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sabato, 19 giugno 2021 ore 3:00
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Poesia, i versi in grigio
e verde di Santo Atanasio

Ora che l’Italia si avvia, lentamente e a pezzi, a diventare di un colore senza tinta, un “colore acromatico”, dopo un lungo alternarsi di sfumature di giallo, arancione e rosso, ritorno con la mente a una raccolta di poesie di Santo Atanasio, dal titolo “Versi di un anno (in grigio e in verde)”, Gilgamesh Edizioni 2021, e, in particolare, a due delle quattro sezioni che la compongono, vale a dire “Coronavirus e Versi diversi”, profondamente intrecciate tra di loro.
Il titolo costituisce una bussola per orientarsi all’interno della scrittura: si tratta infatti di liriche composte nel 2020, anno in cui abbiamo cominciato a fare i conti con un “virus coronato” che ha cambiato il modo di condurre vari aspetti della nostra vita e la maniera di relazionarci agli altri. Il grigio e il verde sono correlati a due stati d’animo, spesso compresenti nell’animo del poeta (ma anche in tutti noi) nel corso di un anno travagliato, in cui accanto ai momenti di scoramento, di tristezza e di dolore sono stati vissuti momenti di speranza, di aperura al futuro nonostante tutto. Talvolta il grigio sfocia nel nero
(neri son questi giorni, / neri di malattia, paura e morte…), ma il poeta afferma: Io sono tuttavia / aperto alla speranza, / come il cielo d’aprile / a un franare di rondini.
Tutte le poesie recano la data di composizione: l’autore stesso, nella premessa, spiega al lettore che si tratta di un “bisogno emotivo e mnemonico”, una scelta che ricorda le poesie legate all’esperienza della guerra di Ungaretti, il quale, nel naufragio bellico dell’esistenza, scrive lettere piene d'amore e dichiara di non essere mai stato / tanto / attaccato alla vita. Così, nel primo anno della pandemia, in cui la metafora della guerra è stata ampiamente utilizzata nella lotta contro la diffusione del coronavirus, emergono in Santo Atanasio la stessa profonda esigenza e ricerca ungarettiana di sentirsi in armonia, nonostante il grido muto dei morti resti confitto in croce nel cuore del poeta, e la consapevolezza di come fragile e caduca sia / la vita umana, quotidianamente.
La sezione “Coronavirus” (seconda delle silloge) comprende poesie composte da febbraio a maggio e alcune relative al periodo novembre-dicembre; la sezione “Versi diversi” (terza della raccolta), pur con alcune sovrapposizioni temporali, comprende molte poesie composte tra maggio e novembre, periodo di pausa delle precedente sezione, pausa che riguarda anche la dimensione collettiva del rapporto con la pandemia, quando dopo la bufera dei primi mesi dell’anno, sembrava ormai che la situazione migliorasse e gli animi erano più distesi. Forse, allora, i versi sono diversi nel senso etimologico di divert?re, di deviare, di allontanarsi da qualcosa. Con l’avvicinarsi dell’estate, i pensieri
di pena, d’incertezza, di paura lasciano più spazio alla primavera / in fiori, cieli e canti sfavillante… già attesa nella sezione precedente, così come d’ombra ricolmi gli occhi troveranno gioia nell’amore che la natura cura, / che di brillanti ci tempesta gli occhi.
Insieme a fiori e cieli, la raccolta presenta frequentemente il sole e le stelle, vere parole chiave, vissuti come speranza e attesa in Coronavirus, come realtà di conforto e lenimento dei mali in Versi diversi. Che cosa desidera il poeta?
Vedere il sole sorgere i mattini / negli occhi primavera dei miei figli / e leggere d’estate, sorridente, / i messaggi d’amore che di notte / le stelle inviano al cuore dei poeti.
Così, in “Versi diversi”, sin dalla prima poesia, troviamo pensieri in fiore, i ricordi d’infanzia e la bellezza delle stagioni della vita, nonostante le
ventate del mattino, le folate di maestrale o di scirocco, perché permane la consapevolezza che la vita è questo vento di scirocco / che infuria tutt’intorno e fugge via; ma ci sono infinite dolcezze in cui attardarsi, all’alba o alla sera, con la musica che... / odora di memoria e desiderio; ci sono cieli azzurri pennellati di opale e d’argento
e ci sono canti e c’è la poesia ispirata dalle stelle. E ci sono le rose…
Annuso la rosa purpurea, / e con il suo profumo / dipingo la mia sera.
Tre soli versi e più chiavi sensoriali, in cui l’odore emanato dalla rosa diventa colore per dipingere la sera, con una raffinata metafora sinestetica che rende visibile ciò che afferisce all’olfatto, il più profondo e ancestrale dei nostri sensi, legato indissolubilmente alla vita perché sempre vigile in ogni respiro.
Notte. Nel buio pesto, / s’illumina improvviso / l’odore della rosa / che colsi in un mattino, / vedendola inebriata / di sole, e così bella
Anche in questo caso l’odore transita nel senso della vista, illuminandosi al sole del mattino come ogni
bocciolo di rosa che con il suo brillio / di giubilo – così / dà inizio alla giornata.
La prima sezione della raccolta comprende poesie in memoria, mentre la quarta, “Cuna, affetti”, è dedicata a Castelbuono e alla famiglia, temi che percorrono tutta la produzione poetica di Santo Atanasio e che costituiscono il sostrato profondo della vita e della poesia del poeta: non è un caso che in copertina sia riprodotta l’opera “La famiglia” di Egon Schiele, del 1918.
Ed è grazie a queste certezze che
si snebbierà ? si spera ardentemente ? / di tutto il mondo l’anima offuscata / e un’altra volta si disserrerà / un futuro di sole e sanità.
07.06.2021
di Rosalba Gallà

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