Partiamo dal primo punto io: l'America ce l'ho nel mio Dna. Mio nonno emigrò a New York nel 1903. Partì lasciando mia nonna e una bambina piccola. Poco dopo la piccola morì e lui ritornò qualche anno dopo. Come spesso capitava a quesi tempi mio nonna rimase nuovamente incinta, e nonno ripartì. Sarebbe tornato solo nel 1918, giusto per fare un'altro figlio: nel 1919 nacque mio padre, che conobbe suo padre undici anni dopo, quando nel 1930 rientrò definitivamente in Italia.
Come ho già detto, nonno viveva a New York. Ho ancora quel baule di legno - la cascia - che fece avanti e indietro con lui. Per questo è nata la mia idea: un ponte lungo 100 anni, il ponte che ha portato la Sicilia a New York. Con la speranza e con la morte nel cuore. E con amori, ricordi, nostalgie, lacrime, profumi. La Sicilia ha riempito le sue valigie e i suoi bauli. Valigie e bauli intrisi di sudore, fatiche, sentimenti. Quello che la Sicilia aveva già versato e quello che sapeva avrebbe versato in quella terra promessa. Gli amori, i ricordi, le nostalgie, le lacrime, i profumi che oggi sono nella mia arte, nell’arte e nel Dna di Francesco Liberto. Quella che ora voglio rimettere nello stesso baule che mio nonno usava per il suo andirivieni dall'America, ma 100 anni dopo. Per sbarcarla e mostrarla alla Sicilia di New York, e a New York.
Ho in mente una mostra ricca di colore, dove emerge l’amore per la Sicilia e per la mia amata Cefalù. Anche Maria Catalano, del Brooklyn College, insieme a suo marito Archie Rand, è venuta a trovarmi in Sicilia per conoscere la mia arte. Per questo progetto di migrazione artistica avevo chiesto aiuto alla Regione Sicilia, ma le porte mi sono state chiuse per la "solita" mancanza di fondi da parte. Eppure la mia non è una semplice mostra dei miei quadri, ma un insieme di ricordi, e uno spettacolo di moda, arte e cultura che tracci il legame forte che è rimasto vivo per tutti questi anni sia qui che in America, grazie allo scambio che è avvenuto grazie a chi ha avuto il coraggio di partire. La mostra è il percorso di dieci anni d’incessante produzione artistica, tra pittura e oggetti d’arredo, tessere che compongono un mosaico dove il protagonista è il colore che, attraverso composizioni trasgressive e originali, diventa un vortice che rapisce l’osservatore trascinandolo dentro l’ opera. Un omaggio alla Sicilia. Ai suoi colori e profumi. A Cefalù..la mia amata città. Ho pensato a un evento che porti in alto il nome della Sicilia nel mondo, in ricordo dei tanti emigranti che inizio 1900 lasciarono la nostra terra per trasferirsi nel nuovo mondo. E poi lo show, dove i protagonisti sono i nuovi talenti della Sicilia: cantanti, ballerini,poeti, attori,che uniti alla moda e alla cultura, raccontano la nostra storia: " Storie di tanti, storie d'emigranti".
Questa è l'dea, questo l'appello che vorrei lanciare ai noltissimi italo-americani che ancora oggi hanno nel loro cuore la Sicilia, quella Sicilia che ha tanto da dare, tanto ancora da far vedere.
Un appello che rivolgo ai siciliani residenti in America che amano la loro terra, tanto bella ma altrettanto bisognosa di sostegno, soprattutto in questo tragico momento per l'Italia. Gli enti tagliano ma gli uomini hanno bisogno delle emozioni che solo l'arte può riservare. Non ho ancora inviato il mio progetto americano, frenato anche io dalla crisi economica. Ma se non si lavora, e il progetto mira anche a dare lavoro, l'economia non ripartirà mai. Sì, è un progetto artistico, ma può coinvolgere tanti artisti siciliani meritevoli di essere conosciuti fuori dai confini della Sicilia. Da qui il mio appello a chi ci crede, nella creatività, nella solidarietà, nell'arte. Perchè aiutare i propri conterranei vede essere una cosa spontanea, specialmente a chi ha lasciato la Sicilia per andar a cercare fortuna in America.