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domenica, 21 aprile 2019 ore 10:35
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IL 24 APRILE AL CINEMA DI FRANCESCA

Nanni Moretti a Cefalù
parla di “Santiago, Italia”

Nanni Moretti a Cefalù per presentare il suo “Santiago, Italia”. Un film sull’accoglienza, lo ha definito lo stesso regista che ne parlerà il 24 aprile al cinema Di Francesca, una delle più antiche sale ancora in attività in Sicilia e punto di incontro del grande cinema. Due le proiezioni in programma: la prima alle 15, la seconda alle 17:30. Moretti sarà presente all’una e all’altra.
E siccome i posti sono limitati, è necessaria la prenotazione (al numero 328 5439345).
La presenza di Moretti è già un evento per Cefalù. Ma assume un senso simbolico per il fatto che proprio in questo cinema si è rappresentata una delle ultime testimonianze civili e culturali di Angela Diana Di Francesca. E il tema era, anche allora, quello del colpo di stato di Pinochet, la morte di Allende e la lunga tragedia della dittatura militare in Cile.
Ora il film di Moretti getta uno sguardo su un capitolo inedito di quella storia che si allarga anche all’Italia di oggi. Nel 1973 l’ambasciata italiana di Santiago diede riparo a tanti che cercavano di sfuggire alla repressione del regime golpista e poi diede a molti un salvacondotto. La storia degli esuli cileni in Italia non è inedita ma è poco nota soprattutto alle giovani generazioni cresciute durante e dopo il berlusconismo. E descrive la grande maturità civile e politica di un Paese che giorno dopo giorno scivola purtroppo verso la palude del razzismo e della negazione dell’altro.
Moretti intervista i funzionari dell’ambasciata italiana in Cile e tanti cileni accolti dall’Italia. Non pochi sono rimasti, e sono diventati artisti, registi, giornalisti, professionisti e operai. Altri sono invece tornati in Cile con la fine della dittatura.
Moretti, che sta girando il nuovo film "Tre piani", riesce a coniugare la lievità del racconto con la gravità dei fatti e delle testimonianze. E veicola un messaggio simbolico, che è sempre presente nelle sue opere: il regista comincia il suo racconto dal muretto dell’ambasciata a Santiago, che veniva facilmente scavalcato da chi cercava di sfuggire a Pinochet. Oggi invece i muri sono diventati più alti e servono non a salvare ma a fermare le persone.
Sta qui uno dei messaggi più simbolici del film. “Sono contento che questo piccolo film sull’accoglienza sia uscito in un periodo in cui un gran pezzo della società italiana è andato nella direzione opposta alla solidarietà, ha acquistato ancora più attualità questa bella storia di cui andare fieri”, ha detto il regista quando ha ricevuto il Nastro d’argento del sindacato nazionale giornalisti cinematografici per il suo documentario.
13.04.2019

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