L’UCCISIONE DEL SINDACALISTA DI CACCAMO
Il mistero del delitto Geraci
L’Antimafia riapre il caso
La Commissione parlamentare antimafia ha riaperto il caso di Domenico Geraci, il sindacalista ucciso a Caccamo nel 1998. Gli autori e i mandanti non sono mai stati individuati anche se il pentito Antonino Giuffré (“Manuzza”) ha descritto il contesto mafioso nel quale l’agguato va inquadrato. Sarà sentito per primo il figlio di Geraci, Giuseppe, che all’epoca aveva 17 anni: fu testimone diretto dell’agguato contro il padre.
A riaprire la vicenda è stato l’appello di Pif raccolto da molti caccamesi che hanno scritto al presidente della Commissione, Rosy Bindi. Giuseppe Geraci sarà sentitoil 16 luglio a Roma. L’indagine sarà condotta da un gruppo di lavoro della Commissione. Si occuperà dell’omicidio di Mico Geraci, sindacalista della Uil, e di altri casi di omicidi mafiosi irrisolti.
Quando fu assassinato Mico Geraci aveva 44 anni. Era stato consigliere provinciale del Ppi e preparava la sua candidatura a sindaco come espressione di uno schieramento di centro sinistra. Era sotto casa quando venne abbattutto a colpi di fucile da sicari arrivati con una Punto: il figlio vide tutto dal balcone.
Oltre al figlio, gli inquirenti hanno ascoltato a suo tempo un amico di Geraci che si trovava con lui fino pochi minuti prima dell’agguato. L’inchiesta della Procura di Termini Imerese ha ricostruito l’attività politica e l’impegno di Geraci che si era impegnato su due fronti molto caldi: la mafia che condizionava la vita civile di Caccamo e il nuovo piano regolatore che, secondo lui, tutelava interessi oscuri.
14.07.2014
la Redazione