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IL CASO SICILIANO AL SALONE DI DETROIT

Fiat, Marchionne chiude: “Termini si deve fermare”

I sindacati: “Un'offesa ai lavoratori”
Ancora parole sprezzanti di Sergio Marchionne sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese. La chiusura non si discute e resta confermato lo stop alla produzione a partire dal 2012. Durissime le reazioni dei sindacati: ancora una volta si usano parole che rappresentano un'offesa ai lavoratori. E la cordata messa in campo dal finanziere Simone Cimino? “Non lo conosco. Non ho visto niente finora. Noi siamo comunque disposti a lavorare con tutti” è la laconica, ma significativa, risposta di Marchionne ai giornalisti che gli chiedevano cosa pensasse della proposta del finanziere siciliano. Scenario dello scambio di battute è stato il salone dell’auto di Detroit. La Fiat è presente con i suoi prodotti di casa di prestigio internazionale tra cui la famosa 500 in due versioni: nera Abarth e grigia elettrica. La 500 elettrica è ancora un prototipo. La versione Abarth è quella che Marchionne guida anche negli Usa. La Fiat qui è presente per celebrare il suo rilancio dopo l’accordo con la Crysler e per presentare i suoi imponenti progetti di sviluppo che riguardano un po’ tutti i siti produttivi tranne Termini Imerese. Per lo stabilimento siciliano l’amministratore delegato della Fiat è stato ancora una volta categorico: “Resta invariato l’impegno di chiudere Termini Imerese entro il 2012”. L’uscita di Cimino potrà cambiare qualcosa? La secca risposta di Marchionne lascia trasparire uno scarso interesse sulla proposta del presidente di Cape Natixis Sgr. A una domanda su un eventuale incontro con il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, entro gennaio Marchionne ha detto: “Sono disponibile, quando vuole”. Ma fermo restando che la chiusura di Termini non si mette in discussione. Durissime a Termini le reazioni sindacali. In primo luogo di Roberto Mastrosimone della Fiom: “Marchionne sta esagerando, sta superando ogni limite. Ogni giorno ci ricorda che chiuderà lo stabilimento di Termini Imerese. Lo abbiamo capito. Così facendo, manca di rispetto ai lavoratori e all’intera Sicilia. Il governo Berlusconi deve avere più autorevolezza nei confronti di questa azienda che ha ricevuto tanto”. “Se Marchionne ha deciso di vendere la fabbrica lo dica – aggiunge Mastrosimone – in modo tale che il governo e la Regione siciliana possano alla luce del sole cercare un'altra casa automobilistica interessata a rilevare lo stabilimento”. “Gli operai della Fiat di Termini Imerese risponderanno a Marchionne con lo sciopero di mercoledì” aggiunge il segretario provinciale della Uilm, Vincenzo Comella. '”Il nostro obiettivo – dice – è di coinvolgere i deputati siciliani per fare in modo che la vertenza Termini Imerese arrivi presto nell'agenda del governo Berlusconi e sia affrontata dalla politica come si deve dato che ci sono in ballo tremila famiglie e l'economia di un intero territorio”. Sono "dichiarazioni inaccettabili" interviene Beppe Lumia senatore del Pd. “Inaccettabili per un Paese democratico che ha a cuore la politica industriale di un settore così delicato e strategico come l'automobile''. “Un governo responsabile, con la schiena dritta - aggiunge Lumia - non si fa maltrattare con una presa di posizione così sprezzante. In tutto il mondo i governi hanno trattato direttamente con le case automobilistiche. Così hanno fatto Obama, la Merkel e Sarkozy. Governi diversi stesse modalità di intervento: tutti hanno avuto un ruolo attivo, dettando le condizioni per impedire la chiusura dei propri stabilimenti”. E er quanto riguarda gli ecoincentivi? “Proporrò ancora una volta - dice Lumia - che almeno i parlamentari siciliani non li votino e sfideremo maggioranza e opposizione a rigettare tale provvedimento. Così pure chiederò che si faccia chiarezza sull’utilizzo delle risorse pubbliche date alla Fiat. Sia ben chiaro che a Termini Imerese ci sono tutte le condizioni per continuare a produrre automobili. Ci sono le infrastrutture e l’indotto. È strano che fino a poco più di un anno fa Marchionne era convinto di investire sullo stabilimento siciliano con il cosiddetto Piano A, voluto proprio da lui, che ora rigetta e ignora con sdegno''.
11.01.2010
Redazione