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lunedì, 20 maggio 2019 ore 10:34
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A UNA SVOLTA L’INCHIESTA DELLA PROCURA

Arrestati i vertici Blutec,
bufera sul piano industriale

Il sindaco: “Disastro annunciato”
Una bufera giudiziaria travolge Blutec e il piano di ripresa industriale dello stabilimento ex Fiat. I vertici della società sono stati arrestati al culmine di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese. Ai domiciliari sono finiti Roberto Ginatta, presidente del consiglio di amministrazione della società, e Cosimo Di Cursi, amministratore delegato.
Sono accusati di malversazione di fondi pubblici ai danni dello Stato. E si sono visti notificare il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi di persone giuridiche e delle imprese per 12 mesi. Nominato cime amministratore giudiziario il commercialista palermitano Giuseppe Glorioso.
La magistratura ha ordinato anche il sequestro preventivo dell'intero complesso aziendale e delle quote societarie, nonché delle disponibilità finanziarie, immobiliari e mobiliari riconducibili ai due indagati, per un importo totale di 16 milioni e 516 mila euro.
Questi provvedimenti scaturiscono da un’inchiesta promossa lo scorso ottobre dalla Procura di Termini Imerese, guidata da Ambrogio Cartosio, per fare luce sull'utilizzo dei fondi – 21 milioni di euro – concessi da Invitalia per il rilancio dello stabilimento. Nell'ambito delle indagini, la Guardia di finanza aveva sequestrato documenti e materiale informatico. Sarebbe stato accertato che i due manager avrebbero distratto 16 dei 21 milioni di euro che dovevano rappresentare una grande occasione per il riassorbimento di 700 lavoratori.
Le perplessità sulla gestione del piano Blutec non sono un fatto nuovo. L'inchiesta ha solo dato corpo e senso alle riserva subito manifestate. Nel gennaio 2018 Invitalia aveva revocato i finanziamenti e chiesta la restituzione delle somme. L'azienda ha sempre difeso la correttezza del proprio operato e ha presentato un rendiconto di spese già fatte per oltre 16 milioni. Secondo i magistrati e la Guardia di finanza che ha compiuto gli accertamenti, le somme sarebbero state utilizzate per altri tipi di investimenti. Otto milioni, sarebbero finiti su titoli esteri, attraverso la filiale milanese del Credit Suisse.
La tesi della Procura secondo cui Ginatta non ha investito nel piano di presa produttiva dello stabilimento ex Fiat tutti i soldi ricevuti trova conferma nelle dichiarazioni di un teste. Il manager di Blutec "non si sognava di investire tutti quei soldi a Termini Imerese". Lo sostiene Giorgio Bocca, legale rappresentante della società Giomar, che forniva consulenza tecnica all'azienda. "Nei primi mesi del 2015, mentre mi trovavo presso gli uffici Blutec in Rivoli - dichiara Bocca - all'atto di chiedere delucidazioni al dottor Roberto Ginatta circa i mancati pagamenti relativi ai miei compensi ho prospettato a quest'ultimo la circostanza per la quale, nel giro di poco tempo, sarebbero stati erogati alla Blutec i primi, parziali importi dell'intero finanziamento. Alla mia considerazione rivolta a Roberto Ginatta circa il corretto utilizzo dei finanziamenti da destinare al progetto di riqualificazione, lo stesso mi diceva che non si sognava di investire tutti quei soldi nello stabilimento di Termini Imerese".
Per camuffare in parte gli investimenti sarebbero state prospettate spese fantasma, come quella per un costoso software mai arrivato a Termini Imerese. Per il gip Stefania Gallì gli accertamenti, ancora in corso, sulla destinazione dei finanziamenti pubblici agevolati concessi da Invitalia alla società farebbero emergere "gravi indizi di colpevolezza" a carico dei due indagati. L'accusa si basa anche sui risultati degli accertamenti bancari effettuati sui conti correnti di Blutec e di altre società riconducibili agli indagati. Ne è venuto fuori un quadro di gravi irregolarità.

IL SINDACO: DISASTRO ANNUNCIATO, IL GOVERNO SI MUOVA

A Termini la notizia degli arresti ha provocato enorme sensazione. È un passaggio che rischia di mandare a monte tutta la difficile trattativa che finora aveva prodotto pochi risultati. Di questa preoccupazione, già manifestata in tante occasioni, si è fatto interprete il sindaco Francesco Giunta. “Una tegola sulla testa di un’intera comunità”, è stato il suo commento a caldo.
E ha aggiunto: “Seppur, nella consapevolezza delle difficoltà registrate nei mesi scorsi, in merito alla restituzione delle somme anticipate all'azienda da Invitalia, abbiamo sempre sperato che la ‘vertenza Termini Imerese’ potesse trovare una soluzione favorevole per le migliaia di famiglie, coinvolte, loro malgrado, in un disastro sociale ed economico senza precedenti. Da tempo, la Procura della Repubblica indagava in merito alle modalità di utilizzo dei fondi pubblici da parte di Blutec. Questa ulteriore involuzione della vertenza, deve preoccuparci ma non scoraggiarci. Piuttosto, può essere l'occasione affinché, grazie al lavoro della magistratura, possa, finalmente, chiarirsi, una delle pagine più tristi della storia recente di Termini Imerese e del suo comprensorio”.
Giunta rivolge poi un appello alle istituzioni locali, regionali e nazionali per “stringersi intorno alle famiglie di quegli uomini e quelle donne che pur con scetticismo hanno voluto credere che una possibilità di riscatto potesse esserci”.
Mercoledì pomeriggio si terrà al palazzo comunale un incontro tra i sindacati e il comitato permanente dei sindaci già previsto con un sit in degli operai in piazza Duomo. Mercoledì si deciderà quali azioni intraprendere. “Resto fermamente convinto – ha sottolineato il sindaco – oggi più di ieri che una manifestazione a Torino, dinanzi alla principale sede italiana di Fca, sia l'unica soluzione, affinché l'azienda torinese possa assumersi quelle responsabilità che fino ad oggi non si è mai voluta assumere. Possiamo, sin d'ora, assicurare che le organizzazioni sindacali, gli operai e le loro famiglie non saranno lasciati soli e che le Istituzioni locali, a partire dal Comune di Termini Imerese, saranno al loro fianco, fino a quando, insieme, non troveremo una via d'uscita dignitosa a questo disastro annunciato”.
12.03.2019
Fausto Nicastro

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