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martedì, 23 gennaio 2018 ore 9:54
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Bellolampo chiude, emergenza
a Cefalù e Termini Imerese

Cinque vasche sono già sature, la sesta è in esaurimento e per la settima bisognerà aspettare otto mesi. La discarica di Bellolampo decide quindi di ammettere solo i rifiuti di Palermo e Ustica. Gli altri 50 comuni, tra cui Cefalù e Termini Imerese, dovranno dirottare altrove i loro mezzi. E dovranno sostenere una spesa maggiorata: 52 euro in più per ogni tonnellata conferita. Nei paesi delle Madonie e negli altri è già emergenza. I sindaci sono sul piede di guerra: hanno chiesto un incontro urgente al presidente della Regione, Nello Musumeci, e annunciano azioni di protesta invocando soluzioni rapide. Ma tutti sanno che rapide non saranno. E quindi per i cittadini si annunciano giorni, forse mesi, difficili.
Ai comuni interessati è stata proposta una soluzione soltanto: il dirottamento degli automezzi nella discarica di Oikos di Motta Sant'Anastasia (Catania) ma solo dopo un trattamento di "stabilizzazione" dei rifiuti che la società EcoAmbiente, quella che gestisce i 50 comuni ai quali Bellolampo ha inibito l’accesso, continuerà a fare a fare nella discarica palermitana. Solo nella fase successiva i rifiuti saranno portati a Catania.
I sindaci hanno subito fatto i conti e hanno scoperto che i costi del servizio schizzeranno in alto: un aumento del 10% dei costi di discarica e 52 euro a tonnellata in più per il trasporto. Se non accetteranno queste condizioni lasceranno i comuni in piena emergenza.
Il 20 dicembre avevano già lanciato un grido d’allarme e chiesto un incontro al presidente Musumeci. Aspettano ancora una risposta. E intanto il settore più esplosivo della Regione è rimasto senza un vertice. L’assessore Vincenzo Figuccia si è dimesso. E il nuovo dirigente del dipartimento regionale acqua e rifiuti è stato nominato solo ieri: è Salvatore Cocina, un passao alla guida della Protezione civile.
"Il sistema è al collasso e il neo assessore ha abbandonato la nave al porto. L'unico interlocutore a questo punto - scrivono i 50 sindaci in un documento congiunto - è il presidente Musumeci. Siamo in emergenza da anni per colpa della Regione e non permetteremo di far pagare il conto ai nostri cittadini". Gli amministratori si riservano di manifestare "con ogni iniziativa possibile nell'interesse dei cittadini per evitare aumenti della Tari".
Oltre a Cefalù e Termini Imerese i comuni gestiti da EcoAmbiente sono Alcamo, Altavilla, Milicia, Altofonte, Bagheria, Balestrate, Baucina, Belmonte Mezzagno, Bolognetta, Borgetto, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Camporeale, Capaci, Carini, Casteldaccia, Castellammare del Golfo, Cinisi, Contessa Entellina, Corleone, Ficarazzi, Giardinello, Isola delle Femmine, Lercara Friddi, Marineo, Misilmeri, Mistretta, Monreale, Montelepre, Palazzo Adriano, Partinico, Piana degli Albanesi, Prizzi, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Sant'Agata di Militello, Santa Cristina Gela, Santa Flavia, Terrasini, Torretta, Trabia, Trappeto, Ventimiglia di Sicilia, Vicari, Villabate, Villafrati.
I sindaci si sono ritrovati uniti, pur appartenendo a schieramenti diversi. "Con la chiusura di Bellolampo - dice il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina - i costi del servizio aumenteranno fortemente. E i Comuni saranno costretti a chiedere nuovi sacrifici ai cittadini. L'emergenza poi scatta nel periodo delle feste quando la produzione di rifiuti subisce un'impennata". La questione sarà posta, oltre che a Musumeci, al nuovo dirigente del dipartimento regionale. Cocina dovrà anche mettere mano a un piano rifiuti e avviare un confronto con il governo nazionale.
I tempi si annunciano inevitabilmente lunghi.
30.12.2017

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