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DA POLVERIERA A VILLA DI LUSSO

Dopo dieci anni la verità
sulla casa dell’ex sindaco

L’Espresso dedica un pezzo alla Vicari
I debiti del Comune di Cefalù, lasciati in eredità alla città dall’attuale sottosegretario all’economia ed ex sindaco Simona Vicari, hanno meritato un’intera pagina sul settimanale L’Espresso. Ma il tema del buco in bilancio non era l’unico al centro dell’articolo cha campeggia a pagina 55 del numero arrivato in edicola venerdì 24 maggio.
Nel pezzo si discuteva anche della vicenda legata ai presunti abusi edilizi nella casa intestata alla madre dell’ex prima cittadina, sul promontorio del Kalura. La Voce ha deciso di approfondire il tema, accennato sul giornale del Gruppo L’Espresso, per raccontare in modo più dettagliato fatti taciuti quasi dieci anni. L’attuale villa di lusso che campeggia tra i faraglioni di Cefalù fu acquistata a nome di Adele Chiovaro, madre della Vicari. A molti però apparirà curioso il fatto che proprio immediatamente prima dell’acquisto, sul rudere in vendita, fossero state eseguite alcune rilevanti opere abusive che risultano effettuate dalla precedente proprietaria. Gli abusi portavano a sette i due vani e mezzo ancora attualmente registrati al catasto. A seguito di questi fatti si ha notizia di un esposto pervenuto via fax alla sede del distaccamento del Corpo forestale del vicino paese di Lascari, l’8 maggio del 2004, nel quale veniva denunciato il “manufatto totalmente abusivo e la realizzazione di una nuova costruzione lasciando all’interno il vecchio rudere (di soli 40 metri quadrati, ndr)”. Così una vecchia polveriera, usata per i lavori all’ex cava della Rocca di Cefalù, diventava una casa di lusso per affitti settimanali da cinquemila euro, com’è facile scoprire consultando il sito web thinksicily.com.
A seguito dell’esposto arrivato alla Forestale, il maresciallo Roberto Pecoraro e un consulente del servizio urbanistica del Comune di Cefalù, l’architetto Mario Scavuzzo, portarono avanti un sopralluogo da cui veniva fuori un verbale piuttosto assolvente: “dagli accertamenti eseguiti e dagli esiti del sopralluogo emerge che pur non rilevando presenza di maestranze sui luoghi, vi sono lavori in corso riguardanti gli interventi descritti nella comunicazione ‘opere interne’ (presentata all’ufficio urbanistico dalla vecchia proprietaria, ndr) e che pertanto non risultano violazioni a norma sia urbanistiche che di carattere regolamentare”. In seguito l’architetto Scavuzzo – che ricordiamo essere stato uno dei consulenti ben pagati dal Comune, già amministrato da Simona Vicari – precisava, su richiesta del maresciallo Pecoraro, che a suo parere “gli interventi sulle murature portanti e di sovradimensionamento, trattandosi di opere di miglioramento statico senza modificazione della struttura preesistente e non di opere di adeguamento statico, non necessitano di alcun parere del genio civile”. Eppure la casa che si erge sul promontorio del Kalura, confinante con la splendida Torre che ha fatto guadagnare il titolo di undicesimo panorama più bello d’Italia al Comune di Cefalù negli anni Sessanta, è frutto di sostanziali modifiche al territorio in una zona vincolata dal Piano regolatore generale e all’interno della fascia di immodificabilità assoluta a meno di 150 metri dal mare. Il problema era già stato sollevato molti anni prima, quando con una richiesta del 9 novembre 1989 la precedente proprietaria dell’ex polveriera aveva chiesto una sanatoria per abusi di gran lunga inferiori a quelli perpetrati tra il 2003 e il 2004. La richiesta dell’89 era stata bocciata dall’Assessorato dei Beni culturali e ambientali “in quanto le opere realizzate abusivamente risultano pregiudizievoli dell’ambiente circostante per la realizzazione di eccessivo volume in una zona che presenta notevoli caratteristiche ambientali e paesaggistiche”. Ma, evidentemente, qualcosa quindici anni dopo sarebbe cambiato. E molto.
03.06.2013
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