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Pippo Forte, storia artistica
di un artigiano di bellezza

Per oltre mezzo secolo la vita di Pippo Forte si è intrecciata con l’arte. E questo suo percorso di artigiano della bellezza, come lo ha definito Liborio Asciutto, è ora rivisitato nel libro “Giuseppe Forte. Pennellate di vita, affreschi cefaludesi” curato da Rosalba Gallà e presentato nella sala delle Capriate. Sono intervenuti il vice sindaco Enzo Terrasi, la curatrice Rosalba Gallà, lo stesso Giuseppe Forte, il teologo don Liborio Asciutto, Amalia Misuraca, Amedeo Tullio. Pubblichiamo l’intervento di Liborio Asciutto.

di Liborio Asciutto

Quando nei mesi scorsi l’amico Pippo Forte mi accennava al fatto che si stesse preparando un ‘volumetto’ sulla sua produzione artistica (aggiornandomi anche sulle varie traversie che il progetto doveva superare), pensavo a un fascicoletto o a una breve brochure. Qualche settimana fa, invece, mi faceva dono di quello che è tutt’altro che un volumetto, ma veramente un bel volume, ben pensato e ottimamente realizzato.
Il libro ha per autrice la professoressa Rosalba Gallà, della quale tutti apprezziamo la competenza, la professionalità e la grande capacità comunicativa. Il titolo: Giuseppe Forte. Pennellate di vita, affreschi cefaludesi, ci dà subito precise indicazioni su cosa esso vuole trasmetterci. Da parte mia, proprio per farlo conoscere e apprezzare desidero scendere un po’ nei particolari del libro.
Esso si compone di sette sezioni. La prima, quella fondamentale, è costituita dall’esauriente testo dell’autrice, che ripercorre tutte le tappe del percorso artistico di Forte, dalla sua prima mostra nel 1963 in via Pittore Bevelacqua a quelle successive presso Il Vaglio di via Mandralisca e presso l’Arte Club del vicolo Osnao. Segue l’analisi delle esperienze pittoriche realizzate in Abruzzo negli anni ’70, con felici contaminazioni di paesaggi siciliani ed abruzzesi. Dagli anni ’80 Pippo ritorna stabilmente a Cefalù e la professoressa Gallà mette bene in luce la varietà della sua produzione: dalle opere grafiche per il “Corriere delle Madonie” (ma non solo), agli smalti su vetro, alla pittura ad olio. Ormai le opere di Pippo cominciano a vedersi non solo in occasione delle mostre, ma sono esposte altresì presso vari luoghi pubblici o religiosi. L’artista adesso affronta svariate tematiche legate alla condizione umana, alla religiosità, al mito, mentre i paesaggi naturalistici s’intrecciano con le prospettive architettoniche. Il puntuale sguardo critico della professoressa Gallà ci introduce alla comprensione di tanti aspetti che sfuggirebbero a uno sguardo superficiale.
La seconda sezione è dedicata alle locandine delle mostre che in modo sintetico ci fanno rivivere il percorso artistico portato avanti.
La terza sezione attira l’attenzione del lettore per la quantità e la qualità dei ritagli di giornali (riprodotti in modo fotografico) attraverso i quali critici e giornalisti si sono occupati di Pippo Forte, commentando le mostre che, in oltre 50 anni, hanno visto la sua qualificata presenza.
Segue una sezione che riproduce i quadri che hanno per oggetto i migranti, tematica sulla quale si è soffermata la dottoressa Amalia Misuraca.
Da pagina 89 a pagina 95 una sezione che mi ha notevolmente e piacevolmente sorpreso riproduce le pitture murali eseguite nello studio dell’architetto Giuseppe Mangano presso l’Osterio Piccolo.
Molto interessante la quarta sezione che ci consente di rivedere tante opere grafiche di Pippo, caratterizzate da intensa profondità espressiva.
Infine, ultima chicca: la sezione finale che raccoglie ben 28 testimonianze di quanti, dal 2011 ad oggi, si sono occupati di lui, scrivendo su cataloghi, siti telematici o giornali. Esse ce ne mostrano con chiarezza la varietà d’interessi e di prospettive attraverso la quale accostarci alle sue opere. Ma non posso trascurare di dire che il volume presenta un’ampia e perfetta riproduzione di tanti suoi quadri. Una scelta che non è stata certo facile, data la gran quantità di altre opere che per motivi di spazio occorreva scartare.
Dopo aver presentato sinteticamente il libro, se qualcuno mi chiedesse: Chi è per te l’artista Pippo Forte? mi verrebbero subito in mente due immagini.
La prima immagine è quella di Pippo ‘artigiano della Bellezza’. Come sappiamo, almeno fino agli anni ‘50 del secolo scorso tutte le strade e i vicoli di Cefalù erano costellati da tanti laboratori artigianali che consentivano alle persone e alle famiglie di procurarsi le cose essenziali per la vita quotidiana. Sappiamo pure che quasi tutti questi laboratori sono ormai scomparsi a favore di punti di ritrovo dove mangiare e bere o comprare oggetti costruiti magari all’estero. Resta però l’artigiano Pippo: ogni giorno va puntualmente nel suo laboratorio, indossa il camice di lavoro, prende gli attrezzi idonei e costruisce, con pazienza e amore, frammenti di bellezza variamente forgiati ed elaborati.
Ma c’è pure una seconda immagine che mi viene in mente (più congeniale al mio status): Pippo ‘ministro-sacerdote della Bellezza’. Per capire meglio questa immagine soffermiamoci un istante sul luogo dove egli opera: quasi al centro di via Mandralisca. In certo senso una specie di ‘via sacra’ di Cefalù, che taglia da Est a Ovest il centro storico. Da lì lo sguardo sale verso Est dove sorge il sole (che c’è e non si vede), coperto dalla eccelsa cattedrale normanna, dove c’è – ma non si vede – il Cristo luce del mondo. Poi lo sguardo scende e fiancheggia la grande Badia di S. Caterina – nei cui resti noi adesso ci troviamo -, costeggia da una parte il complesso del Mandralisca – inesausto ricercatore di opere belle, da offrire alla fruizione dei concittadini – e dall’altra la piccola badia – la ‘badiola’- , per proiettarsi a Ovest verso il mare (che c’è ma non si vede) e dove tramonta il sole (che anch’esso c’è ma non si vede). In questo spazio sacro dedicato alla Bellezza Pippo ne è umile ministro e sacerdote. Ogni giorno non sale verso il Tempio, ma scende all’interno del suo minuscolo sacrario, indossa i propri paramenti sacerdotali e su una piccola ara sacrifica colori, inchiostri, pennelli e tele per innalzare inni alla Bellezza da condividere poi con i suoi concittadini. E le sue opere, quali preziose tessere s’incastrano a creare un ideale mosaico di luce e di grazia offerto ai nostri deboli occhi. Di tutto questo, caro Pippo, te ne siamo immensamente grati.
10.07.2018

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