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domenica, 17 gennaio 2021 ore 3:32
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Il regista Micciché: sono
storie di “eroi silenziosi”

Storie di “eroi silenziosi”. Così il regista Francesco Micciché, parla dei giurati protagonisti, per la parte femminile, del docu-film “Io, una giudice popolare al Maxiprocesso”. La sua testimonianza, in queste note di regia, dà a quelle storie scrutate nel loro intimo travaglio il senso di un forte impegno civile.

di Francesco Micciché

Io, una giudice popolare al Maxiprocesso è la ricostruzione e il racconto di un episodio cruciale della nostra storia contemporanea. La vicenda viene raccontata dall’inedito punto di vista dei giudici popolari. Pochi sanno infatti che il maxiprocesso ha avuto, oltre ai giudici togati e ai pubblici ministeri, ben sedici giudici popolari (6 titolari e 10 supplenti) che hanno seguito un anno e mezzo di udienze e che hanno subito le stesse restrizioni e problematiche dei magistrati coinvolti. Questi giudici erano persone comuni, insegnanti, giornalisti, casalinghe, tutti siciliani, che si sono ritrovati dall’oggi al domani protagonisti della lotta alla mafia e sono riusciti con il loro impegno e la loro dedizione a rappresentare con successo la parte migliore della società siciliana, quella che con il processo voleva liberarsi dalla violenza e dai ricatti di Cosa nostra.
Dopo tanti anni di lavoro ormai mi sono convinto che i luoghi hanno un’anima. Ecco perché ritengo che quando è possibile nelle docufiction che realizziamo (personalmente questa è la sesta che realizzo per RaiFiction) dobbiamo cercare di girare nei posti dove sono realmente avvenute le cose. Ecco perché per me, per tutta la troupe e gli attori è stato fondamentale girare nell’Aula Bunker di Palermo (dove come tutti sanno si è svolto il processo), nel luogo dove era la vera “camera della morte” (dove sono avvenuti molti omicidi di mafia di quel periodo), e parecchie scene a Cefalù (splendida cittadina da dove venivano tre dei giudici popolari).
Un tassello importante della nostra ricostruzione è stato l’incontro e le interviste con i “veri” giudici popolari che hanno partecipato al processo. Le signore Vitale, Cerniglia e Cucchiara, nonché il giornalista Mario Lombardo, a cui va un ricordo affettuoso dato che purtroppo ci ha lasciato proprio pochi mesi dopo la nostra intervista. La loro testimonianza è stata fondamentale per ricostruire i fatti, ma anche per dare concretezza e realismo a questo progetto. Io credo che la storia della Sicilia e del paese si può distinguere in due momenti, prima e dopo il Maxiprocesso. Prima la mafia era solo qualcosa di cui si parlava, dopo le cose saranno diverse: si avranno le prove che Cosa nostra esisteva e che era stata responsabile di numerosi ed efferati delitti. Sappiamo bene che quel processo è nato grazie al lavoro di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e del pool antimafia, sappiamo anche che senza le testimonianze dei pentiti Buscetta, Contorno e altri, il Maxiprocesso sarebbe stato impossibile. Ma pochi sanno, e questo noi raccontiamo, che senza quegli eroi silenziosi che sono stati i giudici popolari non sarebbe stato possibile celebrare quel processo e arrivare il 16 dicembre 1987 a severe ma giuste condanne.
Un’ultima annotazione va agli attori siciliani che hanno partecipato con passione a questo progetto. Un pensiero speciale va alla generosità di Donatella Finocchiaro, che ha sentito da subito il personaggio di Caterina come parte di sé, e a Nino Frassica che si è cimentato in un ruolo drammatico come solo i grandi comici sanno fare. Devo confessare che mi era capitato anche con la docufiction “Io sono Libero” (che raccontava il sacrificio dell’imprenditore Libero Grassi) e con Paolo Borsellino. Adesso tocca a me. Il fatto è che ogni volta in cui si parla di lotta alla mafia, i siciliani (attori e troupe) partecipano con passione e impegno. Ecco questa è quella parte di società siciliana che, esattamente come i giudici popolari del Maxiprocesso, continua ancora oggi la lotta a Cosa nostra. Perché non va dimenticato che allora fu inferto un duro colpo alla violenta mafia dei Corleonesi, ma ancora oggi, in altre forme e in altri modi, la mafia esiste, ha solo trovato forme diverse di esercitare la propria pressione sulla Sicilia e sul Paese.
02.12.2020

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