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venerdì, 22 febbraio 2019 ore 3:06
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Abusi in un lido di Cefalù,
imprenditore condannato

Si chiude con la condanna del proprietario di fatto Giovanni Cimino il processo per gli abusi nella struttura del lido Poseidon di Cefalù. Il gip Claudia Camilleri ha inflitto a Cimino 11 mesi di arresto e 39 mila euro di multa. L’inchiesta era stata avviata nell’aprile 2015 dal commissariato di polizia diretto da Manfredi Borsellino. Nella fase iniziale dell’indagine il lido era stato anche sequestrato.
A Cimino è stata concessa la sospensione condizionale della pena, subordinata però alla demolizione degli abusi. Il pm Paolo Napolitano aveva chiesto la condanna di Cimino a 3 anni di reclusione e 45 mila euro di multa.
L’imprenditore era accusato di avere realizzato opere sul lido "sul presupposto, rivelatosi poi infondato, dell'imminente rilascio di una nuova concessione che le avrebbe autorizzate". Alcune di queste opere erano state parzialmente rimosse ma la Soprintendenza ai Beni culturali aveva nel frattempo revocato in autotutela il nulla osta precedentemente rilasciato ai gestori del lido perché la struttura balneare nel suo complesso determinerebbe una "barriera visiva che impedisce la continuità della veduta del litorale".
Ne verrebbe intaccata l'integrità dell'immagine in tutte le sue componenti panoramiche e naturalistiche. Inoltre "la copertura posta al di sopra delle strutture collocate a quota dell'arenile, per la sua profondità, nasconderebbe completamente la visione della battigia e della spiaggia su un lungo tratto della passeggiata a mare".
In una nota l'avvocato Giovanni Condello, difensore di Cimino, lamenta che in sede dibattimentale non sono state accolte alcune richieste e non si è tenuto conto di alcuni elementi favorevoli riconosciuti dallo stesso tribunale. Ricorda anche c'è stata una richiesta di ricusazione su cui si pronuncerà la Cassazione. "Samo sicuri - aggiunge - di sovvertire il giudizio, rispetto ad
un soggetto processato per errore perché estraneo alla condotta" contestata. Secondo il legale, le "inadempienze della pubblica amministrazione" potrebbero avere "indotto in errore" Cimino.
12.02.2019

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