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SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Cefalù, la procedura
di dissesto è illegittima

Lapunzina contro i ‘mestatori della politica’
La corte dei conti non può dichiarare il dissesto finanziario dei comuni siciliani, e quindi neanche del comune di Cefalù. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che, accogliendo il ricorso proposto dalle Regioni a statuto speciale, tra le quali la Sicilia, ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale di una norma del decreto legislativo 149 del 2011. In particolare è illegittimo l’art.13 comma 1 secondo periodo del decreto legislativo.
Quella norma impone una diretta applicabilità del decreto legislativo anche “ai soggetti ad autonomia speciale”. Ma proprio questa previsione, ha stabilito la Consulta, “eccede i limiti fissati dalla legge di delegazione, la quale non consente deroghe, con riguardo ai suddetti soggetti, alla regola dell’adattamento secondo le peculiari procedure facenti capo alle norme di attuazione degli statuti (sentenza n. 178 del 2012)”. “Ne consegue – conclude la Corte – che le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 13 del decreto legislativo n. 149 del 2011 proposte dalle Regioni Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, siciliana, e dalle Province autonome sono fondate, in riferimento all’articolo 76 della Costituzione, limitatamente al secondo periodo della norma impugnata”.

Per effetto di questa sentenza, le disposizioni che autorizzano la Corte dei conti a promuovere la procedura del cosiddetto “dissesto guidato” nei confronti degli enti locali, non trovano immediata applicazione in Sicilia: ci vuole infatti una norma di recepimento.
Per Cefalù l’effetto che ne deriva è l’annullamento dell’iter procedurale seguito dalla sezione regionale della Corte dei conti, già peraltro sospeso dal Tar, cui, fra le altre, era stata opposta proprio la presunta inapplicabilità della norma. “Prosegue, a questo punto senza ulteriori gravami giudiziari, l’iter del piano di riequilibrio decennale – sottolinea il sindaco Rosario Lapunzina – cui il nostro ente ha chiesto di aderire. Ciò non toglie che la situazione contabile del comune, per come ereditata, resti grave e che occorrano misure idonee a sanarla”.
Nel dare notizia della sentenza, Lapunzina non manca di difendere la linea seguita dalla sua amministrazione, che si è opposta in tutti i modi facendo anche ricorso al Tar alla dichiarazione di dissesto spesso scontrandosi con l’opposizione. Il sindaco definisce i consiglieri che lo hanno attaccato come “mestatori” della politica, “che hanno in questi mesi inteso colpevolizzare la mia amministrazione rea di non si sa bene quale ritardo”.
“Nei confronti di costoro – conclude – occorrerà predisporre un piano che li conduca al ‘riequilibrio’ del loro approccio con l’amministrazione e con la verità delle cose”.
21.07.2013
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