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Addio a Mario Lombardo, fu giudice popolare del maxiprocesso alla mafia

Otto mesi fa era morta la moglie. Mario Lombardo non è sopravvissuto al dolore di una perdita che lo aveva molto provato. E oggi è morto a 83 anni il decano dei giornalisti cefaludesi, una figura di professionista garbato, attento, impegnato. Per anni era stato corrispondente del giornale L’Ora, poi aveva diretto Crm, un’emittente radiofonica che aveva aperto i microfoni al contributo di interventi esterni e a incontri pubblici tra la gente. Ma l’esperienza più significativa, che lo ha segnato per tutta la vita, per Mario Lombardo è stata quella del maxiprocesso a Cosa nostra tra il 1986 e il 1987. Era uno dei giudici popolari. Un ruolo esposto e di grande importanza. Ne ha dato poi una testimonianza partecipata con una ricostruzione di memoria e di memorie in un libro, il primo sul più importante capitolo della storia giudiziaria della Sicilia, con la prefazione di Vincenzo Consolo. Laureato in giurisprudenza, era diventato procuratore legale nel 1971 e avvocato nel 1977, ma poi si era dedicato all'insegnamento. Schivo com’era, Mario Lombardo ha avuto occasione di parlare del maxiprocesso solo negli ultimi anni. Nel 2016 aveva ritrovato il presidente Alfonso Giordano in occasione del premio Mario Francese, organizzato dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Entrambi diedero quel giorno una testimonianza incrociata dei momenti culminanti del processo: la sfilata dei testimoni di accusa, gli interrogatori degli imputati, il confronto spettacolare tra Tommaso Buscetta e Pippo Calò, le dure requisitorie dei pm, la lunga camera di consiglio e infine la sentenza che distribuì 19 ergastoli e 2665 anni di carcere al gotha di Cosa nostra. Sprazzi inediti di quei momenti e di quel processo Lombardo aveva rievocato ritrovando agli incontri d’estate di Cefalù il giudice a latere Pietro Grasso poi diventato procuratore di Palermo e procuratore nazionale antimafia. Immancabile la foto ricordo nella quale aveva trovato posto anche la moglie tanto amata. Anche il figlio di Mario Lombardo, Vincenzo, è un giornalista. Addetto stampa dell’ospedale Giglio, è anche consigliere dell’Inpgi, l’ente di previdenza dei giornalisti. IL RICORDO DEL SINDACO – Il sindaco Rosario Lapunzina ha espresso il cordoglio della città e la “umana vicinanza ai familiari tutti per la scomparsa di Mario Lombardo”. “Con lui – dice – la città perde una delle sue figure più rappresentative nel panorama sociale e culturale. Lo ricordiamo come insegnante che educò generazioni di giovani ai valori del civismo e della legalità. Ideali che seppe difendere e incarnare nel corso del maxi processo alla mafia, nell’ambito del quale egli fu chiamato a far parte della giuria popolare”. “Da giornalista – aggiunge – ebbe un comportamento limpido non ricusando mai di manifestare il proprio pensiero in coerenza con gli ideali nei quali credeva. Il profondo cordoglio dell’amministrazione comunale giunga, quindi, ai figli, ai parenti, agli amici e a tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo”. ^^^^^^^^^^^^^^^ A Vincenzo Lombardo e alla famiglia le affettuose condoglianze della Voce
20.05.2020