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Cuffaro e gli altri big:
“Estranei agli scambi”

Totò Cuffaro, il personaggio che non ti aspetti nell’inchiesta sul voto di scambio a Termini Imerese, dice che con questa storia non ha nulla a che fare. Nel senso che almeno lui non aveva bisogno di promettere un posto di lavoro per fare votare Filippo Maria Tripoli, candidato non eletto di “Popolari e autonomia” alle regionali del 2017. E anche altri esponenti politici indagati hanno smentito, da Alessandro Pagano a Filippo Tripli, il loro coinvolgimento nella vicenda giudiziaria.
"Mi è stato notificato – fa sapere – per conto della Procura di Termini Imerese un atto di chiusura delle indagini dove mi si contesta di 'aver promesso un posto di lavoro all'Ars' in cambio di voti. Ho sempre avuto e ho grande fiducia nella giustizia e rispetto per il lavoro dei pm e se sono nella lista insieme ad altri 96 indagati un motivo ci sarà". L’ex presidente della Regione, che ha scontato sette anni di reclusione per favoreggiamento di Cosa nostra, dice di non conoscere gli elementi che sostengono l’indagine nei suoi confronti
"Appena avrò le carte che mi riguardano le studierò e mi adopererò con i miei avvocati per chiarire questa vicenda che mi viene attribuita. So che è reato promettere posti di lavoro in cambio di voti e so di non aver promesso nessun posto di lavoro all'Ars e so anche di non avere nessun potere, o ruolo (essendo un semplice cittadino senza alcun incarico) e nessuna possibilità di mantenere simili promesse".
"Conosco Amodeo (uno degli indagati, ndr) – aggiunge – da 20 anni, è un dirigente politico, e non credo avesse bisogno di promesse di lavoro per votare per Filippo Tripoli col quale ha un ottimo rapporto personale ed ha collaborato per tutta la campagna elettorale. Sono certo di poter chiarire, quanto prima, la mia innocenza rispetto ai fatti che mi si contestano".
Si dice “sorpreso” anche Alessandro Pagano, vice presidente del gruppo della Lega alla Camera e uno dei coordinatori del partito di Salvini in Sicilia. “Francamente ritenevo – dice – che dopo le decisioni del Tribunale della libertà di Palermo, della giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati e di ben due pronunciamenti della Corte di Cassazione circa l'assenza di fumus del reato, la Procura avesse tutti gli elementi per chiedere da subito l'archiviazione sulla questione riguardante il presunto scambio di nominativo del candidato Caputo".
" Risulta confermata peraltro – aggiunge – la mia assoluta estraneità ad ipotesi di voto di scambio cui diversi organi di informazione, senza distinguere le posizioni dei soggetti indagati, ancora con grave superficialità continua ad accostarmi".
"La grave lesione della mia identità politica, da sempre e notoriamente incompatibile con pratiche del genere, mi costringe per rispetto degli elettori e del partito in cui milito a tutelare la mia posizione dinanzi all'autorità giudiziaria nei confronti di coloro i quali diffondono notizie prive di fondamento".
Nell’inchiesta è entrato anche l’altro coordinatore della Lega in Sicilia, Angelo Attaguile. Il suo legale, Antonio Fiumefreddo, sostiene che prima dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, ad Attaguile il 13 marzo scorso, “nessuna notizia il mio assistito aveva ricevuto dalla Procura di Termini Imerese e l'unica conoscenza del procedimento derivava dalle notizie diffuse dalla stampa nei mesi scorsi. Ora che invece è finalmente possibile avere lettura degli atti - aggiunge - procederemo immediatamente a chiedere l'interrogatorio al fine di chiarire tempestivamente l'assoluta estraneità dell'on. Attaguile a qualsiasi condotta illecita, non essendosi peraltro lo stesso mai occupato della candidatura del fratello dell'on. Caputo. Siamo certi che in relazione alla posizione di Attaguile, la vicenda si potrà chiarire davvero in tempi rapidi".
E anche Filippo Tripoli, candidato nella lista "popolari e autonomisti" che sosteneva Musumeci presidente, proclama la sua estraneità al sistema di scambio messo in luce dalla Procura di Termini Imerese. Tripoli è ora candidato sindaco a Bagheria. "Sono sicuro - dice - della mia estraneità ai fatti e di aver agito correttamente: non ho mai promesso posti di lavoro in cambio di voti. Dopo aver ricevuto e studiato le copie degli atti, attraverso i miei legali chiederò ai magistrati di essere sentito al più presto". E aggiunge: "Se sul piano giudiziario mi sento assolutamente sereno sul piano politico mi amareggia il fatto che la notizia sia uscita proprio nel mezzo della campagna elettorale per le amministrative a Bagheria, che mi vede candidato a sindaco. È evidente che tale notizia rappresenta una ghiotta quanto meschina occasione di strumentalizzazione da parte di qualche avversario".
15.03.2019
Fausto Nicastro

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