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Scorie nucleari nelle Madonie,
il “netto rifiuto” del vescovo

Dopo i sindaci anche il vescovo di Cefalù si schiera contro la scelta di un sito nelle Madonie per lo stoccaggio di scorie nucleari. Quello di monsignor Giuseppe Marciante è un "netto rifiuto" sostenuto da un forte richiamo all’enciclica di sulla natura e all’esigenza di altro genere di interventi.
"Non è un rifiuto aprioristico - dice il prelato - ma legato alla consapevolezza del forte rapporto che ci lega al nostro territorio, un'area già duramente provata da una emigrazione giovanile di massa, depauperata dal punto di vista sociale ed economico, votata oggi alla sostenibilità ambientale e alla salvaguardia della biodiversità". "La zona individuata - aggiunge - si trova alle porte del Parco delle Madonie, un territorio ricco di biodiversità: circa 2.600 specie vegetali presenti, oltre la metà delle specie vegetali siciliane, di cui alcune rarissime ed esclusive".
Con il richiamo all'enciclica Laudato si' monsignor Marciante avverte che "bisogna tenere alta l'attenzione". E anche se un deposito e un centro di ricerca avrebbe effetti anche economici, "la redditività non può essere l'unico criterio da tenere presente". Ben altri sarebbero, a suo avviso gli interventi e gli investimenti da promuovere per far fronte ai problemi che ogni giorno si trovano a vivere i centri delle aree interne: viabilità, sostenibilità, sanità, desertificazione delle campagne, "mancanza delle condizioni essenziali che offrano ai nostri giovani la possibilità di investire il proprio futuro nella loro terra senza essere costretti ad emigrare". Inoltre "la scelta di impiantare la struttura alle porte dell'area protetta del Parco delle Madonie è in contraddizione con l'obiettivo stesso che 30 anni fa portò alla costituzione dell'ente regionale".
"Siamo tutti chiamati - conclude - a custodire la ricchezza naturale del nostro territorio".
08.01.2021

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