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MOSTRA ALL’OTTAGONO DI CEFALÙ

Le visioni di Collara
tra emozione e materia

Giuseppe Collara è uno di quegli artisti la cui attività pittorica è strettamente collegata alla biografia, non tanto perché dalle sue opere si possono trarre spunti per ricostruirla, ma perché le tappe della sua esistenza, soprattutto con riferimento ai luoghi, sono strettamente intrecciate con la sua poetica e, allo stesso tempo, la sua visione pittorica e le sue motivazioni artistiche hanno condizionato la scelta dei luoghi.
Nato a Cefalù, riceve la sua prima formazione artistica presso la scuola d’arte (la cui evoluzione ha condotto all’attuale liceo artistico), dove sicuramente ha consolidato la sua capacità manipolatoria dei materiali, avendo seguito il percorso della lavorazione del legno. Il completamento della formazione artistico-accademica avviene prima a Palermo, nella sezione “Pittura”, e poi nella sezione “Nudo” dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Ancora studente presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel 1968, a diciannove anni, realizza a Cefalù, su committenza del professor Calcedonio Coco, figura poliedrica e imprenditoriale, proprietario del cinema Astro, “Apocalisse e Love”, affresco di grandi dimensioni (m. 11x2,5), con tecnica quattro-cinquecentesca, sulla lunetta dello schermo di proiezione.
Interessante la dichiarazione dello stesso Giuseppe Collara (rilasciata a Cefalunews nel novembre del 2016) su questa sua opera giovanile: “Nessuno mi aveva mai insegnato la tecnica della pittura ad affresco e mai avevo affrontato a quell’età spazi così grandi e al di fuori dei supporti cartacei e delle tele. Anche se dal ’90 la mia opera si esprime con un linguaggio astratto, gestuale e materico, io resto profondamente e intimamente legato alla figura umana. Solo che allora, giovanissimo, ero sensibile all’opera di Michelangelo e Caravaggio. Non potevo quindi non cimentarmi nell’esprimere e rappresentare l’umano, le sue sofferenze nel tramonto della vita, ma anche collocare nel centro dell’affresco la gioventù, l’amore, la speranza, la morte e la vita. Si tratta di un’opera giovanile, semplice, modesta ma per me audace nella realizzazione di una sfida e un’entrata nell’arte, dopo gli anni di studi scolastici”.
Questa testimonianza è importante perché spesso, quando si visita una mostra come “MateriaEmozione” allestita all’Ottagono Santa Caterina di Cefalù (inaugurazione 9 agosto alle ore 19,00, visitabile fino al 18 agosto dalle 18,00 alle 23,00), in cui vengono esposte opere cosiddette astratte, si dimentica che dietro c’è un percorso di studio del disegno, di lunga esercitazione su di esso, di conoscenza delle tecniche del figurativismo e dell’uso creativo del suo linguaggio.
Nei venti anni di permanenza a Padova (uno dei suoi luoghi elettivi), dal 1970 al 1990, mentre esercita la professione di docente di Educazione artistica, Giuseppe Collara incontra molti artisti veneti e si inserisce nella ricca vita culturale di quell’ambiente, interagisce con quel contesto e ne assorbe gli stimoli, realizzando opere già mature e complesse. Parte da posizioni post-cubistiche ed espressionistiche per definire uno stile sempre più originale che diventa quasi realistico quando, come egli stesso afferma, ritornando a Cefalù, sente il bisogno di riguardare i suoi luoghi e di restituirli sulla tela dipingendo per ore sotto il sole.
Nel 1990 si trasferisce in Francia (sentita e profondamente vissuta come una seconda patria) e il cambio di luogo elettivo coincide con il distacco dal figurativo (in realtà mai abbandonato del tutto) e il passaggio alla pittura astratta, con la realizzazione di opere, spesso di grandi dimensioni, che, superando il contatto con la realtà, esprimono l’intenzionalità dell’autore attraverso forme e colori che si liberano dal riferimento naturalistico. È evidente che in ogni forma di astrattismo bisogna considerare il livello di indipendenza dalla realtà e questo vale anche per Giuseppe Collara, tenendo conto che l’arte nasce sempre dall’incontro dell’uomo con il mondo, in un duplice e costante rapporto di avvicinamento e allontanamento.
Così si è espresso l’artista in occasione della mostra tenuta a Padova nel periodo ottobre/ novembre 2013 (dopo oltre vent’anni di assenza dalla città, che ha voluto così onorarlo): “Per me dipingere significa ‘essere’, cercare la ‘felicità’ nei valori intimi, assoluti e segreti della materia, madre generatrice di nuove emozioni e nuovi poemi vitali (…). Attraverso una profonda esplorazione della memoria, delle sue stratificazioni, delle sue sedimentazioni, attraverso una manipolazione fisica del supporto e della materia pittorica amo rappresentare e esprimere i momenti più lirici ed emozionanti della luce, del sogno, della memoria”.
Due sono, quindi, i poli fondamentali del suo astrattismo: da una parte la memoria, l’intimità, l’emotività, il sogno, dall’altra la materia con le sue intrinseche possibilità espressive. Ancora: da una parte l’impulso, l’istinto, il raptus creativo, dall’altra il gesto potente dell’artista sulla materia, in un rapporto che si chiude al mondo e diventa totale, esclusivo, magico, unico.
Il risultato è una pittura corposa, plastica e dinamica, costruita sulla consistenza della materia e del colore impiegato, disteso con ampi gesti e con ritmi che hanno la solennità di un rito: la funzione espressiva della materia e dell’impasto di colore viene esaltata e le opere pittoriche quasi perdono la caratteristica della bidimensionalità per acquistare uno spessore sempre nuovo.
In queste opere l’artista esprime in maniera vibrante tutta la magmatica esperienza emozionale della sua interiorità, con una tavolozza di colori che fa esplodere la solarità del giallo, ma allo stesso tempo la dimensione autunnale della natura e della vita, la profondità del blu, lo stridore del viola, qualche lampo di rosso: emozioni, inquietudini, stupori, enigmi irrisolti. E di tanto in tanto appare un segno, un elemento, un’allusione, una breve incursione nella realtà che ci evoca uno spazio, un luogo, un volto, un corpo… sono davvero presenti nell’opera di Giuseppe Collara? O è lo spettatore che, completamente coinvolto dal dipinto, vi entra con la sua anima e vi riscopre se stesso e le sue memorie, il suo tempo e il suo spazio, i volti della sua vita, come un bellissimo e personale déjà-vu?
Tra la strada consueta / e la più devastante libertà / resiste un margine / un margine di sogno e di strapiombo / dove rischiare / l’incontro (poesia tratta da “Le ragioni della notte” di Angela Di Francesca, Edizioni Ila Palma, con le illustrazioni di Giuseppe Collara)
07.08.2018
Rosalba Gallà

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