Quest’anno l’amministrazione comunale ha deciso di indicare, come luogo simbolo da salvare, il Museo “Mandralisca” di Cefalù che, insieme alla Fondazione voluta dal barone Enrico Piraino di Mandralisca, sta attraversando un momento di gravissima difficoltà economica, tale da mettere a repentaglio la prosecuzione della propria alta missione culturale.
La portata del rischio che si corre è tale che questa manifestazione potrebbe bene essere denominata non solo “Salvalarte” ma anche “Salva identità”. Infatti la Fondazione “Mandralisca” è, insieme al Duomo Normanno e alla Rocca, non solo uno dei simboli di Cefalù, ma rappresenta a pieno titolo l’identità siciliana e dell’intera cultura del mondo occidentale. Essa è, insomma, patrimonio dell’intera umanità.
Illustre onorevole presidente, gentile assessore, onorevoli deputati, signor dirigente generale, mi rivolgo in particolare a voi che avete l’onore e l’onere di contribuire a promuovere la cultura e l’identità della nostra amata terra di Sicilia; io non vi chiedo un intervento per evitare la chiusura al pubblico di un piccolo museo di provincia, io vi domando di impedire l’onta di vedere chiudere i battenti ad un grande museo dall’alto valore internazionale.
Ritengo, infatti, che la grandezza e l’importanza di un museo non si valuti in base all’ubicazione o agli spazi che lo ospitano ma in base all’importanza culturale delle opere e al valore delle collezioni che ospita.
Il Museo “Mandralisca” di Cefalù è certamente il custode del celeberrimo ritratto d’ignoto di Antonello da Messina, il cui enigmatico sorriso affascina chi lo guarda e ha ispirato e continua ad ispirare, letterati del calibro di Vincenzo Consolo e Matteo Collura, ma è anche il luogo in cui si conserva il cratere del tagliatore di tonno, uno dei primi esempi caricaturali e di satira delle disparità economiche e sociali presenti del mondo antico.
E ancora, il Museo “Mandralisca” è custode di una eccezionale collezione malacologica, unica al mondo per rarità ed importanza degli esemplari, e di una collezione numismatica che per completezza e rarità dei pezzi è seconda solo a quella conservata nel British Museum di Londra.
La Fondazione “Mandralisca” è tutto questo, ma non solo. È il simbolo di un patrimonio culturale di altissimo valore; è metafora di ciò che le generazioni passate ci hanno trasmesso e che noi abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri figli.
Il “Mandralisca” di Cefalù è un grande museo, dunque, ma un museo nel quale lavorano persone che da mesi non ricevono lo stipendio, che viene escluso da un turismo sempre più mordi e fuggi, che non riesce ad ottenere la visibilità internazionale che gli spetterebbe in quanto istituzione culturale di altissimo livello.
Questa, in rapida sintesi, le ragioni della mia amarezza e del profondo disagio che diventa forza per lottare a difesa della cultura, della storia, della identità del nostro popolo.
Ritengo che, per le pubbliche amministrazioni, sostenere una istituzione culturale come la Fondazione “Mandralisca” non sia una scelta ma un obbligo. Tutti noi siamo concordi nell’affermare che la cultura può essere un importante volano di sviluppo economico e per questo è importante fare in modo che ci sia una sinergia tra investimenti pubblici e fondi privati, ma proprio per questo il sostegno che solo il denaro pubblico può offrire è alla base di ogni idea di sviluppo culturale.
Occorre che la Fondazione “Mandralisca”, come le altre principali Fondazioni culturali siciliane, siano liberate dall’affannosa ricerca del denaro necessario per il pagamento dei propri dipendenti. Occorre garantire una base economica che dia serenità e che consenta di investire gli incassi, frutto dei biglietti e delle altre iniziative culturali che si potrebbero organizzare (penso a grandi mostre, ad esempio), per trasformare la cultura in un importante volano di sviluppo economico ed occupazionale.
La Regione, in verità, uno strumento in proposito lo ha creato. Mi riferisco, in particolare, alla legge regionale n. 51del 13 luglio 1995 che assegna dei fondi alla Fondazione “Mandralisca” di Cefalù, all’Istituto internazionale del papiro di Siracusa, alla Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari Museo delle Marionette di Palermo e alla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella.
Con quella legge la Regione Sicilia si propose due obiettivi: selezionare le Istituzioni culturali che hanno una valenza particolare nell’esprimere l’identità siciliana e nel rappresentare le profonde radici storiche e culturali della nostra terra; assicurare, a luoghi di cultura, delle risorse stabili che fungessero da base di partenza per programmare le proprie attività culturali.
Come sappiamo, però, la legge che vi ho citato, pur essendo ancora in vigore, è stata definanziata, in quanto si è preferito la metodologia dei finanziamenti a pioggia in base alla famosa tabella H.
Ebbene, ritengo che oggi sia ingiusto far pagare alla Fondazione “Mandralisca”, come ad altre istituzioni di alta cultura, le scelte sbagliate del passato; per questo, a nome dell’intera città di Cefalù, chiedo una forte azione, da parte della Regione Sicilia, volta a scongiurare, una volta per tutte, il rischio di chiusura del museo “Mandralisca”.
Credo che tale azione debba svolgersi, necessariamente, in due fasi: nell’immediato chiediamo che nel bilancio regionale per l’anno 2013 siano previste delle somme congrue (che sono da quantificare in misura superiore a quelle stanziate per il 2012, le quali si sono rivelate assai al di sotto del minimo indispensabile per garantire lo svolgimento dell’attività ordinaria) al fine di consentire il proseguimento della missione culturale della “Fondazione Mandralisca”; per il futuro chiediamo che sia rifinanziata la legge n. 51, con una idonea rivalutazione delle somme ivi previste, in maniera tale da restituire serenità all’opera culturale svolta dalla Fondazione, a tutti i dipendenti e alle loro famiglie.
Alcuni giorni fa, un quotidiano nazionale dedicava la propria attenzione alla paradossale situazione dei dipendenti del “Mandralisca” con un editoriale dal titolo: “Lavorare gratis”. Dopo il doveroso elogio nei confronti di chi, con grande sacrificio delle rispettive famiglie, ha deciso di continuare a lavorare gratis pur di non far spegnere una importante fiaccola della cultura mondiale, si rifletteva sul fatto che il lavoro non può essere gratis. Io aggiungo che si può offrire gratis il proprio tempo libero, si può fare volontariato, in quel lasso di tempo che una volta si chiamava, appunto, “dopo lavoro”. Ma il lavoro, proprio no, non può essere gratis, perché su di esso si fonda la dignità di un popolo.
Per questa ragione non si può consentire che questi lavoratori continuino a lavorare senza la certezza di una retribuzione.
In quanto sindaco di questa città ho preso il solenne impegno che il Comune di Cefalù, pur nella grave crisi economica in cui si trova e con la battaglia che stiamo portando avanti per evitare lo spettro del dissesto economico, farà la propria parte, non fosse altro perché la Fondazione custodisce gli importanti tesori della collezione “Cirincione” di proprietà comunale.
Siamo consapevoli però che da soli non possiamo farcela, per questo chiedo a chi detiene l’alta responsabilità del Governo della Regione Sicilia e a coloro i quali devono assumere delle importanti decisioni nell’ambito del bilancio regionale di prendere l’impegno di adoperarsi per non consentire che il Museo “Mandralisca” chiuda: ce lo chiede il nostro impegno di rappresentanti dei cittadini, di custodi del Patrimonio culturale siciliano, di politici che devono contribuire a costruire il futuro ma soprattutto ce lo impone la nostra dignità di figli di questa meravigliosa isola di Sicilia.
* sindaco di Cefalù