LETTERE
“Caro Nico, ti scrivo...”
Il ricordo dell’amico Italo
“Nessun aiuto a pubblicare le ricerche”
A pochi giorni dal trigesimo della scomparsa dello storico cefaludese Nico Marino riceviamo e pubblichiamo un ricordo dell'amico e collaboratore Italo Piazza:
Mio carissimo amico-fratello Nico, non avrei mai voluto – per niente al mondo – scrivere parole di estremo commiato che ti riguardassero, così come non volevo credere alla cruda e nuda realtà della tua prematura scomparsa. Io e tutti gli altri amici credevamo che il tuo fosse un malessere passeggero. Per questo, non vedendoti fare la spesa per tre giorni consecutivi come eri solito, ti abbiamo chiamato. Per una volta, però, non hai risposto tu, ma tuo figlio Gabriele, che ci ha detto che stavi riposando. Speravamo di sentirti l’indomani, ma anche il giorno dopo tua moglie Antonella ci ha ripetuto le stesse parole. Era l'inizio del tuo male, che ti avrebbe portato via. Ci mancavi, al solito tavolo di piazza duomo, dove quasi ogni mattina sostavi per qualche minuto e ci allietavi la giornata e con la tua erudizione e le tue continue nuove scoperte sui personaggi che hanno vissuto a Cefalù e sulla toponomastica antica e moderna. Una cosa, però, ti dava molto fastidio. Quando ti chiedevamo di pubblicare tutto il tuo sapere, di cui solo tu eri rimasto detentore, come frutto della passione che avevi per la storia e per il passato. Ci rispondevi sempre con parole che ci rattristavano, riguardo al fatto che nessuno ti aiutava finanziariamente a pubblicare – anche con sponsorizzazioni – le tue scoperte. Per i libri che avevi scritto e pubblicato avevi sempre affrontato da solo tutte le spese. E c’era anche un’altra cosa che ti dava fastidio: scoprire – dopo il sacrificio anche economico della pubblicazione – che delle copie edite i cefaludesi ne avevano acquistate poche, pochissime. A volte trenta, a volte quaranta. Nulla di più. Una volta, caro Nico, ti confidai la mia intenzione di pubblicare un libro sugli antichi usi di Cefalù. La risposta, schietta e onesta, la ricorderò per sempre: "Cu tu fa fari? Lassa pierdiri, ascuta a mia. A gienti i libra i vuoli regalati". Era una critica amara, ma arguta. Profonda. Era l’esame di una società abbandonata dal punto di vista culturale e privata ormai di ogni stimolo alla scoperta. Ecco cosa ti scoraggiava ogni volta che avevi un nuovo libro già pronto, e preferivi chiuderlo nel cassetto.
È poco dire che Cefalù ha perso uno dei suoi figli migliori. Questa città, da più di vent’anni, ha subito un processo di inaridimento. Si è impoverita, tra crisi finanziarie e il malgoverno, tra il menefreghismo di noi cefalutani e l’abbandono culturale in cui ormai vive. Tutti aspettiamo che siano gli altri a risolvere i problemi. Ora il colpo di grazia, la tua scomparsa. Questa notizia ci ha buttato nello sconforto più grande. Personalmente ho perso il mio mentore e fratello, l'amico di tutti, dai più umili alla gente importante. Quando passeggiavi sul corso Ruggero ci mettevi un bel po’ prima di arrivare dal tuo fruttivendolo di fiducia di fronte ‘u ciauomu. Avevi una barzelletta sempre pronta, portavi sempre il buon umore, anche quando non ti andava. E poi, nel nostro solito tavolino, appena arrivavi tu si radunavano tutti gli altri per sentirti parlare, perché quello che ci raccontavi era sempre nuovo e interessante. Se volevi stupirci, ci riuscivi pienamente, e ogni volta ci insegnavi cose nuove.
Mi mancherai come mi manca mio fratello Giuseppe, che è scomparso tre anni fa e che era per me un secondo padre. Da quattro notti ho il sonno inquieto, ti penso intensamente e a volte mi sveglio pensando che la tua morte sia un incubo. Invece quello che resta sono solo i bei ricordi della "Caverna", quando anche se sposato da poco ti seguivo fino a tarda notte assieme al mio compare di nozze Antonio Augello e a Pio, Cicìo, Gigi, Romilda,e tutti gli altri fino. L’indomani in cantiere ero intontito, la mattina dovevo alzarmi alle sei e non potevo essere sempre dei vostri. Ma questo non ci allontanò, anzi ci ravvicinò di più. Quelle poche ore che stavamo tutti insieme, liberi dagli impegni, erano dense di gioia e allegria. Eri un puro, Nico. Avevi sempre una parola buona. Mai, in più di mezzo secolo, ti ho visto arrabbiato. Ma i nostri rapporti non erano solo di amicizia. C’era anche grande collaborazione. Io cercavo notizie antropologiche su Cefalù, e molte volte trovavo materiale che per te era interessante. Nell'archivio della cattedrale facevamo le nostre ricerche genealogiche insieme al barone La Calce, e ognuno di noi aiutava l'altro nel vero rispetto – citando la collaborazione, a differenza dei molti che senza rispetto, negli anni, hanno attinto ai nostri archivi per loro pubblicazioni senza mai citare la fonte. Ricordo una volta, nel 1194 alla fondazione Mandralisca, che lavoravamo insieme alla riqualificazione dei molti oggetti depositati nei magazzini del museo. I locali erano trascurati e ammuffiti. A quei tempi era presidente Manlio Peri, così insieme a Salvatore Giardina, Sandro Varzi e Angelo Di Francesca ci siamo messi a lavorare con grande fatica e altrettanta soddisfazione. La marea di oggetti meravigliosi che trovammo furono il nostro premio, e il successo della pubblicazione del volume "Oggetti, curiosità e bibelots della Fondazione Mandralisca" che ne raccoglie le foto fu un grande successo. Conservo questo ricordo con grande affetto, come quando il sindaco Alfredo Mario La Grua ci chiamò pregandoci di fare un “miracolo”. Entro tre mesi il castello di Bordonaro a Mazzaforno doveva essere ripulito e pronto per essere utilizzato a scopi sociali, pena il ritorno agli eredi Bordonaro del bene lasciato al Comune. L'impresa non fu da poco, ma grazie a te e all’amico Giardina anche quello fu un grande successo. Sono sicuro, carissimo fratello Nico, che da lassù leggerai queste mie modeste e sincere parole. Spero ti diano sollievo, anche se sono sicuro che sei assieme a Pio nella casa del Signore. Io pregherò sempre per voi, sperando che voi, da lassù preghiate per me. Italo
10.11.2010
Italo Piazza