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sabato, 07 luglio 2012 ore 10:32
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IL TRASFERIMENTO DEL PARROCO DELLA CATTEDRALE

Cefalù, nuovo caso in curia
Dilaga la protesta dei fedeli

Da Sant’Ambrogio alla cattedrale dilaga la protesta dei fedeli di Cefalù contro il trasferimento di alcuni parroci. La curia parla di normali avvicendamenti “per il bene delle comunità” e fa intendere che sono provvedimenti concordati con gli interessati. Non è così replica ora con una lettera aperta un gruppo consistente di fedeli.
Il nuovo caso ruota attorno a don Salvatore Mormino di cui si era ventilato il trasferimento, adesso ufficializzato, alla fine di maggio. Il primo giugno 255 fedeli e genitori di ragazzi che frequentano la parrocchia del cattedrale e l’Azione cattolica hanno scritto al vescovo, monsignor Vincenzo Manzella, per manifestare il loro dissenso. Ma il vescovo, raccontano i promotori della protesta, “non ha inteso neppure incontrare una nostra delegazione ed è stato solo possibile consegnare la lettera, perché gliela facesse avere, a mons. Sebastiano Scelsi”.
Negli stessi giorni anche il presidente e i responsabili dei vari settori dell’Associazione cattolica della cattedrale, in rappresentanza dei 170 iscritti, hanno indirizzato al vescovo un altro appello perché monsignor Mormino restasse al suo posto. “Nessuna risposta – aggiungono – è stata data alle nostre più che legittime rimostranze e, ci risulta, neppure a quelle dell’Azione cattolica”. Di lì a poco il trasferimento ventilato è stato comunicato all’interessato.
La decisione rientra in un quadro di altri numerosi avvicendamenti che stanno interessando diverse parrocchie della diocesi, “senza che sia dato comprendere – sottolineano i fedeli della cattedrale – le ragioni pastorali che starebbero alla base di simili provvedimenti”.
In assenza di un confronto, e di spiegazioni, l’altra sera in cattedrale, in occasione dell’ordinazione di un diacono della comunità di Polizzi Generosa, il Vescovo ha ufficialmente annunciato il trasferimento di padre Mormino. Su un giornale telematico è poi stato spiegato che gli avvicendamenti sarebbero sempre concordati con gli interessati, addirittura alcuni mesi prima dell’annuncio ufficiale.
“Tutto ciò – scrivono ora i fedeli – ci impone di insorgere per rimarcare il nostro disappunto e di contestare fermamente l’assunto secondo cui, nella specie, si sarebbe trattato di avvicendamento concordato. La circostanza, infatti, non risponde assolutamente al vero, e ciò ci risulta direttamente e per certo, senza alcun tema di smentita, per quanto riguarda padre Mormino”.
Ma c’è di più. Il caso del parroco della cattedrale così come quello di Sant’Ambrogio, per il quale l’altra sera i fedeli hanno protestato con una fiaccolata, non sarebbero episodi isolati. Per altri parroci, dicono i firmatari della lettera del primo giugno, “ci risulta indirettamente che si è trattato di trasferimenti imposti e giammai minimamente concordati”.
Rispetto al silenzio delle gerarchie e all’attuazione di decisione prese senza alcun confronto i fedeli esprimo disappunto e delusione “per l’assoluta mancata considerazione delle istanze dei fedeli laici, che costituiscono il corpo vivo della Chiesa”.
E aggiungono: “La Chiesa siamo noi popolo (prima che le autorità e le gerarchie ecclesiali), e abbiamo diritto di essere ascoltati da chi la governa, affinché si tengano nel debito conto le nostre istanze”.
“Le contestazioni dei fedeli – sostengono ancora i promotori della protesta – risultano sterili non perché si tratta di avvicendamento concordato con l’interessato, ma semplicemente perché è stata ignorata e soffocata la voce dei fedeli, che a questo punto dobbiamo ritenere solo buoni ed utili per fare coreografia e null’altro. La tanto decantata partecipazione dei laici alla vita della Chiesa si riduce così a una semplice e vuota affermazione verbale, priva di qualsiasi vero contenuto, in quanto chi ne aveva il potere lo ha esercitato secondo le sue insindacabili e imperscrutabili volontà, senza neppure accettare la richiesta di dialogo”.
Il caso di monsignor Mormino assume poi una rilevanza simbolica. Il parroco viene allontanato da una comunità, nella quale ha vissuto per oltre quarant’anni, di cui 38 da sacerdote, durante i quali per 23 anni è stato segretario di tre vescovi, e per 16 anni parroco della cattedrale.
“Non comprendiamo – concludono i fedeli – le arcane ragioni per le quali avviene tutto ciò, ma non possiamo ulteriormente accettare che le nostre legittime istanze di partecipazione e dialogo, del tutto ignorate, siano per di più pubblicamente tacciate di sterilità”.

Dalla curia non trapelano commenti e pubbliche puntualizzazioni. Ma solo l’imbarazzo di avere innescato, con l’ampia rotazione dei parroci, un disagio prima vissuto all’interno delle comunità e ora portato fuori con una protesta che si allarga ogni giorno di più.
01.07.2012
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