a strozzarli è l’Irpef ma pronti alle barricate per 50 euro di Imu. E’ un grande Berlusconi, c’è poco da dire: conoscendo bene i suoi polli, al contrario del PD, sa quanto siano detestate dagli italiani le imposte sugli immobili, che peraltro esistono in tutta Europa. E così, mentre il PD e il suo segretario tentano di non finire affogati, lui prepara in tutta calma il ritorno in pompa magna a Palazzo Chigi.
Certamente è un Arturo Ui che ha molti ringraziamenti da fare per la sua (ennesima) resistibile ascesa: la carica dei 101, Beppe Grillo e la sua passione per il nettare degli dei, Matteo Renzi, il presidente Napolitano, che la trovata del governissimo la accarezza da mesi, e qualcun altro che non nomino per evitare l’odore di zolfo dentro casa. Però lui e solo lui, proprio perché capace di farsi interprete del peggio della pancia nazionale, è in fondo l’unico artefice della propria rinascita. Il Pd, a parte le guerre civili, al momento non riesce neppure ad imporre una propria linea al governo dell’ammucchiata: i suoi leader sembrano sempre balbettanti , imbarazzati, quasi volessero scusarsi di esistere e di essere l’unico diaframma che si frappone alla deriva liberal-populista dell’ illusionista di Arcore.
E’ qui che il capitano Epifani, nel mentre che fa salire sull’Arca i reduci , è chiamato a dare un segnale di vita, a rassicurare l’elettorato progressista che nessuno ha ammainato bandiere né ha intenzione di farlo: bene ,dunque, lo stop alla proposta di legge sulle intercettazioni. Un altro stop deciso andrebbe posto sulla restituzione dell’Imu (impossibile), agli atteggiamenti eversivi di gran parte del mandarinato forzista (pensiamo alla ignobile manifestazione di Brescia e all’ancor più ignobile attacco di Brunetta alla Boldrini), ai tentativi di insabbiare i processi del Sultano e, infine, a quelli mai celati di rilanciare l’economia a spese dei più deboli, tagliando ulteriormente una “spesa corrente” che non è soltanto, come strombazzano le gazzette e le tv del centrodestra, corruzione, sperpero di pubbliche risorse e clientelismo, ma soprattutto servizio ai cittadini: scuole, sicurezza ,sanità.
Se Berlusconi ha scambiato il governo Letta per un risciò che lo conduca comodamente al capolinea dell’impunità, è bene che qualcuno si affretti a spiegargli come stanno le cose: le castagne dal fuoco, se vuole, deve provare a togliersele da solo , così come da solo deve provare ad attuare il suo programma ultra-liberista alla Petrolini (“bisogna prendere il denaro dove si trova, presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.”) fatto di privilegi per pochi, cricche per pochissimi, piscio e letame in abbondanza per tutti gli altri.
Epifani, dunque, non sia solo un semplice nocchiere per la sinistra , ma faccia anche il Cambronne della situazione. Perché anche quando tutto sembra perduto, una botta di “merde” all’indirizzo di chi se la merita - parliamoci chiaro - fa sempre bene: è quantomeno catartica e, per chi soffre di stitichezza (tanto per restare in tema) , funziona pure meglio del confetto Falqui.