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domenica, 29 settembre 2013 ore 22:37
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LA MAZZATA DEL LODO ARBITRALE

Comune condannato, a Cefalù
l’acqua si pagherà due volte

Riconosciuto un debito di tre milioni
Lo sfogo arriva con una nota del sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina, e descrive il paradosso di una città costretta a pagare due volte il servizio idrico. È la conseguenza della conclusione del lodo arbitrale che ingiunge al Comune di liquidare tre milioni alla società Sorgenti Presidiana per la potabilizzazione dell’acqua a partire dal 2009.
Ma quei soldi sono già stati pagati dai cittadini attraverso le bollette di Aps (Acque potabili siciliane), la società che dal 29 aprile 2009 ha assunto la gestione del servizio prima disimpegnato dal Comune. Aps è stata poi travolta dalle procedure fallimentari e non ha più regolato i conti con Sorgenti Presidiana. E difficilmente lo potrà fare. Chi deve pagare allora il debito? La società di Vezio Vazzana ha bussato alle casse comunali promuovendo un giudizio civile. A lume di logica la risposta sarebbe stata semplice: siccome la gestione del servizio è stato trasferito ad Aps non può che essere quest’ultima a dovere onorare il debito, anche perché ha già incassato il dovuto dai cittadini cefaludesi. Ma siccome le vie della giustizia civile sono infinite, la titolarità del debito si è rovesciata. Probabilmente a causa di scelte difensive inappropriate. Sotto la precedente amministrazione, il legale del Comune ha infatti abbandonato il giudizio civile, nel quale figurava anche Aps, e ha scelto l’arbitrato. Ma invece di semplificare le cose questa mossa le ha complicate. Le uniche controparti sopravvissute sono così la Sorgenti Presidiana e il Comune ritrovatosi improvvisamente a farsi carico di un dedito che sarebbe stato di altri. C’è però da dire che, in fondo, anche questa strada era segnata da un errore di omissione: prima che il servizio passasse ad Aps il Comune avrebbe dovuto compiere un’operazione che tecnicamente si chiama “cessione di contratto”. Avrebbe dovuto cioè chiudere il rapporto con la società di potabilizzazione e trasferirlo ad Aps. E questo la precedente amministrazione non lo ha fatto. Appare quindi inevitabile che sia proprio il Comune a pagarne le conseguenze.
Il sindaco Lapunzina, che ha solo ereditato una carta avvelenata, ha ragione a protestare e a sottolineare l'aberrazione (la chiama proprio così) di un servizio pagato due volte per colpa di un terzo inadempiente.
"L’esito del lodo arbitrale tra il nostro comune e Sorgenti Presidiana – sottolinea – travolge ogni sforzo compiuto in questo anno per giungere a un risanamento in maniera non traumatica delle finanze comunali". E aggiunge: "Ritengo che, di concerto tra amministrazione attiva e consiglio comunale, occorrerà assumere quelle decisioni che, a questo punto, potrebbero risultare inevitabili. Ciò detto, credo che a nessuno possa sfuggire la macroscopica aberrazione della vicenda, per cui, aldilà dei complicati contorni legali, la nostra comunità si trova a soccombere per un debito, sebbene i cittadini abbiano già pagato il dovuto, attraverso la fatturazione delle bollette idriche. Risultiamo ammessi al passivo di Aps per quasi tremilioni di euro, con scarse possibilità di introitare somme corrisposte dai cefaludesi, e al contempo debitori nei confronti di Sorgenti Presidiana di un importo pressoché equivalente, che ovviamente ci viene chiesto pronto cassa. Costretti, cioè, a pagare due volte lo stesso servizio a due diversi creditori”.
Di chi sono le colpe? Lapunzina ha una risposta pronta: “A ciascuno è dato farsene un’idea. Di certo, la cessione del servizio idrico, in maniera precipitosa e in assenza delle necessarie garanzie per l’ente, a un gestore da subito entrato in crisi, si dimostra oggi - e al tempo fu fatto rilevare, con una pubblica sottoscrizione, da tremila utenti - un imperdonabile errore, a fronte dei tanti Comuni che continuano a gestire le risorse idriche autonomamente e ad un referendum che ne ha sancito il diritto. Così come non va taciuto che l’intervento dei privati nella gestione di servizi pubblici, specie se essenziali, non può mai essere la fonte di eccessivi, e quindi ingiustificati, profitti, che si trasformano in rendite sulla pelle degli inermi cittadini. A fronte di ciò, è preciso dovere di chi amministra ricercare strumenti di tutela adeguati, cosa che non mancheremo di fare".
06.06.2013
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