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IL CDA ANNUNCIA NUOVE LINEE DI GESTIONE

Il Mandralisca: i tagli
stimolano i nostri sforzi

Aiutateci a gestire il Mandralisca con criteri di efficienza per svolgere al meglio un servizio importante per il turismo culturale. È l’appello del consiglio di amministrazione della fondazione rivolto a soggetti pubblici e privati dopo il taglio dei contributi regionali. Il museo aveva chiesto 300 mila euro, il contributo giudicato ammissibile era di 250 mila, i fondi effettivamente concessi sono 72.500 euro: un taglio del 38 per cento rispetto alla somma riconosciuta nel 2018, cioè 117 mila euro.
Le restrizioni delle risorse vengono giudicate penalizzanti per l’offerta culturale del museo che, secondo il cda presieduto da Antonio Purpura, supera i confini regionali. Lo dimostrerebbero le mostre “antonelliane” alle quali il Mandralisca ha contribuito con il suo Ritratto d’uomo. Le mostre sono quelle di Palazzo Abatellis (dicembre 2018-febbraio 2019) e, “con ben più ampio respiro internazionale”, quella di Palazzo Reale di Milano (marzo-giugno 2019).
“È bene precisare – sottolinea il cda del Mandralisca – che si è trattato di mostre nelle quali il Governo regionale ha partecipato attivamente, persino sollecitando la nostra partecipazione, convinti, come tutti, del grande valore culturale e promozionale, per tutta la Sicilia, di iniziative di questa natura. Il museo, a seguito delle due mostre antonelliane, ha stipulato un accordo con i musei civici di Pavia per due mostre congiunte, a Cefalù e a Pavia, del Ritratto d’Ignoto del nostro museo e del Ritratto d’uomo esposto nel museo di Pavia. E sempre nell’ottica di questa politica di scambi – l’unica possibile, nelle condizioni date, per arricchire l’offerta del museo – il Mandralisca ha esposto da marzo a novembre 2019 le due grandi opere di Giorgio Vasari dal titolo (“La caduta della Manna”), in prestito dalla Galleria Abatellis di Palermo”.
Non manca, nella lunga nota che segue l’allarme lanciato dal Cobas nei giorni scorsi, un richiamo all’attrattività del museo di Cefalù: “Il nostro è il primo fra i musei siciliani privati in termini di afflusso di visitatori e di entrate provenienti dalla vendita dei biglietti di ingresso, collocandosi appena sotto l’importo degli incassi della Galleria regionale Abatellis, il cui patrimonio espositivo ha ben altro valore attrattivo, per rilievo e ampiezza tematica delle opere”.
Ma il punto dolente è quello che da anni angustia la fondazione. Sostiene ancora il cda: “Le entrate proprie del museo non sono sufficienti a coprire i costi di gestione. È bene sottolineare che questa è una condizione che accomuna tutte le realtà museali, sia private che pubbliche, sia in Sicilia che altrove. Di questo tutti - cittadini, autorità locali, operatori economici e istituzioni regionali - devono avere contezza. L’apporto pubblico, in tutte le sue espressioni, è imprescindibile e di fondamentale importanza. A questa responsabilità non può sottrarsi il governo regionale, perché il nostro museo è parte importante dell’offerta culturale regionale (pur rimanendo un’istituzione privata), ossia di quel mix di risorse uniche e di alta qualità attrattiva, su cui si fonda, è bene ribadirlo, la scommessa del turismo culturale della regione. Dalle parole ai fatti. Per essere credibili”.
Oltre agli incassi provenienti dalla vendita dei biglietti e all’oscillante contributo regionale, il Mandralisca riceve dall’amministrazione comunale, appena uscita dalla criticità del dissesto di bilancio, 40 mila euro: somme che vengono dall’imposta di soggiorno. Segno questo, dice il cda, di una “crescente e partecipata attenzione” alle sorti del museo. Ma è necessario un passaggio ulteriore: un ticket unico per la fruizione del patrimonio culturale cittadino. “Soltanto in questo modo sarà possibile ridurre lo scostamento fra il numero di arrivi e presenze turistiche (elevato e in crescita) e la fruizione di tutto il patrimonio culturale locale, sia quello più immediatamente suggestivo, sia l’altro più complesso e denso di valenze culturali, come quello dell’offerta museale del Mandralisca”.
Nessuno vuole sfuggire, è l’ammissione del consiglio di amministrazione al dovere di rendere la gestione più efficiente. “Nemmeno il personale”. E qui si tocca un tasto delicato. Riprendendo un’esigenza da tempo avvertita ma sempre frenata, il cda fa sapere che “si sta sviluppando un fruttuoso, e ormai conclusivo, confronto per ridefinire le relazioni contrattuali di lavoro, adeguandole a quelle vigenti in tutti i musei privati nazionali. E ciò per raggiungere e garantire un allineamento degli assetti retributivi e del modello organizzativo con quelli degli standard nazionali”. Sarà in sostanza rimodulato il rapporto contrattuale con i dipendenti che, tra l’altro, sono diminuiti da otto a sei dopo il pensionamento di due impiegati. Ai sei strutturati si aggiungono i lavoratori socialmente utili.
Sul fronte della gestione si muovono altre linee progettuali. Ne dà conto la stessa nota: “Dai fondi strutturali europei attendiamo il finanziamento di due progetti, già approvati, attraverso i quali si apporteranno modifiche importanti alla struttura del museo e al suo modello di fruizione, e questo per renderne più attraente e interessante la visita e per adeguarne la qualità espositiva agli standard richiesti per realizzare mostre di opere di grande valore. Contiamo di realizzare gli interventi nella prima metà del 2020. A conclusione dei quali, il museo potrà integrare al proprio interno anche alcuni fondamentali servizi aggiuntivi con l’obiettivo di aumentare le entrate proprie”.
17.11.2019

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