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SORGENTI PRESIDIANA CHIUDE GLI IMPIANTI

Cefalù, potabilizzatore fermo
ma l’acqua viene distribuita

Tutto secondo i piani: da oggi Sorgenti Presidiana ha interrotto la potabilizzazione dell’acqua a Cefalù. Una decisione che arriva nel pieno della stagione turistica e alla scadenza annunciata. La società aveva fatto sapere che le scorte di reagenti chimici sarebbero state sufficienti a garantire l’attività, al livello minimo contrattuale, fino all’11 agosto. E il 12 infatti gli impianti si sono fermati.
La decisione comporterà disagi e problemi ma il servizio, come aveva promesso il Comune, non sarà del tutto sospeso. Il sistema di adduzione idrica prevede infatti l’automatico passaggio dell’acqua nelle vasche di distribuzione. Agli utenti arriverà quindi acqua grezza non utilizzabile per gli usi alimentari. Ma questo già accadeva, a causa delle condizioni della rete idrica, nella situazione normale.
L’emergenza è cominciata e non si può prevedere quanto durerà. Il Comune, oltre a dovere fare fronte ai bisogni dei cittadini e delle grandi utenze, si troverà a proseguire l’incredibile braccio di ferro con la società Sorgenti Presidiana. E sarà essenzialmente una battaglia legale. Il Comune infatti sostiene di non essere stato individuato, dopo il fallimento di Aps e la precipitosa ritirata di Amap, come gestore del servizio. Oltretutto lo esclude la legge con la quale è stato fissato il principio che in ogni provincia l’erogazione dell’acqua è affidata a un Ambito territoriale idrico.
Ma l’Ati di Palermo, presieduto dal sindaco Leoluca Orlando, non è riuscito a convocare, come richiesto dal Comune di Cefalù, l’assemblea dei soci: quella che, oltre al rinnovo delle cariche, dovrà stabilire chi sia il vero gestore del servizio idrico a Cefalù. Un servizio, va sempre ricordato, che risulta molto oneroso (lo ha già detto l’Amap) a causa dei costi elevati della potabilizzazione. Sorgenti Presidiana, che vanta da gennaio 2016 a maggio 2017, un credito di 1,75 milioni di euro, si fa forte di un contratto stipulato con l’amministrazione comunale nel 2000. Quindi bussa alle casse del Comune che tra l’altro è in dissesto e sta cercando di riportare i conti in ordine.
Le condizioni poste nel contratto sono all’origine di un contenzioso infinito. L’ultimo atto è la decisione del Comune di non versare a Sorgenti Presidiana i 500 mila euro concordati come acconto sul credito vantato dalla società, che intanto è cresciuto. Il Comune non paga perché l’Ati non ha dato ancora la propria autorizzazione.
A questo punto è facile prevedere che il braccio di ferro produrrà conseguenze ed effetti molto pesanti. Intanto il contratto che sta prosciugando le risorse del Comune definisce come “servizio pubblico” la potabilizzazione. La chiusura dei rubinetti potrebbe dunque presentare profili penali. Si tratta di materia di competenza della Procura della Repubblica di Termini Imerese che ha un fascicolo nel quale sono confluite le note partite negli ultimi tempi dall’ufficio di gabinetto del sindaco. Le stesse note sono state indirizzate alle forze dell’ordine (polizia e carabinieri), all’assessorato regionale all’Energia e al prefetto di Palermo.
12.08.2017

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