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09.08.2012
Enzo Giunta
Enzo Giunta
Se ne parlava da qualche tempo ma solo in questi giorni l’iniziativa è stata ufficializzata. Un gruppo di sacerdoti si è fatto promotore di un vero e proprio partito che intende presentare liste alle prossime elezioni regionali.
Nulla di strano, in via di principio, tenuto conto che anche loro sono cittadini con gli stessi diritti degli altri.
In Italia la storia ci ricorda l’iniziativa del siciliano don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare e animatore della partecipazione dei cattolici alla vita pubblica, dalla quale i cattolici si erano allontanati a seguito dell’occupazione dello Stato Pontificio da parte delle truppe sabaude.
Dopo il periodo fascista, durante il quale Sturzo fu esule in America, il Partito Popolare – divenuto Democrazia Cristiana – ebbe un ruolo fondamentale per il mantenimento dell’Italia nell’area di influenza occidentale. In tale occasione, infatti, l’incombere del comunismo metteva a rischio la sopravvivenza della libertà politica e religiosa. Proprio per questo, nella sfida elettorale del 1948, il Papa in persona – Pio XII – sollecitò le strutture ecclesiali a sostenere la Democrazia Cristiana.
Tuttavia, cessato il rischio dell’attacco al principio “libera Chiesa in libero Stato”, non furono pochi i sacerdoti e gli stessi vescovi a voler mantenere una sorta di controllo sulla politica e sulla gestione del potere temporale in Italia. Fra tutti, spiccò in Sicilia il vescovo di Palermo, cardinale Ernesto Ruffini, la cui “presenza” nelle istituzioni pubbliche, nella Democrazia Cristiana e nella società fu particolarmente avvertita. In pratica, egli non fu soltanto un “Principe della Chiesa” ma tout cour un “Principe”, che convocava ministri, parlamentari e alti burocrati, impartendo direttive non discutibili. Tutto ciò poté verificarsi per colpa di coloro i quali gli riconoscevano un ruolo eccedente quello pastorale, producendo una commistione certamente non utile per la stessa Chiesa. Infatti, non pochi personaggi discutibili della politica si fecero strada e costruirono le loro fortune sulla totale acquiescenza alle direttive del cardinale. Così come la stessa mafia riuscì a mimetizzarsi grazie alla preminente preoccupazione di Ruffini di frenare l’avanzata del comunismo che, per vero, a quei tempi era un’incombente e pericolosa realtà.
Per amore della verità, c’è da dire che il potere gestito dal cardinale fu indirizzato a costruire una rete a sostegno delle famiglie bisognose, degli orfani e dei giovani dei quartieri più disagiati di Palermo.
L’implosione della Democrazia Cristiana e la nascita dei “nuovi” partiti avrebbe dovuto ricondurre tanti parroci nel ruolo di pastori di anime e maestri di vita cristiana. Missione questa impegnativa sia sotto il profilo religioso sia sotto quello sociale.
Ovviamente, la missione di un sacerdote non può essere soltanto quella di indirizzo, ma anche di formazione e di sostegno dell’uomo nella vita civile e nell’esercizio di una cittadinanza attiva e responsabile. Pertanto, è giusto che il sacerdote consigli e affianchi il cattolico che decide di offrire alla comunità il proprio servizio, attraverso la presenza nelle istituzioni. Del pari, è bene che invogli persone capaci e oneste a scendere in campo nella politica, per il bene di tutti, nella corretta interpretazione della dottrina sociale della Chiesa.
Tutto ciò è possibile in affiancamento, richiamando l’attenzione, ove occorra, sui possibili contrasti fra i principi cristiani, che un cristiano ha sempre il dovere di rispettare, anche nella vita pubblica, e i programmi del partito in cui milita.
Da ciò a costituire un partito e partecipare alle elezioni con proprie liste ne corre e contrasta, se non proprio stride, con la separatezza che deve contraddistinguere l’istituzione religiosa da quella laica, anche nel rispetto del dettato evangelico: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
La contingenza politica e sociale non postula l’azione di un novello Sturzo o di un novello Ruffini. I siciliani hanno sì bisogno di uomini e donne nuovi e partecipi della vita pubblica, ma non hanno certamente bisogno di agglomerati confessionali, peraltro pilotati da pur rispettabili sacerdoti.
Da cristiano mi attendo al più presto una parola chiarificatrice del vescovo, soprattutto perché qualcuno ha fatto intravedere il possibile tacito consenso all’iniziativa da parte di due alti prelati “romani”: mons. Fisichella e mons. Crociata.
Un’ultima riflessione. È vero che il lupo e l’agnello pascoleranno assieme, ma questo avverrà nel mondo della Verità e della Vita, non in questo. Pensare il contrario è un inutile sogno ovvero un terribile inganno.
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