Cerca
martedì, 14 luglio 2020 ore 5:01
Diminuisci carattere Ingrandisci carattere Stampa Invia RSS
Allegoria dell'estate
NUOVA ATTRIBUZIONE DELLE TELE

Al Mandralisca si riscoprono
due capolavori
della scuola veneziana

Il cospicuo fondo di opere pittoriche su tela e tavola, lasciato per volontà testamentarie dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca, oggi custodito all’interno della pinacoteca del museo, non finisce mai di stupire. Alle opere già conosciute quali il Ritratto d’Ignoto di Antonello da Messina, il San Giovanni Battista del Sogliani e la Vanitas del Caroselli, da oggi se ne potranno aggiungere altre due di notevole interesse.
Si tratta di due dipinti ad olio su tela, della medesima dimensione e attribuibili a uno stesso autore attivo in Veneto nella seconda metà del XVI secolo.
Della loro provenienza e acquisizione da parte del barone, non sappiamo nulla e nessun documento chiarificatore è stato ritrovato negli archivi posseduti. Unica traccia documentale, da dove sono partite le indagini, è l’antico e unico inventario redatto dal notaro Giuseppe Gaetano Pernice di fu don Stefano, coadiuvato da un antiquario, che nella ricognizione del 14 agosto 1888 fatta nei locali della quadreria così riporta al numero 11 dell’inventario: “Un quadro dipinto ad olio sopra tela rappresentante scena domestica veneziana di scuola veneziana del secolo decimoottavo alto centimetri settantadue e largo un metro con sua cornice dorata a due gole per riporto di £ quattrocentoventicinque inclusa la cornice. 425“.
Numero 16 del medesimo inventario: “Un quadro dipinto ad olio sopra tela rappresentante una casina veneziana con pastori e capre, opera di Leonardo (sic) Bassano del secolo decimosettimo alto centimetri settantatre e largo metro uno con sua cornice dorata per lire cinquecentoventi inclusa la cornice. 520”. Niente di più oltre queste sommarie descrizioni, atte soltanto a quantificarne un valore antiquario approssimativo per dare una consistenza monetaria ai beni lasciati dal Mandralisca.
Soffermandoci sulla descrizione del primo quadro, la prima cosa che si nota è l’errata datazione al XVIII secolo, cioè al 1700. In verità, ci troviamo di fronte ad un’opera di fine XVI / inizi del XVII secolo, dunque un’opera appartenente alla corrente artistica del manierismo. Il perito antiquario, nonostante la datazione imprecisa, è riuscito ad inquadrare l’opera come “... di scuola veneziana…”. La stessa cosa per il secondo quadro, anche se in questo caso sbaglia di poco la datazione, attribuita al XVII secolo. In compenso si spinge ad attribuire il quadro a Leonardo, in verità Leandro dal Ponte, detto il Bassano (1557 – 1622), pittore veneto attivo alla fine del XVI secolo / inizi del XVII.
Per quanto riguarda il quadro registrato al numero 16, che ritrae una casina veneziana con pastori e capre, l’attribuzione al Bassano è sicuramente un utile punto di partenza che induce a ricercare confronti tra la produzione pittorica della sua bottega (non fu solo Leandro pittore ma anche i fratelli Francesco, Girolamo, Gianbattista e il padre Jacopo, ndr), cosa che può essere utile per dare una corretta paternità all’opera. E così è stato: fra tanti dipinti, l’«Allegoria dell’estate» di Jacopo Bassano, del Kunsthistorisches Museum di Vienna, è pressoché identico a quello della pinacoteca Mandraslica che, seppur specularmente, riproduce quello viennese (con qualche variazione nelle colline del paesaggio). Le attività della tosatura in primo piano, della mietitura, della legatura in fascine del grano e della trebbiatura sono meticolosamente ricostruite in perfetta linea con la tradizione iconografica, che ha sempre fatto del grano o della spiga il simbolo della stagione estiva. Ci racconta la vita dei contadini nelle campagne venete, lontano da idealizzazioni e stilizzazioni decorative, scena genuina di bellezza e verità che è parte di quelle ricorrenti composizioni delle “Stagioni”, corredate da elementi di genere, ambientate in vasti paesaggi con disposizione magari diversa dei soggetti, mantenendo però lo stesso contenuto semantico, ispirate a modelli d'oltralpe o alle opere del vecchio Bruegel o di Paolo Fiammingo in particolare, quest'ultimo già attivo a Venezia prima del 1573.
Tali opere ebbero grande successo presso i committenti e furono molto apprezzate, tanto da essere riprodotte e copiate da diversi artisti quasi sempre di area veneta, almeno sino alla fine del XVII secolo. Detto questo, ai Bassano fa pensare senz’altro l’ispirazione del soggetto, la distribuzione degli spazi e dei personaggi. Invece l’attenzione ai dettagli, la tipologia dei volti di resa quasi miniaturistica, avvicinano questo dipinto alla produzione di un artista fiammingo operante in area veneta nella seconda metà del XVI secolo. Tra questi ultimi, degno di attenzione per noi è Lodewijk Toeput, o Lodovico Pozzo da Treviso, o Ludovico Pozzoserrato. Pittore, incisore e poeta fiammingo, nato ad Anversa nel 1550 circa ma naturalizzato italiano, frequente collaboratore dei Bassano, soprattutto di Jacopo, è considerato il principale esponente dell'arte locale di fine Cinquecento, attivo in Veneto ed in particolar modo a Treviso, dove si stabilì nel 1582 e dove svolse gran parte della sua attività dopo aver girato l'Italia passando da Anversa a Venezia (1580 c.), Firenze, Roma e ancora a Venezia.
La sua pittura è strettamente legata ai modi di quella veneta e in particolare risente direttamente della lezione del Veronese e del Tintoretto. Eseguì pale e ritratti, collaborando con Paolo Fiammingo, specialista in paesaggi e vedute.
Molto importante è notare che il Pozzoserrato, in molte sue opere, ritrae scene di convivio mostrando particolare interesse all’abbigliamento, alle stoviglie, ai cibi e al modus vivendi delle classi più agiate dell’epoca.
Tutto questo lo ritroviamo nel secondo quadro preso in considerazione, segnato al numero 11 dell’inventario, cioè quello che ritrae la scena domestica conviviale.
Quest’ultima opera, oltre ad essere identica per dimensione a quella già descritta, rimanda anch’essa allo stile del Pozzoserrato. I confronti accurati con opere simili del suo repertorio, specie sulla maniera fiamminga e sull’accurata riproduzione di oggetti allineati sulla tavola imbandita in primo piano, le mani dalle dita affusolate e quasi sfuggenti, le figure flessuose ed eleganti sugli sfondi, nate da poche e sottili pennellate di colore, hanno dato risultati confortanti che ci spingono a ritenerle opera dello stesso Pozzoserrato, o quanto meno della sua cerchia.
Tra le sue tante opere si ricordano; la “Visitazione”, l’“Adorazione dei Magi”, la “Fuga in Egitto” (già nella chiesa del Gesù a Treviso, oggi perdute), l’“Incendio del palazzo ducale”, del 1577 (Venezia, Galleria Giovannelli); il “Concerto all'aperto”, dei Musei civici di Treviso; le sei “Storie bibliche” (una fascia lunga otto metri per la Sala dei Conservatori del Monte di Pietà a Treviso); “Il buon samaritano”, della badia di Praglia, Padova.
Inoltre, dello stesso, sono le decorazioni per le chiese trevigiane di San Leonardo e di Santa Maria Maggiore, gli affreschi della facciata della casa Alessandri a Casalmaggiore presso Treviso, gli affreschi della villa di Daniele Barbaro (poi Maser) presso Asolo ; la “Villa su un canale” (Bergamo, Accademia Carrara); il “Paesaggio pastorale” (Milano, Brera). Numerose altre tele e affreschi si trovano nelle principali chiese della Marca Trevigiana, come a Montebelluna, presso la chiesa di San Biagio detta di Mercato Vecchio, e a Conegliano, dove nel 1593 l’artista affrescò tutta la facciata esterna del Duomo dell'Annunziata.
Pozzoserrato morì all’improvviso a 54 anni il 9 novembre 1604, a Treviso.
08.06.2020
Sandro Varzi

Gli articoli in primo piano
AMBIENTE I volontari puliranno il porto di Cefalù. L’appuntamento è a Presidiana alle 9:30 di lunedì 13...
CRONACA Dopo tanti annunci ecco finalmente il collegamento diretto tra Cefalù e l’aeroporto di Punta...
CRONACA Il nuovo presidente dell’Ente Parco, Angelo Merlino, parla a Cefalù dei temi dello sviluppo e dei...
POLITICA Il presidente della Regione, usumeci, ha incontrato i presidenti dei Parchi naturali regionali. Con...
CRONACA Un appello al sindaco, all’Ente Parco e alla Regione è stato rivolto da un gruppo di persone, di...
Cefalù
pubblicità
Per la tua pubblicità su laVoce web
pubblicita@lavoceweb.com - 339 1347769
LaVoceweb
Contatti: redazione@lavoceweb.com Direttore Responsabile: Franco Nicastro Copyrights 2008 © lavoceweb.com